Bataclan, a un anno dalla strage: i tributi alle vittime in concerto delle star internazionali

Bataclan, a un anno dalla strage: i tributi alle vittime in concerto delle star internazionali

La musica si fermò tutta, in tutto il mondo, la sera del 13 novembre 2015. Anche in Italia, dove - in quelle ore - gli occhi erano tutti per Dave Grohl, che coi suoi Foo Fighters tornava (anche se un po' ammaccato) a esibirsi nella Penisola dopo qualche anno di assenza. La gioia del pubblico fu soffocata dall'attualità, come la voglia di sonare del gruppo dell'ex Nirvana, che infatti chiuse nel capoluogo emiliano il tour in supporto a "Sonic Highways".  Nonostante tutto, l'eco degli spari e la paura non spensero gli impianti di tutte le venue europee, sebbene - tanto sopra quanto sotto il palco - vivere un concerto in quei giorni si rivelò un'esperienza straziante, anche se per certi versi liberatoria.

Anche Madonna era in Europa, nel novembre di un anno fa, con il suo Rebel Heart Tour: la notizia la colse in Scandinavia, dove, durante la prima sortita dal vivo dopo la strage, l'ex material girl decise di interrompere per un istante le danze per raccogliersi col pubblico in un attimo di riflessione. E per un'americana che commemora i caduti del Bataclan in Europa, c'è un'europea che compie un'operazione analoga negli USA: Adele il 17 novembre del 2015 era a New York, alla Radio City Music Hall, per preparare il terreno a "25", il suo terzo album che sarebbe uscito di lì a poco. Durante l'esecuzione di "Hometown glory", alle spalle della cantante, furono proiettate immagini evocative della capitale francese, e il palco venne illuminato con luci rosse, bianche e blu.

Un tributo ancora più patriottico a Parigi fu fatto pervenire da James Taylor, che nel corso di un suo set al The Late Show with Stephen Colbert pochi giorni dopo l'attacco al Bataclan si produsse in una toccante versione della Marsigliese per voce e chitarra acustica. E prima che Celine Dion portasse idealmente il suo mazzo di fiori sul marciapiede di Boulevard Voltaire con una versione di "L'hymne a l'amour", brano portato al successo da Edith Piaf eseguito dal vivo agli American Music Awards 2015 di Los Angeles, i Coldplay, sempre nella metropoli californiana, il giorno successivo l'attacco - il 14 novembre - non trovavano migliori parole se non quelle del John Lennon di "Imagine" per darsi il coraggio di salire sul palco.

Però c'è coraggio - quello nel voler tornare a suonare in un momento in cui non si vorrebbe farlo, e coraggio, cioè quello che serve per tornare davanti al pubblico dopo essere stati, dal palco, testimoni di una strage. Del legame nel quale il destino scelse di stringere Eagles of Death Metal e U2 abbiamo già parlato: le compagini di Hughes e Bono, tuttavia, non potevano lasciare alle spigolature personali il compito di chiudere un discorso che per il pubblico tutto, prima ancora che per i rispettivi fan, andava assolto pubblicamente.

Il "capitolo Bataclan", idealmente, i californiani e gli irlandesi lo chiusero il 7 dicembre, a qualche chilometro da dove fu dolorosamente aperto: il occasione della seconda data "di recupero" tenuta dagli U2 alla AccorHotels Arena, nella capitale francese, Bono e compagni ospitarono sul palco proprio gli Eagles of Death Metal, prima per un'esecuzione corale del classico di Patti Smith "People have the power", poi - con i soli EODM sotto i riflettori - per una versione di "I love you all the time", che, proprio in quelle settimane, era diventato l'inno di tutti quelli che, dopo la paura, il dolore e la rabbia, avevano solo voglia di ricominciare.

Bataclan, un anno fa la strage che gettò il rock nell'incubo - Lo speciale

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