Boosta, scoprirsi cantautore a quarant'anni con 'La stanza intelligente': 'Mai stato così onesto' - INTERVISTA

Boosta, scoprirsi cantautore a quarant'anni con 'La stanza intelligente': 'Mai stato così onesto' - INTERVISTA

In parte autoanalisi, in parte divertissement, in parte necessario - anche se tutt'altro che doloroso - rito di passaggio: le percentuali fatele voi. Davide Dileo, dal canto suo, è raggiante: quando Boosta parla di "La stanza intelligente", il suo nuovo album da solista in uscita venerdì 28 ottobre, è un fiume in piena. Lasciati da parte sintetizzatori e messo a riposo il suo instinto per il dancefloor, il tastierista dei Subsonica per la prima volta si è riscoperto cantautore: "Questo è il mio lavoro più onesto. Sicuramente, quello dove mi sono nascosto di meno", spiega lui, "Mi sono dimenticato dell'elettronica e ho fatto i conti con la forma canzone, almeno come la intendo adesso. E sapete cosa è successo? Mi è piaciuto. Sono contento, di 'La stanza intelligente'. Così contento che continuo ad ascoltarlo...".

E' curioso come un disco così personale sia anche così, per così dire, affollato: nel suo nuovo lavoro a dare una mano a Boosta sono arrivati, tra gli altri, Malika Ayane, Marco Mengoni, Nek, Luca Carboni, Raf, Giuliano Palma, Cosmo, Briga, Enrico Ruggeri e Diodato. "Ne vado estremamente fiero", racconta Dileo, "Sono tutti amici: non mi piace chiamarli colleghi, perché non ho una concezione così impiegatizia del lavoro che faccio. Mi considero un artigiano, e da artigiano sono rimasto estasiato dal vedere così tanti talenti precipitarsi nella mia bottega per mettersi al servizio delle mie creazioni". Una bella sfida, prendere una pattuglia di voci pop per calarle in un contesto "altro": "Una sfida vinta alla grande, e penso soprattutto a Briga, Mengoni o Nek: mi ha stupito il loro coraggio, li vedevo felici, mentre registravano le loro parti. Anch'io lo ero. E' questo, del resto, lo spirito di questo disco: grazie a 'La stanza intelligente' ho ritrovato il senso di quello che stavo facendo".

Diventato "super laico" riguardo al pop, Boosta non potrà essere virtualmente arruolato da quella fetta di pubblico che vede nei big della scena non allineata l'ultimo baluardo contro il mainstream: "Ero a un concerto di un nome molto noto del pop, qualche tempo fa: una di quelle megaproduzioni internazionali molto popolari, dette anche commerciali. Per un quarto d'ora mi sono anche divertito, poi però ho iniziato ad averne abbastanza. E' stato a quel punto che mi sono guardato attorno: ho visto tanta gente cantare, ballare, abbracciarsi, in altre parole stare bene. Chi sono, io, per definire una musica che provoca tutto questo merda? E' questo che non capirò mai di certi discorsi: anche il più egoista degli artisti - o, senza esagerare, giullari, più o meno di corte - la musica la fa non solo per sé, ma anche per gli altri. E un segno lo lascia sempre. Ecco perché, a quarantadue anni, continuo a considerarmi un priviliegiato, perché davvero faccio il lavoro più bello del mondo".

E un segno, "La stanza intelligente", Boosta vuole che lo lasci anche dal vivo, seppure in forma rigorosamente non convenzionale: "Proprio perché non è un disco facile da portare live ci ho pensato in tutti i modi: farlo solo piano e voce, o con una band, nei teatri, nei locali, con un quartetto d'archi, con un'orchestra, coi fiati... Alla fine, credo che farò una sola data, probabilmente a dicembre, e poi chiuderò anche questo ciclo. Non so bene come e dove. Sicuramente manterrò la struttura narrativa dell'album: sarà qualcosa simile ad un recital, o a uno storytelling. Comunque qualcosa di unico. Potrà piacere o non piacere, a me interessa poco: ognuno si prenderà il pezzo di show che gli piace e che meglio gli si adatta. E che gli faccia sentire qualcosa, perché a me è questo che interessa".

Non ha proprio paura di niente, Boosta? "Solo di una cosa: essere costretto a fare musica senza avere più niente da dire. Quando succederà, la cosa che farò sarà chiudere subito e passare ad altro. Ma se le circostanze della vita dovessero costringermi a continuare... beh, vi chiedo scusa in anticipo".

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