Concerti e secondary ticketing, in campo anche Assomusica: 'Serve una normativa per oscurare i siti che non rispettano le leggi'

Concerti e secondary ticketing, in campo anche Assomusica: 'Serve una normativa per oscurare i siti che non rispettano le leggi'

A poche ore dalle dichiarazioni dell'ad e fondatore di TicketBis, intervenuto nel dibattito circa il secondary ticketing scatenato prima dal sold out sospettosamente istantaneo dei biglietti per le due date dei Coldplay a Milano dei prossimi 3 e 4 luglio e poi dall'istruttoria dell'Antitrust italiana annunciata lo scorso martedì, 18 ottobre, anche l'associazione di categoria degli impresari musicali italiani ha voluto prendere una posizione ufficiale: in un comunicato diratamato nel pomeriggio di oggi, giovedì 20 ottobre, Assomusica ha voluto ribadire "la propria contrarietà a qualsiasi attività non autorizzata di rivendita di titoli di accesso per i concerti".

L'associazione guidata da Vincenzo Spera "sollecita le Autorità di Vigilanza ad attivarsi per impedire qualsiasi forma di speculazione a danno dei consumatori e degli Autori, anche tramite accurati controlli, affinché i biglietti degli spettacoli vengano venduti solo e soltanto da chi è titolato ed autorizzato a farlo: organizzatori; ticket company autorizzate dagli organizzatori; soggetti terzi all’uopo autorizzati, la cui ragione sociale e/o la partita Iva figurino obbligatoriamente sui biglietti stessi". 


"Si rende urgente, pertanto, una normativa che possa consentire anche l'oscuramento di quei siti Web che non rispettano le leggi in materia", si legge nella nota di Assomusica, che si conclude così: "E' ferma convinzione della nostra associazione che siano necessari urgenti provvedimenti legislativi che disciplinino le specifiche peculiarità di settori in continua evoluzione e di grande impatto socio-economico. Per questo motivo, l'azione di Assomusica continua con maggiore impegno, non solo presso le Istituzioni Italiane ma anche, con gli altri partner, a livello internazionale. Il problema è sentito, infatti, in tutti i Paesi europei (Francia e Germania, in primis) e non può prescindere da una regolamentazione comunitaria. Solo la cooperazione e le opportune sinergie con altri soggetti, Istituzionali e non, possono consentirci i risultati auspicati".

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