Premio Tenco a Peter Hammill: l'intervista di Rockol

Premio Tenco a Peter Hammill: l'intervista di Rockol
Il Club Tenco premia quest'anno uno dei padri della ricerca rock, prima come frontman dei Van der Graaf Generator e poi come prolifico solista: Peter Hammill. L'artista britannico arriverà a Sanremo giovedì 28 ottobre, e terrà una breve performance nel corso della prima serata della Rassegna del Club Tenco, durante la quale gli verrà consegnato il riconoscimento alla carriera. Hammill, nato a Londra il 5 novembre '48, fu uno dei fondatori (con Chris "Judge" Smith e Nick Peame) dei VdGG, gruppo molto attivo tra 1968 e 1972 e che, specialmente in Italia, assurse ad uno status quasi semileggendario. Hammill debuttò come solista un anno prima dello scioglimento del gruppo, pubblicando in tutto 5 album prima del ricompattamento (di breve durata) della band. L'artista ha poi mandato nelle rivendite un disco solista all'anno (tranne che nel 1977, 1984, 1987 e 1995) dal 1976 al 2002. A mezzogiorno del 7 dicembre 2003, mentre passeggiava sulle sponde del Tamigi, Hammill ebbe un infarto. Lo scorso 31 maggio Rockol pubblicò una chiacchierata con Hammill in cui il musicista parlò delle sue condizioni di salute e del suo album allora da poco pubblicato, "Incoherence". L'abbiamo sentito nuovamente pochi giorni fa.

Come stai, Peter? Ci siamo sentiti per l'ultima volta alla fine di maggio e mi hai detto che ti sentivi abbastanza bene. Però avevi anche accennato ad un altro esame clinico. Come è andato?
“Sì, mi sono recentemente sottoposto ad una angiografia con la quale hanno visto il mio cuore dall'interno. E' danneggiato, ovviamente, visto che ciò è quanto accade con un infarto, ma non fino al punto in cui debba, almeno per il momento, farmi operare di nuovo”.
Suppongo che tu stia conducendo ora un altro tenore di vita... ma quello precedente era così tosto?
“La cosa peggiore era il fumo. Come la maggior parte dei fumatori avevo scelto di ignorare le implicazioni che le sigarette possono avere sulla salute. O forse solo pensavo "beh, magari mi verrà anche un tumore, ma se dovesse succedere avrò una possibilità". Non mi ero reso conto che la luce si sarebbe potuta spegnere anche improvvisamente”.
E' solo un parto della mia fantasia malata, o hai maggiori riconoscimenti all'estero piuttosto che in patria, o perlomeno ti vengono dedicati più recensioni ed articoli in altri Paesi che non in Gran Bretagna?
“No, hai proprio ragione. Ma sono sereno ugualmente”.
Stai per ricevere il Premio Tenco a Sanremo. Cosa ti hanno detto?
“Mi sono informato sulle sue origini ed ho visto la lista delle altre persone alle quali il premio è stato assegnato. La mia impressione è decisamente che questa sia una cosa che viene 'conquistata' e non tanto che sia un premio qualsiasi che uno 'vince'. E mi sembra poi che la base sia il rispetto verso la Canzone”.
Il Club Tenco, che è dedicato ad un cantautore italiano suicidatosi a Sanremo nel 1967, non tratta questioni di soldi ed è indipendente dall'industria discografica in modo da non subire pressioni. Anche le persone che lavorano a suo favore non vengono pagate. In Gran Bretagna esiste qualcosa di simile? E, se non c'è, pensi che una simile formula potrebbe funzionare?
“Nel Regno Unito non vi è nulla che assomigli al Tenco. No, non funzionerebbe. Il Nord, inteso come contrapposto al Mediterraneo, ha più osservanza nei confronti dell'artista che non verso l'arte. In questo modo è più facile vendere cose! Sfortunatamente le vendite, passate o future, formano la base di molti premi”.
Hai detto d'aver letto la lista degli artisti ai quali in passato è stato assegnato il Tenco. Ci sono, tra gli altri, come avrai visto, Carlos Jobim, Roger McGuinn, Randy Newman, Tom Waits. Come ci si sente ad essere il vincitore di questa edizione?
“La prima cosa che mi viene da dire è che, per carattere, non sono granché incline ai premi. Preferisco il Lavoro. Detesto tutta quella roba tipo Oscar, Brits, cose dell'industria. Quindi, prima di dire ‘sì’, ho esaminato con grande attenzione il Tenco. Uno: non è una gara. No, non lo è assolutamente. La gente che scrive canzoni cerca di esprimere se stessa, non tenta di ‘battere’ gli altri. Due: il comporre canzoni, ho sempre pensato, è una forma aperta in cui uno può parlare di qualsiasi cosa. Dalla fisica alla politica a, naturalmente, le pene d'amore. Tre: mi sembra che il premio Tenco rispetti tutto ciò. Quattro: e per ciò mi sento onorato d'avere ‘vinto’ quest'anno. Cinque: e l'onore è che tutti gli altri vincitori abbiano un rispetto totale verso la Canzone. Comunque tutte queste cose forse ti aspettavi che le dicessi!”
Beh, forse, ma non era proprio tutto così scontato. Peter, ormai l'Italia probabilmente la conosci piuttosto bene. Ma, a parte i tuoi concerti solistici e prima con i Van der Graaf, sei mai stato in Italia?
“Un sacco di volte, in vacanza. Toscana, Umbria... le mie ragazze amano molto l'Italia”.
Ho qui con me un articolo pubblicato dall'Independent lo scorso 27 giugno. Suppongo che tu l'abbia letto.
“Direi proprio di sì!”
Tra le altre cose si afferma che Johnny “Rotten” Lydon, cito, "ammise d'avere parzialmente basato il suo ululato punk" su di te. Orgoglioso di ciò, oppure no?
“Secondo me i musicisti ed i cantanti, quale che sia la forma della loro musica, si dividono tra quelli che sono seri e/o onesti nei confronti della stessa e quelli che non lo sono. John Lydon evidentemente rientra nella prima categoria. Quindi lo prenderei come un complimento”.
Il servizio afferma inoltre che il tuo ultimo album è il numero 49 della lista. Esatto?
“Il conteggio è un po' complicato, ma penso che effettivamente sia il quarantanovesimo. Quarantanovesimo album ‘ufficiale e vero e proprio’, compresi i VdGG.
"Crollo del linguaggio": si tratta della maniera appropriata per descrivere "Incoherence"?
“Crollo del / impossibilità di”.
Ho la sensazione che tu sia una persona che ama la privacy. Cosa hai pensato quando hai letto in quel servizio dei dettagli privati su di te, come ad esempio che abiti a Bradford-on-Avon con tua moglie e le tue figlie?
“Fortunatamente questo non è il genere di paese in cui abbondano orde di cacciatori di celebrità che si mettono a frugare nel mio bidone della spazzatura!”
Nello showbiz vi sono, almeno apparentemente, parecchi tuoi fan. Tra coloro i quali hanno ammesso d'amare la tua musica vi sono David Bowie, Nick Cave, Graham Coxon. Qualcuno di essi ti ha mai proposto di registrare o scrivere qualcosa con loro?
“Né loro hanno mai proposto alcunché a me, né io a loro”.
Nel 1969, a Londra, i Van der Graaf fecero da supporter a Jimi Hendrix. All'epoca cosa pensasti di lui? Jimi era davvero un genio?
“Credo che oggigiorno direi che fu una forza degli elementi, più che un genio”.
Pensi che le truppe britanniche debbano essere ritirate dall'Iraq?
“Blair ha mentito, e prima d'ogni altra cosa non avremmo dovuto andarci. Ma ora che ‘noi’ abbiamo fatto andare così male le cose, sfortunatamente l'esercito si prende tutti i demeriti e credo che debba rimanere fino a che non ci sia qualche forma di stabilità”.
Hai già iniziato a lavorare sul tuo prossimo album?
-”Per ora sto solo scrivendo delle cose”.
Ti vedremo prossimamente dal vivo in Italia?
“Spero di sì, l'anno prossimo”.
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