Rockol incontra Bruce Springsteen: “Non ho intenzione di smettere con i concerti da 4 ore” - INTERVISTA E FOTOGALLERY (parte 2)

Rockol incontra Bruce Springsteen: “Non ho intenzione di smettere con i concerti da 4 ore” - INTERVISTA E FOTOGALLERY (parte 2)

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Negli anni hai fatto migliaia di interviste. Hanno scritto decine di libri su di te. Sentivi l’esigenza di dare la tua versione, con questo libro?.
No, non ho niente da correggere su quello che hanno detto e scritto su di me, di bello e di meno bello. Non era quello che volevo fare. Volevo solo raccontare la mia esperienza. All’inizio non pensavo neanche di scrivere un libro, ma era qualcosa che mi piaceva e che avrei potuto far leggere ai miei figli. Poi è diventata un’occasione per raccontare da dove arriva la mia musica, una cosa che poteva interessare ai miei fan. E ovviamente volevo che fosse divertente e piacevole da leggere. Quelle erano i miei unici obbiettivi.

Però la gente pensa di conoscerti. E leggendo questo libro, può essere uno shock capire che non è vero.
Lo so… Potrei dire che l’ho fatto ora prima di dimenticarmi tutto, ma in realtà è iniziato per caso, dopo quel piccolo saggio che ho scritto dopo avere suonato al SuperBowl. Mi sono divertito, e ho continuato appena avevo tempo libero. Solo dopo è diventato un libro ed un'autobiografia.

Quel concerto è stato una svolta per te, come racconti nel libro. E’ quel genere di momenti che cerchi con la tua musica e con i tuoi show?
Si, il momento in cui si scioglie il terrore nel tuo cuore. Quando ti liberi, ti senti benissimo ed è quello che cerchi di trasmettere sul palco.

Crescendo da ragazzino a Freehold, nel New Jersey, avresti mai immaginato di trovarti in situazioni come quelle, di fronte a migliaia di persone o, come adesso, di fronte ad una platea di giornalisti?
Beh, è sempre il tuo sogno e la tua fantasia. Nel libro racconto che sognavo di poter sostituire Mick Jagger nei Rolling Stones in un concerto ad Asbury Park, e che gli Stones - dopo avermi visto - non fossero così interessati a riprenderselo…Ho sognato quei momenti da quando avevo 15  anni.
Ma all’inizio tutto quello che speravo era di poter suonare la chitarra ritmica in una piccola band locale e avere il brivido di farlo di fronte ad un pubblico. Le mie speranze iniziali erano parecchio limitate ma le fantasie erano senza limiti.

GUARDA QUA LA FOTOGALLERY COMPLETA DI BRUCE SPRINGSTEEN A LONDRA

Tua madre Adele è stata la prima a credere in te e nelle tue doti. Cosa ne pensa del libro?
Beh, lei è sempre entusiasta di quello che faccio. E’ mia madre. Inizialmente sperava facessi lo scrittore, perché pensava fosse più rispettabile rispetto al fare il cantante. I miei genitori poi si sono abituati all’idea… Ora è orgogliosa  del libro, anche se soffre del morbo di Alzheimer. Ma sta bene.

Che reazione ha avuto la tua famiglia nel leggere il libro? Si è sentita esposta?
La parte più dura da scrivere è stata proprio la terza, dove parlo della mia famiglia. Ne ho parlato con Patti, volevo essere sicuro che si sentisse a suo agio con quello che ho scritto. Lei ha letto, ma non ha cambiato nulla. La sua preoccupazione era più rivolta ai ragazzi, in realtà. Anche lei è un'artista, capisce, ed è abituata a darmi spazio per esprimermi: è una cosa che amo di lei.

Tuo padre è una figura chiave. Scrivere il libro è stato un modo di regolare i conti con lui?
No, non ho iniziato con quell’intenzione. T Bone Burnett una volta ha detto che tutto il rock è "Daddy, why?”. E per me è vero. Sapevo che sarebbe stato centrale, una volta che ho iniziato a scrivere: è stata una figura formativa essenziale nella mia vita. Quello che ho creato sul palco, per certi versi è un pezzo dell’identità di mio padre. Dicono che emuli le persone da cui non riesci ottenere amore, per sentirtici più vicino.

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