Francesco Renga al Forum di Assago: intervista, recensione del concerto e foto

Francesco Renga al Forum di Assago: intervista, recensione del concerto e foto

«Qualsiasi cosa faccia l’Amore, ve lo posso assicurare, lo fa sempre per il nostro bene», afferma Francesco Renga, dopo aver dato un caloroso benvenuto al pubblico del Forum di Assaggo. In effetti l’Amore, in ogni sua forma e volto, sembra essere il naturale filo rosso che lega non solo i più grandi successi della carriera del cantante, ma anche i pezzi presenti nella corposa scaletta del concerto. Non si pensi al semplicistico concetto di Amore da commedia romantica: Renga ha un’idea ben chiara di cosa voglia esprimere al proprio pubblico, e lo fa chiamando in causa Raymond Carver, uno dei suoi scrittori preferiti, come ci confida durante l’incontro stampa a fine concerto: «L’amore che racconto non è solo quello delle canzonette sull’idillio e l’innamoramento di una coppia» e prosegue «è un amore a 360 gradi, un amore che voglio esplorare, un amore rivoluzionario. Ho citato Carver, uno dei miei autori preferiti: mi piace perché riesce con pochissime parole e in maniera schietta, precisa e piccante a rivoltarti l’anima, a darti la risposta a quella suggestione che tu sai di avere ma che non sei mai riuscito a dire. Noi siamo nati da un atto d’amore e vogliamo essere amati prima di amare».

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A metà strada tra il cantante melodico dai testi romantici e la vena da rocker che lo porta, brano dopo brano, ad avere una presenza scenica forte e interessante, il repertorio proposto da Francesco stasera sembra oscillare sempre tra queste due facce. Dopo il breve Opening Act di Ermal Meta (coautore del brano “Il bene” e solista di suo – reduce da Sanremo Giovani ha pubblicato l’album “Umano”), lo spettacolo si apre sulle note sussurrate di “Scriverò il tuo nome”, con un ritornello dal canto intenso e ricco di suono. A supportare la voce potente dell’artista troviamo un set completo di batterista, bassista, tastierista e ben tre chitarristi, con una gamma di suoni che vanno dal timbro rotondo e morbido della chitarra acustica al sound crudo della Telecaster. Vengono proposti pezzi tratti dall’ultimo album e successi passati, tra cui il riconoscibilissimo riff di chitarra di “Ci sarai” o la coinvolgente “Regina triste”.

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Ma la sorpresa più grande deve ancora arrivare. «Vorrei farvi vedere come nasce il sogno, il mio sogno», afferma Renga, mentre dalla parte opposta del palazzetto, in mezzo al parterre, si accendono quattro luci fioche su un piccolo palco provvisto di strumenti. Il cantante si fa largo tra il pubblico e regala ai suoi spettatori una parentesi acustica di nove brani. «Questo è un momento difficile», ci racconta poi, «chi sceglie di venire a vedere un mio concerto, sceglie in mezzo a tantissime proposte, fa sacrifici economici e di tempo e credo che restituire la sensazione di non essere dei semplici invitati ma dei veri protagonisti di questa festa sia l’obiettivo che spero di aver raggiunto. Il fatto di essere riusciti a legare in maniera serena e teatrale il mondo più intimo e discreto del live nei teatri e una situazione da palazzetto, è stata una soddisfazione per tutti, è stata una scommessa nella quale ho creduto. Sapevo che il pubblico avrebbe apprezzato e capito. E così è stato, non ci sono stati guai né disastri: il mio è un pubblico educato, che è cresciuto con me e che ha capito dove fosse il limite della situazione, e ne sono molto contento». Tra le tracce arrangiate in acustico spicca anche “Senza vento”, una perla proveniente dal repertorio dei Timoria. L’ex frontman del gruppo rock invita il suo pubblico a cantarla con lui e riesce a generare una situazione intima nonostante il Forum sia pieno di gente. «Non sono mai riuscito a dare la giusta lettura di quel pezzo al di fuori dei Timoria, proprio perché è un brano iconico di quel periodo, quello della band. Cantarlo mi è sempre sembrato fuori luogo. Proporre “Senza vento” in quel contesto mi è sembrato invece adeguato, e per me è stata una liberazione».  Renga non perde il contatto con il pubblico, al punto che durante “La sorpresa”, canzone dedicata alla nascita del figlio, si addentra tra la gente con estrema fiducia ed entusiasmo, per poi tornare sul palco principale durante l’esecuzione di “Per farti tornare”. La seconda parte della scaletta assume un’impronta più spiccatamente rock, con grandi soli di chitarra e con il pubblico che balla sotto al palco, fino a “Meravigliosa” resa quasi reggae con un groove rilassato, e “Migliore” che chiude la setlist.

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Il bis è altrettanto sostanzioso, con le chicche finali di “Guardami amore” e “L’amore sa”, dalle metriche che avvicinano i testi al parlato e una doppia voce bassa costante. Si chiude così una serata che può solo lasciare soddisfatto il pubblico milanese, e anche l’artista: «Mi sono divertito motissimo!» afferma con gioia «il live rappresenta da sempre, per me, il momento della gratificazione; è il momento in cui riesci ad avere la percezione fisica e reale di quello che hai fatto prima, pensando e immaginando un disco. È la realizzazione di tutto quel lavoro svolto con i tuoi produttori e i tuoi musicisti, e ne sono felice».

(Vittoria Polacci)

SETLIST
"Scriverò il tuo nome"
"I nostri giorni"
"A un isolato da te"
"A meno di te"
"Il bene"
"Ci sarai"
"Regina triste"
"Vivendo adesso"
"Immune"
"Spiccare il volo"
"L'amore altrove"
"13 maggio"
"Il mio giorno più bello del mondo"
"Cambio direzione"
"Senza vento"
"La sorpresa"
"Stavo seduto"
"Venerdì"
"Dove il mondo non c’è più"
"Raccontami"
"L’ultima poesia"
"Per farti tornare"
"Angelo"
"Così diversa"
"Cancellarti per sempre"
"Di sogni e illusioni"
"La tua bellezza"
"Affogo baby"
"Rimani così"
"Dovrebbe essere così"
"Sto già bene"
"Meravigliosa"
"Migliore"

BIS
"Sulla pelle"
"Era una vita che ti stavo aspettando"
"Guardami amore"
"L'amore sa"

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