Benvenuti al 'Rocky Horror Picture Show'

Questa che andremo a descrivere nelle righe seguenti è la storia di un mito, quello di “The Rocky horror picture show”. Una storia difficile da catalogare ma che dispone di un culto ampio e variegato e di un successo duraturo. Molto duraturo. Questo film è un musical, è una commedia, è un po’ di questo e anche un po’ di quello. Ma, soprattutto, ha un fascino che puoi provare ma non descrivere. Ha coinvolto ed entusiasmato più generazioni da quando fece il suo debutto a teatro con il titolo “The Rocky horror show” nel giugno del 1973. Il soggetto e la sceneggiatura per non dire delle musiche sono a cura dell’allora poco più che trentenne neozelandese Richard O’Brien, la regia invece è affidata all’allora poco meno che trentenne australiano Jim Sharman. Due anni dopo, nel 1975, la coppia adattò lo spettacolo teatrale per il grande schermo e ne fece un film mantenendo gli stessi interpreti nei ruoli principali: l’ambiguo Tim Curry (Frank-n-Furter), una giovane e splendida Susan Sarandon (Janet Weiss) e l’onnipresente Richard O’Brien (Riff Raff).

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La storia narrata in ‘Rocky horror’ ha una trama tutto sommato semplice ma al medesimo tempo fantasmagorica nel suo dipanarsi. I suoi ingredienti principali sono il sesso di ogni tipo, la musica, i colori, la fantasia. Ecco cosa accade. Durante una serata che, come da manuale, è buia e tempestosa mentre attraversano un bosco l’automobile sulla quale viaggiano i due fidanzatini Brad e Janet ha un problema. Impossibilitati a proseguire il loro viaggio i due bussano alla porta di un castello nelle vicinanze per chiedere un aiuto. Alla porta si presenta l’inquietante maggiordomo Riff Raff che li invita ad entrare per ottenere rifugio. In questo modo si ritrovano coinvolti nell’eccentrico e festoso raduno dei misconosciuti Transilvaniani. Gran cerimoniere di questa congrega è il carismatico e affascinante dottor Frank’n’Furter che li invita a rimanere poichè vuole presentare loro Rocky, la creatura a cui ha dato vita. I due fidanzati verranno entrambi iniziati al sesso dal dottore e dopo numerosi colpi di scena in un crescendo in cui non viene risparmiata la morte a Frank’n’Furter, Riff Raff prende il comando delle operazioni e trasporta il castello sul pianeta Bisesso dando prima la possibilità a Brad e Janet di mettersi in salvo.

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Il film, come detto, negli Stati Uniti diventò oggetto di vero culto tra i giovani. A dire il vero il successo non arrise immediatamente alla pellicola. Fece da volano alla creazione del culto quella che si definisce ‘audience partecipation’. Vale a dire, giusto per essere fedeli al motto del ‘Rocky horror’: “Don’t dream it, be it” (‘Non sognatelo, siatelo’). Cinema e teatro unirono le loro arti in molte sale. Compagnie di attori (o amici), più o meno improvvisati, iniziarono a mescolarsi tra il pubblico truccati e agghindati come gli interpreti del film e quella che doveva essere una semplice visione si trasformava magicamente in una vera e propria esperienza. In sala veniva recitato quanto accadeva sullo schermo e il pubblico veniva invitato a ballare mimando le scenografie. Questo clima di rito e festa collettiva ha ampiamente superato la prova del tempo e dura – in misura minore - ancora oggi. E moltissima gente ha ‘partecipato’ alle visioni di “The Rocky horror picture show” decine e decine di volte.

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La passione per il “Rocky horror picture show” raggiunse nel volgere di qualche anno anche l’Italia e un cinema di Milano, il Mexico, diventò la casa del ‘Rocky horror’. A partire dal 1981 praticamente fino ai nostri giorni il film è rimasto quasi ininterrottamente in programmazione. E anche nella sala milanese può capitare di acquistare il biglietto per godersi il film ed avere come bonus il festoso coinvolgimento nel tourbillon di un happening che mantiene ogni volta quel che promette. Tra le curiosità legate alle rappresentazioni – usiamo questo termine forse impropriamente – messe in scena al cinema Mexico vi segnaliamo la presenza nel cast degli attori che rallegravano la visione di “Rocky horror” di un giovane Claudio Bisio, ancora fornito di qualche capello. Non sappiamo dirvi però quale parte interpretasse.

(Paolo Panzeri)

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