NEWS   |   Italia / 13/10/2016

Dario Fo: ecco cosa diceva sulla musica e sui concerti che 'finiscono per diventare quasi dei riti'

Dario Fo: ecco cosa diceva sulla musica e sui concerti che 'finiscono per diventare quasi dei riti'

Tra le tante passioni di Dario Fo, oltre al teatro, alla poesia e alla pittura, c'era anche la musica. L'intellettuale sangianese, scomparso nella prima mattina di oggi, giovedì 13 ottobre, a Milano, ha sempre avuto un rapporto particolare con l'arte dei suoni: nel corso della sua eclettica carriera artistica, Fo ha registrato alcuni dischi e scritto canzoni per amici e colleghi come Enzo Jannacci e Giorgio Gaber. Un paio di anni fa aveva anche collaborato con Mika (che lo ha più volte definito una fonte di ispirazione) per un confronto su "Lu Santo Jullare Francesco", una rivisitazione del suo lavoro sulla vita del Santo di Assisi, andato in onda su Rai1. Intervistato da Daria Bignardi al programma televisivo Le invasioni barbariche, nel gennaio del 2014, Dario Fo aveva speso alcune belle parole in merito al cantautore anglo-libanese:

"Io sono un suo grande fan. Quando l'ho ascoltato la prima volta, ero davanti alla televisione, e ho sentito proprio una forza della natura. C'era dentro il ritmo, c'era soprattutto la matematica della musica. Appena l'ho sentito ho detto: 'Come mi piacerebbe cantare con lui'".


E di musica ne scrisse anche, Dario Fo. Nell'estate del 1985, anno in cui tenne un corso di messa in scena alla Libera Università di Alcatraz, nei pressi di Gubbio, l'intellettuale lombardo firmò un breve articolo sul numero di luglio-agosto della rivista musicale "Musiva Viva" (fondata nel 1977 dal giornalista e critico musicale Lorenzo Arruga, che la diresse per sedici anni, fino al 1993 - la rivista cessò le pubblicazioni nel dicembre del 1994). In questo articolo, che vi riportiamo proprio qui sotto, per intero, Dario Fo individuò alcune similitudini tra la musica popolare e la musica classica ed espresse alcune considerazioni sui concerti che, talvolta, finiscono per diventare quasi dei riti:

"Una volta, a Liverpool, ho visto un gruppo, una band, che beveva Coca Cola e la spruzzava sul pubblico sputando. Uno ha anche fatto la pipì sul pubblico. Il pubblico ci stava, prendeva la cosa come un atto d'amore, una provocazione, un gioco. Mi sono chiesto che cosa sarebbe successo in Italia. Due mesi dopo lo stesso gruppo è venuto a Bologna, ero molto curioso, ma si è ripetuto tutto quasi identico.
Una volta, a Ravenna, in una chiesa romanica, ho ascoltato un gruppo di musica antica, credo un gruppo di Roma, si occupavano di Cinquecento italiano e francese. Non sapevo molto di quella musica, allora, ma questo, come altri concerti, mi ha aiutato in tanti altri spettacoli miei, del tipo Ci ragiono e canto.
Quest'estate sarò in Umbria: alla Libera Università di Alcatraz terrò un corso di messa in scena; in quei corsi, per la musica c'è Lucio Dalla. Spero di andare in giro ed ascoltare musica. Ormai sono convinto che la musica classica e la musica popolare non abbiano distanze importanti fra loro e non da noi. E ho capito che c'è un modo comune, internazionale, di reagire alle proposte e alle provocazioni: un legame, per cui i concerti, talora, finiscono per diventare quasi dei riti".

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