Francesca Michielin al Fabrique di Milano: intervista, recensione del concerto e galleria

Francesca Michielin al Fabrique di Milano: intervista, recensione del concerto e galleria

Francesca Michielin si toglie i grandi occhiali, oggetto di scena pensato con cura per l’ingresso sul palcoscenico del Fabrique, e ci introduce nel suo “Di20are tour”. Sorride, e ammette di sentirsi in soggezione di fronte a un pubblico così numeroso: un’affermazione quasi paradossale dopo aver affrontato il pubblico di Sanremo, essersi cimentata con un ambiente di respiro internazionale all’Eurovision Song Contest 2016, e, non da ultimo, aver calcato il palco di X-Factor a soli 16 anni, non solo sopravvivendo alla macchina televisiva, ma vincedo pure la competizione. 

Alle sue spalle ha una band di quattro elementi: i suoni sono potenti e suggestivi, arricchiti dal drum pad del batterista, dal Minimoog utilizzato dal bassista (oltre a una ampia gamma di effetti), dalle sequenze e dal microfono effettato. Insomma, un altro mondo rispetto al precedente “Nice to meet you tour”!

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 «Mi sta molto a cuore il concetto di tesi-antitesi-sintesi: quella del “Nice to meet you” è stata un’antitesi», ci racconta nel pomeriggio, «perché mi ha dato la possibilità di stravolgere completamente il mio repertorio, l’ho reso più scarno, e alcuni brani ne sono usciti trasformati, “Battito di ciglia” era diventata una ballad per esempio. Stare da sola sul palco è stata una cosa molto complessa, tecnicamente e psicologicamente. Al contempo mi sono resa conto che gli strumenti erano diventati la mia coperta di Linus: se avevo davanti un basso o un pianoforte riuscivo a fare qualcosa… Per una come me è difficile stare “da sola” con un’asta e un microfono, anche se dietro hai una band, e sarà l’ultima prova di questo 2016 che voglio portare a compimento». L’artista ci dice cosa aspettarci dalla serata e dall’intero “Di20are tour”: «Svolgendosi in un club, che è molto diverso dal contesto del teatro, ci deve essere una comunicazione più immediata e vitale, con meno sovrastrutture, più rock. Abbiamo infatti arrangiato alcuni brani, li abbiamo potenziati, in alcuni abbiamo tolto più massa elettronica e vi aspetta un bel percorso sonoro». 

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Allo stesso tempo anche il pubblico intorno è cambiato, e la Michielin ha già avuto modo di notare questo dettaglio non poco rilevante a partire dalla “data zero” del tour, alla Latteria Molloy di Brescia: «Quando ho fatto il “Nice to meet you tour” il pubblico, essendo il primissimo tour, era venuto quasi “per studiarmi”, lo percepivo molto attento, si trattava magari di frequentatori fedeli di quello specifico club. Il pubblico che ho visto ieri è più entusiasta, più fan». Non mancano infatti i calorosi applausi, e i cori sul ritornello a partire da “Battito di ciglia” in apertura di concerto: la musicista di Bassano del Grappa alterna saggiamente il microfono pulito a quello ricco di effetti, sotto un arrangiamento dal sapore internazionale, che ricorda molto i pezzi dell’altrettanto giovane Lorde.

Niente in questo live è lasciato al caso: alcuni bastoni si illuminano sul palco come una foresta di luci, e alle spalle della Michielin si alternano i colori per rendere i brani ancora più coinvolgenti. Francesca di certo non si risparmia: suona i timpani in “Amazing” e nella cover de “Il mio canto libero” (apprezzatissima reminescenza di questo ultimo Sanremo), si accompagna con il piano in completa solitudine – un amarcord dell’appena passato “Nice to meet you tour” – su “Sola” e “Distratto”, pezzi legati al suo esordio e alla magistrale penna di Elisa, e imbraccia il basso per la cover della delicatissima “Volcano” di Damien Rice, artista che le sta molto a cuore. Francesca regala un momento di forte intensità accompagnandosi al piano su “Almeno tu”, brano principale della colonna sonora del film “Piuma” di Roan Johnson, in uscita nelle sale il 20 ottobre. Pare infatti che comporre per il cinema sia il vero sogno nel cassetto della Michielin, come afferma lei stessa: «Io vorrei comporre sonori interi, sto studiando per questo, e mi sono appena iscritta al corso di “Musica per immagini” al Conservatorio».

Lo spettacolo non smette di stupire, con la cover di “Ho Hey” dei The Lumineers interamente arrangiata con strumenti “Lele”, come piace dire alla band: mentre la Michielin imbraccia un Guitalele, alle sue spalle i musicisti la seguono a ruota con U-bass e Ukulele, dando un sapore quasi reggae al brano, prima di chiudere la scaletta con la celebre e attesa “Nessun grado di separazione”. Francesca rientra per un bis doppio, fatto di un momento di grande intimità su “Se cadrai” per poi tornare a dove tutto è iniziato, con gli stridenti suoni hard rock di “Whole lotta love”, cover che aveva proposto al suo provino di X Factor.

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E ora? Cosa possiamo aspettarci nei mesi a venire?  «Sto scrivendo pezzi nuovi, quest’estate ho scritto un sacco. Più sono in giro più scrivo. Se sto a casa scrivo poco. Ho già le idee abbastanza chiare per il prossimo disco. Non dico che sarà un concept perché chi ha sentito i veri concept album potrebbe bestemmiare (ride). È un’idea organica, coerente, quello si. Spero di lavorare ancora con Michele Canova perché mi trovo bene, mi capisce molto, spero che sia un lavoro di coscrittura e collaborazione».
Ambiziosa e con i piedi per terra, Francesca Michielin ha regalato al pubblico uno spettacolo allettante, e non sembra certo volersi fermare ora. 

(Vittoria Polacci)

SETLIST:
Intro show
Battito di ciglia
Amazing
L’amore esiste
È con te
Tutto questo vento
Sola
Distratto
Divento
Il mio canto libero
Un cuore in due
Sweet dreams
Sons & daughters
Almeno tu
Volcano
25 febbraio
Lontano
Tutto è magnifico
Ho Hey
Nessun grado di separazione

BIS:
Se cadrai
Whole lotta love

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