Believe Digital acquisisce Made In etaly: l'intervista a Luca Stante

Believe Digital acquisisce Made In etaly: l'intervista a Luca Stante

Alla luce della recente acquisizione di Made In etaly (MIe), Rockol ha intervistato Luca Stante, l'amministratore delegato di Believe Digital, multinazionale indipendente, leader nella distribuzione e nel marketing digitale, che ha rilevato il 100% delle quote del distributore un tempo guidato da Max Moroldo, rimasto comunque in organico alla società con il ruolo di consulente strategico.

 

Quali saranno, a breve termine, le strategie che adotterete per valorizzare il catalogo di Made In etaly?

Come facciamo sempre con le etichette più collaborative, mettiamo insieme la loro conoscenza del proprio catalogo e la nostra conoscenza degli strumenti di marketing online. Il risultato è una crescita esponenziale. Ogni store ha le sue peculiarità: le tecniche di ottimizzazione YouTube sono completamente diverse da quelle di iTunes o di Spotify. Il nostro compito è ottimizzare tutte le nicchie, in ogni store ed in ogni paese del mondo. Inoltre i potenti strumenti tecnologici di Believe consentiranno di avere anche informazioni più dettagliati. Recentemente abbiamo anche allargato i nostri servizi ai diritti connessi e forniamo rendicontazioni dettagliate per la maggior parte dei paesi del mondo.


Il fatto che Believe Digital operi in tutto il mondo porterà anche all'esportazione del catalogo stesso? Se sì, ci sono aree e mercati specifici sui quali stiate puntando in particolare?

Il mercato digitale è per natura internazionale. I mercati più importanti per la musica italiana sono gli USA, Germania, Francia, Inghilterra. Da 10 anni lavoriamo solo con un’ottica internazionale. Il mercato italiano è relativamente piccolo per concentrarsi solo su di esso. Believe Italia ha circa 200 presenze ogni giorno nelle classifiche degli store digitali internazionali di tutto il mondo. Ogni etichetta che distribuiamo ha un account protetto e personale da cui viene informato circa le posizioni dei propri prodotti nelle classifiche digitali internazionali in modo da poter reagire tempestivamente. Le statistiche giornaliere in tempo reale, disponibili 24/7 negli account di ogni etichetta consentono di sapere quanti download sono stati effettuati su iTunes o quanti stream su Spotify, per ogni registrazione del proprio catalogo. Uno strumento unico e di importanza fondamentale per le decisioni di marketing e per orientare le proprie strategie artistiche.

 

Annunciando l'acquisizione hai parlato di "valorizzazione della variegata creatività della discografia indipendente nazionale": qual è, a tuo giudizio, lo stato di salute della scena indie italiana?

La scena indie mi ha sempre affascinato più del pop proprio per la sua creatività. Attualmente è vero che molte aziende soffrono a causa del calo del mercato, ma questa situazione ha anche portato molti a reinventarsi, sia a livello di A&R che sul piano marketing. Purtroppo ancora molti sono ancorati alle logiche del mercato discografico di qualche decennio fa e questo certamente non li aiuta. Lo stato di salute è in generale buono in tutti i generi musicali e devo dire che in questi 10 anni di Believe in Italia, abbiamo contribuito a far crescere tantissime etichette (abbiamo firmato circa 1900 contratti in Italia) grazie agli strumenti citati nella risposta precedente ed anche ad un costante lavoro di consulenza. Rispetto ad altri concorrenti multinazionali, noi tratteniamo percentuali di royalties più basse e quindi a maggior ragione dobbiamo ottenere fatturati più alti ai nostri distribuiti se vogliamo crescere anche noi. Believe è a livello internazionale ed anche a livello Italiano, un’azienda in utile e questo grazie ad un sano utilizzo delle risorse a disposizione.


Quali sono gli aspetti del tuo lavoro che ti piacciono e ti stimolano, e quelli che invece non ti piacciono?

Gli aspetti che mi piacciono sono il confrontarmi ogni giorno con persone tanto diverse tra di loro: le etichette di musica classica e quelle di musica dance vivono in mondi completamente diversi. Coerentemente anche la musica che producono arricchisce il nostro bagaglio culturale ogni giorno. Ascoltare nello stesso giorno Bach, Elvis Presley, Zen Circus, Ludovico Einaudi, Mina, Gabry Ponte, LP, Bob Sinclar e Jeeg Robot D’acciaio ti apre la mente in un modo fantastico. Quello che migliorerei è una maggior sinergia tra le tante eccellenze della discografia indipendente. Si tratta di aziende di solito di piccola dimensione, le più grandi hanno un fatturato di 2-3 milioni di euro, quindi comunque non grandi aziende, che hanno al proprio interno grandi professionisti ma a cui proprio per la dimensione manca necessariamente qualche altro aspetto. Ad esempio una etichetta è espertissima nel social media, un’altra nella promo radio, un’altra semplicemente nello special marketing. Probabilmente, una cultura più collaborativa porterebbe anche ad una crescita più veloce dell’intero comparto indipendente. Credo che Believe possa avere questa funzione di coordinamento perchè ogni giorno siamo in contatto con tutte le etichette ed abbiamo imparato a stimarli e promuoverli. Questa acquisizione ha anche una valenza strategica perchè all’interno di MIe sono presenti ottime professionalità, sia tra i dipendenti che tra i manager delle etichette. Col lavoro quotidiano, con umiltà e con l’aiuto di Dio speriamo di continuare ad ottenere i tassi di crescita a 2 cifre che abbiamo avuto nei precedenti 10 anni.

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