I Pearl Jam, una delle ultime rock band universali?

I Pearl Jam, una delle ultime rock band universali?

Esce in questi giorni "Pearl Jam Evolution", libro sulla band di Seattle curato da Luca Villa e Daria Moretti, ovvero gli autori di uno dei più longevi fan-site, PearlJamOnLine.it, sito di riferimento non soltanto in Italia ma in tutto il mondo (la loro pagina web ha 44.000 like, per intenderci).  Il libro si può acquistare direttamente sul sito dell'editore (con il 20% di sconto, usando il codice 318544 nell'apposita casella)

Gli autori, per questa nuova edizione del libro, hanno gentilmente chiesto al nostro caporedattore Gianni Sibilla di curare la prefazione. La pubblichiamo qua sotto, cercando di rispondere alla domanda: esistono ancora le band universali? E i Pearl Jam sono uno degli ultimi nomi di questa categoria in via d'estinzione?

 

Non esistono praticamente più le rockband universali. Pensateci: nominate un artista o un gruppo ancora in attività che metta tutti d’accordo. Springsteen? Nah, c’è chi non lo sopporta, chi pensa che i suoi concerti siano troppo lunghi e chi dice che non azzecca un disco da secoli. Gli Stones? C’è chi pensa che farebbero meglio a ritirarsi, c’hanno un’età - anche se i loro concerti vanno tutti esauriti in un amen, come quelli degli Ac/Dc. Forse i Radiohead (ma c’è chi non li sopporta). Lo erano i R.E.M., che però si sono sciolti nel 2011. Chi altri? 

I Pearl Jam sono tra gli ultimi superstiti di quella specie in via d’estinzione che sono le band universali. La loro fama si è un po’ incrinata quando è uscito “Lightning bolt”. Io continuo a pensare che sia un buon disco, un buon compromesso tra la riconoscibilità del marchio di fabbrica e qualche tentativo di fare cose almeno un po’ diverse. Lì però per la prima volta ho visto qualche crepa: gente su Facebook e su Twitter che criticava apertamente la band, ed era una novità - perché dal ’91 ad oggi sono sempre stati uno di quei gruppi che era quasi impossibile non amare alla follia. Coerenti fino all’autolesionismo, grandi autori di canzoni e performer ancora migliori sul palco. Com’è che si diceva proprio di Springsteen? Il mondo si divide tra chi lo ama e chi non lo ha mai visto dal vivo. Ecco, vale anche per i Pearl Jam.

I PJ erano - e sono - il Rock, quello con la R maiuscola. Se non ti piace il genere, magari li ignori, ma è difficile parlarne male. 
Quella crepa si è chiusa pochi mesi dopo: i Pearl Jam sono tornati in Italia, nell’estate del 2014, ed è stato un trionfo. Due concerti spettacolari, per motivi diversi: l’emozione di vederli a San Siro, e la carica che hanno tirato fuori a Trieste. Chi li ha visti in giro per il resto dell’Europa (tanti sono partiti per seguirli, come si fa solo con i grandi, quelli che ogni concerto è una cosa diversa e migliore della precedente) vi potrà raccontare meraviglie. Nel 2016 dovevano tornare, le date erano già pronte e stavano per essere annunciate. Poi è saltato tutto. Se ne parla per il 2017, pare - ma come sempre l'attesa sarà ripagata.

La band che abbiamo visto nel 2014 è molto diversa da quella che abbiamo visto anni fa. Il mio primo concerto dei Pearl Jam è stato nel ‘92 al City Square, per “Ten” (sì, li ho persi al Sorpasso, e ogni volta che qualche amico me lo racconta vorrei strozzarlo) - e mi ricordo una band travolgente per carica, entusiasmo, potenza. Oggi la carica e la potenza ci sono ancora - e l’entusiasmo si è trasformato in esperienza, in capacità di gestire le emozioni (dei musicisti e del pubblico), le situazioni, la scaletta. E’ una band più matura, ma che sa sorprenderti sempre.

D’altra parte, il titolo del libro di Luca Villa e Daria Moretti è proprio “Evolution”. I Pearl Jam si sono evoluti, rimanendo fedeli a se stessi, ma non immobili. Tutto è cambiato dagli anni ’90 - il rock non va più di moda, come allora: le radio e le TV non lo passano più e la musica gira in tutt’altri modi, come ben sappiamo. E in tutti questi cambiamenti i Pearl Jam hanno trovato una loro dimensione, un modo senza compromessi - artistici e non - di gestire la loro musica e la loro carriera.

Chi che può raccontare l’evoluzione dei Pearl Jam meglio di Luca Villa e Daria Moretti? Ho conosciuto Luca scazzando con lui su Twitter - se ben ricordo l’oggetto del contendere era “Ukulele songs” di Eddie Vedder, che io trovo un disco debole - e poi siamo diventati amici. Ma in realtà seguo Pearl Jam On line da sempre, da quando le informazioni sui tuoi gruppi preferiti te le andavi a cercare su siti come quelli, che erano l’unica fonte.  Pearl Jam On Line è stato, ed è, il miglior fan-site sulla band - e non solo in Italia . In queste pagine troverete quello che Luca e Daria hanno offerto negli anni ai fan: una quantità di aneddoti, informazioni, curiosità, ricostruiti sotto forma di libro e di storia.

Quella dei Pearl Jam è una delle più belle storie rock non solo degli ultimi 25 anni, ma di sempre, e vale la pena leggerla in ogni dettaglio. 
Do the evolution, baby!

(Gianni Sibilla)

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