Passenger, la recensione del concerto al Fabrique di Milano

Passenger, la recensione del concerto al Fabrique di Milano

“Prima di suonarvi questo pezzo, vorrei raccontarvi una storia”, sussurra Mike Rosenberg al microfono. Il suo tono è confidenziale, e passa con facilità dalle brillanti battute alle storie profonde spesso sottese ai suoi testi. Del resto, il cantautore inglese si è fatto le ossa suonando per strada: il risultato è che si ha seriamente l’impressione di stare a tu per tu con lui, nonostante il Fabrique sia pieno di gente. Questo è stato il vero valore aggiunto del concerto di Passenger a Milano.

La band fa il suo ingresso nel buio del palcoscenico. Li segue Passenger, imbracciando la chitarra acustica, e incanta i presenti con la dolcissima “Somebody’s love”. Nessuno sa bene come possano rendere i brani dell’artista accompagnati dal vivo con un gruppo completo, ma già dall’esordio si ha la sensazione che i suoni siano ben miscelati: infatti, tra la morbidezza degli archi campionati dal synth e l’essenziale batteria giocata su cassa e rullante e arricchita dalle percussioni, i pezzi sembrano acquistare una maggiore intensità. Ma la band non è l’unico elemento di novità della serata: “Stasera vi suoneremo molte canzoni del nuovo album “Young as the morning old as the sea”, spero che abbiate avuto il tempo di imparare le parole!”, afferma Passenger prima di eseguire “If you go”.

Si passa da momenti di leggera spensieratezza in brani come “27” e l’ultimo singolo dal sapore country “Anywhere”, suonati senza soluzione di continuità, a situazioni più intime e toccanti, quelle in cui Passenger mette a frutto la sua genuina inclinazione di “cantastorie”. Tra questi ultimi, colpisce il commovente racconto della composizione di “Travelling alone”, la storia di un vedovo australiano che realizza il sogno, a lungo progettato con la defunta moglie, di viaggiare attraverso l’Europa. Passando poi attraverso l’irriverente “I hate”, vera e propria “Song of indifference” al modo di Bob Geldof, Rosenberg prosegue con “Beautiful birds”, resa al meglio nonostante l’assenza di Birdy, e con la tanto attesa “Let her go”. La scaletta si chiude con una sentita cover di “Losing my religion” e sui cori di “Scare away in the dark”, che il pubblico continua a intonare per richiamare i musicisti sul palco. Infine, con un energico bis di “Home” e “Holes”, Passenger saluta calorosamente il pubblico milanese, lasciando tutti entusiasti.

(Vittoria Polacci)

SETLIST

Somebody’s love
If you go
Life’s for the living
When we were young
27
Anywhere
Everything
Travelling alone
I hate
Young as the morning old as the sea
Beautiful birds
Let her go
Losing my religion (R.E.M. cover)
Scare away in the dark

BIS
Home
Holes

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