Viva Mogol, la famiglia di Tenco chiede una rettifica: 'Non vogliamo tollerare che si continui a fare disinformazione'

Viva Mogol, la famiglia di Tenco chiede una rettifica: 'Non vogliamo tollerare che si continui a fare disinformazione'

"Facendo seguito al programma 'Viva Mogol' andato in onda su Rai1 la sera dello scorso sabato 24 settembre, con profondo dispiacere abbiamo visto ed ascoltato le 'fantasiose' rivisitazioni su Luigi Tenco raccontate dagli ospiti Giulio 'Mogol' e Gino Paoli e le opinioni prive di conoscenza musicale del conduttore del programma Massimo Giletti": così la famiglia del cantautore di Cassine ha commentato, attraverso un comunicato stampa, la parentesi dello speciale "Viva Mogol" di Rai1 dedicata a Luigi Tenco, con il quale Mogol ha scritto (in qualità di autore) alcune canzoni tra cui "Se stasera sono qui".

Ecco cosa è successo esattamente: nella parte conclusiva della trasmissione per gli 80 anni di Mogol, l'autore, il conduttore Massimo Giletti e l'ospite Gino Paoli hanno speso qualche parola in merito a Tenco, alla sua partecipazione al Festival di Sanremo 1967 con "Ciao amore ciao", alla sua morte e ai funerali. Mogol, commentando la partecipazione del cantautore a Sanremo, ha detto:

"Io avevo tre canzoni a Sanremo e volevo convincere lui a non partecipare. Lui mi aveva fatto ascoltare una canzone, mi cantò il testo di 'Ciao amore'. Io dissi 'va bene così. Se vuoi andare a Sanremo, va bene così. Ma io fossi in te non ci andrei'. Lui era passato alla RCA, siamo tornati a Roma e ancora non c'era l'autostrada del Sole: ci siamo fermati a dormire in una pensione, c'era solo una camera con due letti. Ha spento la luce perché eravamo stanchi e ha cominciato a parlare al buio. Io sostenevo che lui non dovesse andare a Sanremo quell'anno perché secondo me non era il cantante da Sanremo. Era una mia convinzione. [...] Io questa storia l'ho vissuta. L'ho vissuta quella notte perché gli ho parlato".


L'autore ha poi aggiunto, riferendosi all'esibizione di Luigi Tenco con "Ciao amore ciao":

"Mi ricordo che quell'anno lì avevo tre canzoni a Sanremo e non sono andato proprio per dimostrargli che ero contrario alla sua partecipazione. Attraversando il soggiorno di mia mamma, ho visto Luigi sul televisore che cantava con una maschera drammatica. Cantava questa canzone che non era drammatica e sembrava andasse controcorrente. Ho avuto una fitta di dispiacere".


Prendendo la parola, Massimo Giletti ha fatto ascoltare parte della canzone presentata da Tenco, in coppia con Dalida, al Festival di Sanremo 1967, commentando:

"Io ho sempre avuto una sensazione a proposito proprio di questa canzone, 'Ciao amore ciao', cioè che in quelle sue parole ci fosse quella fragilità, questo desiderio di porre fine alla sua vita. Vorrei farvi ascoltare alcune parole che io mi sono segnato e sono molto forti. Posso sbagliarmi, lo ripeto, ma c'era già il seme della sua fragilità".


Sui funerali di Tenco, poi, Mogol ha detto (rivolgendosi a Gino Paoli):

"Io mi ricordo che quando poi siamo andati al suo funerale c'erano dieci persone. È stata veramente una cosa dolorosissima questa fine".


Dunque, Gino Paoli, commentando il testo di "Ciao amore ciao" (che fu rivisitato in vista della partecipazione al Festival di Sanremo - quello originale si intitolava "Li vidi tornare" e parlava di "trecento giovani e forti" che andavano al fronte) e il "desiderio di porre fine alla sua vita" a cui ha fatto cenno Giletti, è intervenuto così:

"Non sono d'accordo con le vostre tesi. Quando io mi sono sparato, lui mi aveva detto che certe cose non si devono fare. Lui non voleva che io lo facessi, figuriamoci se aveva voglia di farlo per sé. Le parole [del testo, ndr] che lui aveva scritto inizialmente non erano queste, erano altre".


Nel comunicato stampa, la famiglia di Luigi Tenco chiede espressamente che nella prossima puntata del programma "Viva Mogol" vengano riportate le opportune correzioni in merito alle dichiarazioni sul cantautore, poiché - secondo i cari di Tenco - queste non corrisponderebbero al vero. Nel comunicato stampa, infatti, la famiglia scrive:

"Mogol racconta di una notte, poco prima del Festival del 1967, trascorsa in un hotel perché all’epoca non c’era l’Autostrada del Sole… che invece era stata già inaugurata nel 1964! Mogol dichiara 'volevo convincerlo a non partecipare a Sanremo' dimenticando i telegrammi, presenti nel nostro archivio di famiglia, che invece aveva scritto all’epoca a Luigi con le richieste per sapere se volesse partecipare a Sanremo, già dalle edizioni precedenti. Mogol, inoltre, dichiara di non essere voluto andare a Sanremo proprio per dimostrare a Luigi che era contrario alla sua partecipazione… contraddicendosi poi con la frase 'io questa storia l’ho vissuta, l’ho vissuta quella notte, perché gli ho parlato…'. Mogol, infine e sorvolando su altre sue frasi prive di fondamento, asserisce di essere andato ai funerali di Luigi Tenco ai quali parteciparono soltanto altre 8 o 9 persone… Questo è il dolore più grande che noi familiari abbiamo provato nel guardare il programma 'Viva Mogol' che continua a mancare di rispetto al ragazzo di 28 anni che Luigi era, offendendone persino la memoria. Pertanto non possiamo che ritenere questo programma di bassa qualità e di totale disinformazione, per ciò che riguarda la parte di Luigi Tenco!".


E ancora, riferendosi ai funerali del cantautore e al testo di "Ciao amore ciao":

"Eccezion fatta per Fabrizio De André, Anna Fabbri (moglie di Gino Paoli), Michele Maisano, Gian Franco Reverberi e Gian Piero Reverberi, nessun altro artista o personaggio del mondo dello spettacolo e tanto meno di quella edizione del Festival di Sanremo si presentò ai funerali di Luigi! La cittadinanza e la gente comune, invece, fu stimata in oltre duemila persone, tanto da non poter essere contenute nella chiesa e nemmeno nella piazzetta antistante. [...] Riguardo la sensazione del conduttore Massimo Giletti, 'cioè che ci fosse già scritta in quelle parole… il desiderio di porre fine alla sua vita…', chiedendo esplicitamente 'molta attenzione' al pubblico ad ascoltare parte della canzone 'Ciao Amore Ciao' che il conduttore ha voluto proporre, è sicuramente sbagliata poiché è ampiamente risaputo che la canzone originale, dal titolo 'Li vidi tornare', esprimeva concetti antimilitaristi e di certo non personali! Altrettanto ampiamente risaputo è il fatto che la canzone, dietro suggerimenti e pressioni di esperti del mondo della musica dell’epoca, fu modificata da Luigi per le esigenze del Festival con il titolo 'Ciao Amore Ciao' attraverso la quale era riuscito, però, a mantenere i temi sociali a lui cari sul fenomeno dell’emigrazione e di certo non personali! Quindi, visto l’intento di portare sul palco del Festival di Sanremo contenuti e valori sociali, in nessun caso vi si poteva leggere alcun desiderio di Luigi di porre fine alla sua vita!".


A proposito dell'intervento di Gino Paoli:

"A lui rendiamo merito anche del fatto di aver chiaramente detto che 'l’unica cosa reale è che Luigi non era un ragazzo depresso o con manie suicide. Era allegro, divertente. Quindi la leggenda di Luigi, un ragazzo triste e cupo non è vero un accidente".


Il comunicato stampa si chiude con queste parole:

"A distanza di cinquant’anni non pretendiamo che vengano rivolte delle scuse a Luigi per come fu ingiustamente descritto dalla stampa del 1967 che viveva e vendeva tirature di giornali e di dischi in base alle notizie diramate dall’organizzazione di quel Festival, ma certamente non possiamo e non vogliamo tollerare che si continui a fare disinformazione a discapito di Luigi Tenco e del valore umano, culturale ed artistico che aveva espresso attraverso le sue canzoni, le sue interviste e le sue amicizie… quelle vere e non quelle legate agli interessi commerciali-musicali-televisivi. Chiediamo, pertanto, che nella prossima puntata del programma 'Viva Mogol' vengano riportate le opportune correzioni, che da parte nostra e come sopra citate sono certamente corrispondenti al vero. Con l’occasione, in vista del cinquantenario della sua morte, gradiremmo essere informati preventivamente su eventuali futuri programmi ed eventi che volessero trattare in modo serio la figura di Luigi Tenco il cui pensiero di vita, anche sul tema delle ingiustizie sociali, è ben descritto nei testi delle sue canzoni...".

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