Nick Cave, la recensione di "One more time with feeling" (nei cinema il 27 e 28 settembre

Nick Cave, la recensione di "One more time with feeling" (nei cinema il 27 e 28 settembre

Un'inquadratura su una parete bianca, una stanza vuota, che arriva dopo una carrellata di volti. “One more time with feeling” è il racconto di un vuoto, e di come da quel buco nero può nascere la musica e rinascere una persona. Il vuoto è quello lasciato a Nick Cave e alla sua famiglia dalla morte del figlio 15enne Arthur, caduto da una scogliera nei pressi di Brighton (Inghilterra) nel luglio 2015.

Il film, che sarà nelle sale italiane il 27 e 28 settembre distribuito da Nexo Digital (qua l'elenco dei cinema), esplicita tutto quello che nell’album si ipotizza e si sente: è il racconto della creazione, del processo in studio. E’ la storia dell’elaborazione del lutto, di come l’artista e l’uomo si pone nei confronti del suo lavoro, dopo una tragedia. Ed è anche il racconto delle tensioni tra Nick Cave ed il regista, che lo forza a raccontare, a mostrarsi.

E’ un film dai forti contrasti: è girato in 3D ma usando il vintage del bianco e nero. Parla di morte, ma racconta la vita. "Non credo più nelle storie a lieto fine, non credo più nelle narrazioni", dice Nick Cave, il volto sopraffatto dal caos creato dalla tragedia. Ma alla fine la  musica e il film sono un modo di ridare senso e ordine a tutto ciò che lo circonda. "One more time with feeling" è stato girato apposta per questo: per spiegare tutto, per raccontare la storia una volta sola - e non è un caso che Cave non abbia concesso nessuna intervista, né per il flim né per il disco.

Cave viene ripreso con un taglio di luce crudo, eppure reso ipertecnologico dalla prospettiva profonda imposta dagli occhialini: l'effetto è straniante, e permette al film di mantenere la stessa aura spettrale e rarefatta del disco. Le performance in studio delle canzoni dell'album si alternano alle interviste. Cave parla, spesso a fatica di come ha reagito, e di come è nato il disco - anche se non è chiaro fino in fondo come le canzoni e la musica, composte prima, siano sopravvissute e si siano evolute dopo la tragedia. Il tempo, dice Cave, è una sorta di metafora, è elastico, tutto succede assieme.

 Cave dice di non credere più nella logica, nel senso. "You believe in God but you get no special dispensation for this belief", canta in Jesus Alone. Ma ammette anche che la musica ha avuto un effetto catartico, che è servita, e che alla fine lui e sua moglie hanno deciso di essere felici - un po’ come la title track del disco, che lascia intuire una luce alla fine del tunnel: “It’s alright now”.

Ci sono anche momenti di ironia ed emozione - soprattutto quelli  in cui parla della moglie (“una persona tridimensionale - noi uomini siamo bidimensionali"), di cui viene fatto un bellissimo ritratto. E bellissima anche la figura di Warren Ellis, vera mente sonora e colonna del disco e della band.

Le frasi da citare, i pensieri, le riflessioni che lascia addosso questo film sono così tante che sceglierne solo qualcuna è davvero un peccato. “One more time with feeling” restituisce una figura complessa e sfaccettta, nelle sua grandezza artistica e nella sua umanità.

Assolutamente da vedere, non solo se vi piace Nick Cave.

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