“La creatività italiana contro la globalizzazione”. Raphael Gualazzi racconta il nuovo album “Love life peace” – INTERVISTA

“La creatività italiana contro la globalizzazione”. Raphael Gualazzi racconta il nuovo album “Love life peace” – INTERVISTA

“In un periodo complicato come quello in cui viviamo c’è bisogno di messaggi semplici”, dice Raphael Gualazzi. Ecco perché ha titolato il nuovo album “Love life peace”, tre parole elementari e universali. Il cantautore marchigiano l’ha presentato ieri sera al Blue Note di Milano accompagnato da un sestetto che comprende chitarra, contrabbasso, batteria e una sezione fiati di tre elementi. Contenuto in un packaging montabile che si trasforma in un modellino di pianoforte, il disco è una prova d’eclettismo dove, fra canzoni in lingua italiana e inglese, Gualazzi spazia da ballate alla Elton John a pezzi jazzati, disco-funk ed echi di Brasile come in “Buena fortuna”, scritta con Gino Pacifico e interpretata con Malika Ayane. “La musica è anzitutto divertimento”, assicura Gualazzi.

Il progetto dell’album, di cui si potranno ascoltare in anteprima alcune tracce già oggi su TIMmusic, è nato quando il produttore Matteo Buzzanca è andato a sentire Gualazzi in concerto a Palermo e gli ha proposto una bozza della canzone che sarebbe poi diventata “Splende il mattino”. In un primo tempo, il cantautore pensava di pubblicare un disco di cover cui stava già lavorando. “Amo incidere brani altrui. Riarrangiarli significa rivivere il percorso compositivo di quel musicista, rievocare le immagini che voleva trasmettere, acquisire gli skills che aveva”. Alla fine è prevalsa l’urgenza di raccontare storie nuove come quella di “Mondello beach”. Cantata in una specie di dialetto anglo-ragusano, è narrata dal punto di vista di un musicista italo-americano. “Volevo creare un trait d’union tra la musica popolare siciliana e le sonorità di New Orleans. Per ricordarsi che il primo disco jazz nella storia della discografia fu inciso da un siciliano, Nick La Rocca. Penso a quanta bellezza c’è in Italia, al patrimonio culturale di questo Paese, e a quanto spesso per trovare le cose più preziose non devi viaggiare, perché ti sono vicine”.

Oltre ad essere un disco brioso dallo spirito positivo, “Love life peace” colpisce per i continui riferimenti a un passato che Gualazzi non ha vissuto, essendo nato nel 1981. “Musicalmente”, dice, “stiamo attraversando un periodo particolare, qualcosa di simile a quello che è stato il manierismo nell’arte. Si prende ispirazione dai grandi maestri. Ad esempio i film di Fellini, che sono immortali. Riportano in vita personaggi e immagini della nostra cultura che non saranno mai attaccati dalla globalizzazione, ribadiscono l’importanza e la forza della diversità. È quel che ci rende speciali, non omologati. Fa scaturire creatività, che è poi ciò che rende forti noi italiani”.

Dopo le immagini nostalgiche evocate dalla musica e dal video di “L’estate di John Wayne”, un pezzo con echi di Battiato e Battisti scritto con Alessando Raina su un’Italia che non c’è più, il prossimo singolo non ancora annunciato ufficialmente sarà “Lotta things”. Cantato in lingua inglese, punta il dito contro gli eccessi del consumismo. Gualazzi lo racconta come “un brano che racconta le cose effimere in cui ci imbattiamo nella quotidianità, qui nel Primo mondo. Il testo le mette improvvisamente in contrasto con i veri problemi dell’umanità. E nello special si apre al concetto di condivisione: a volte è difficile, ma è importante riuscire a condividere le cose a noi più care e non quelle che ci vengono regalate”.

Il tour teatrale di “Love life peace” partirà il 18 novembre da Bergamo e proseguirà fino a fine anno toccando tra gli altri il Gran Teatro Geox di Padova (19 novembre), il Colosseo di Torino (21 novembre), il Duse di Bologna (23 novembre), il Conciliazione di Roma (30 novembre), il Nazionale di Milano (12 dicembre). Gualazzi promette molte variazioni sul tema. “Diciamo che dal vivo, essendo noi in sette, proporremo le versioni B delle canzoni, e cioè digressioni strumentali, strutture dilatate, variazioni nel ritmo, interplay diverso, frasi aggiunte, com’è naturale per un musicista che ama il jazz. È importante divertirsi sul palco e con il pubblico. Quando accade, la musica prende vita”.

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