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NEWS   |   Recensioni concerti / 20/09/2016

Who, la recensione del concerto al Forum di Assago

Who, la recensione del concerto al Forum di Assago

Il primo “windmill” di Pete Townshend arriva pochi secondi dopo l’inizio del primo brano, "Can't explain”. L’ultimo mulinello sulla chitarra è quello che chiude "Won't get fooled again”. 52 anni di storia in 2 ore di concerto. E di fronte a questo monumento chiamato Who ci siamo noi: è impossibile resistere al loro muro di suono.  E’ impossibile non fare air guitar imitando Townshend come dei ragazzini, o non urlare assieme a Roger Daltrey.

Perché è vero che in due hanno più di 140 anni, che teoricamente non potrebbero più cantare “Hope I die before I get old”. E’ vero tutto questo ed altro ancora, ma dal vivo spaccano come nessuno. Dopo Bologna, anche questa sera a Milano gli Who hanno offerto uno spettacolo pressoché perfetto per energia, suono, repertorio e scenografia.

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La serata inizia presto, prima delle 8, con gli Slydigs: physique du rôle con taglio di capelli e abbigliamento vintage, e suono tipicamente british. Derivativi, tra Oasis e Stones, ma convincono. Nell’intervallo, il megaschermo dà lezioni di rock, ricordando il primo concerto milanese della band, 1967 al Palalido, mostrando foto e memorabilia, e poi immagini del compianto Keith Moon.

La band coglie di sorpresa il pubblico salendo sul palco alle 20.50, con 10 minuti d’anticipo. Pete Townshend abbozza qualche parola d’italiano e gli Who iniziano a suonare: il pubblico è subito travolto. Roger Daltrey si esibisce  nella classica mossa del microfono lanciato e ripescato tenendolo il filo: la prima volta non gli viene benissimo - ma la voce è perfetta. Chi ha visto la band nell’ultimo passaggio italiano, quello all’Arena di Verona nel 2007 dove Roger si bloccò per un colpo di freddo per via della pioggia, sa che non è scontato.

La band suona che è una meraviglia: menzione d’onore a Pino Palladino al basso, immobile e impeccabile, e a Zak Starkey, che picchia alla batteria in maniera potente e precisa. Peccato che alla morte di Keith Moon fosse troppo giovane: sarebbe stato un sostituto decisamente migliore di Kenney Jones. Perfetta anche la messa in scena: i due schermi laterali riprendono la band (con una bella regia). Il megaschermo alle spalle fa da scenografia, mostrando soprattutto l’iconografia della band e dell’Inghilterra anni ’60, come i mods di “The kids are allright”, per arrivare alla computer graphics di "Amazing journey" e al flipper che va in mille pezzi su "Pinball wizard".

La prima parte dello show è una carrellata di classici, spesso rivisitati ed estesi: la band esce dall’imbarazzo di cantare i versi di “My generation” all’età attuale virando il finale della canzone in una jam session, una delle tante code strumentali dei brani. Le canzoni sono contemporaneamente riconoscibili e cantabili, ma anche vestite in maniera nuova per mostrare la potenza del gruppo, una macchina da guerra che compensa con l’esperienza l’inevitabile mancanza del furore giovanile. Tutto questo si vede tutta nella sequenza dedicata a “Quadrophenia”, che culmina in “The rock”, che a sua volta sfocia in "Love Reign O'er Me”, con Daltrey che prima esce per il lungo strumentale, poi rientra per cantare in maniera perfetta la canzone conclusiva del concept album.
Che dire poi della sequenza dedicata a “Tommy”? Uno immagina che non possa andare meglio di così, solo che deve ancora arrivare la doppietta finale "Baba O' Riley”/"Won't Get Fooled Again”, cantata in coro dal palazzetto.
 Seguono dei lunghi ringraziamenti, con cori per l’ “italiano” Pino Palladino, prima che la band lasci definitivamente il palco.

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“Molti di voi non erano ancora nati quando abbiamo scritto queste canzoni”, ripete più volte Townshend durante la serata.  Il pubblico è vario, da chi segue la band da decenni a chi l’ha ricevuta in dono da genitori, parenti, amici con qualche anno in più. Tutti, alla fine, sono ugualmente soddisfatti e concordi: questa sera, a Milano, si è visto un grande pezzo di storia del rock, raccontato e suonato nel migliore dei modi.

(Gianni Sibilla)

 


"Can't Explain"
"The seeker"
"Who Are You"
"The Kids Are Alright"
"I Can See For Miles"
"My Generation"
"Behind Blue Eyes"
"Bargain"
"Join Together"
"You Better You bet"
"5:15"
"I'm One"
"The Rock"
"Love Reign O'er Me"
"Amazing Journey"
"The Acid Queen"
"Pinball Wizard"
"See Me Feel Me"
"Baba O' Riley"
"Won't Get Fooled Again"

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