Laurie Anderson racconta “Heart of a dog” e Lou Reed - l’intervista

Laurie Anderson racconta “Heart of a dog” e Lou Reed - l’intervista

Oggi Laurie Anderson parla inglese, non italiano. E ti ipnotizza, esattamente come in  "Heart of a dog". Dopo l'anteprima-concerto (per cani) di ieri al Franco Parenti di Milano,  l'artista ha incontrato la stampa - mentre  domani e dopodomani 13 e 14 settempre il film si potrà vedere nei cinema del circuito di distribuzione di Nexo Digital e Cinema srl, in una versione doppiata in italiano dalla vedova di Lou Reed.

 Capelli grigi raccolti a codino in testa, uno sguardo sereno e aperto, sempre sorridente e cortese, la Anderson spiega che "Heart of a dog" non è un film sul suo cane: “Anzi, è un film su come si raccontano le storie, da che punto di vista. Non solo su Lolabelle, il mio terrier, ma anche sulla mia infanzia, su alcune cose che al tempo non capivo, e che mi hanno perseguitato negli anni come fantasmi, e che oggi riesco a raccontare in maniera diversa. Come quando mi ruppi la schiena e rimasi in ospedale per mesi, in un reparto assieme ad altri bambini malati. Per questo ho citato nel film David Foster Wallace: diceva che ogni storia d’amore è una storia di fantasmi. Oggi è il suo compleanno ed anche se non c'è più, è qua con noi, come fantasma…”.

Le storie d’amore e di fantasmi che racconta nel film sono diverse: quella del cane Lolabell, appunto, che dà il titolo al film. Quella con la madre, con cui ha avuto un rapporto contrastato. Quella con la sua città, New York e dell’America post 11 settembre.  “Ma è un film di domande, non di risposte. Un film sull’interrogarsi, sul chiedersi chi sei”, ci spiega. “Quanto racconti una bella storia, la gente si fa la propria idea da sola, non ha bisogno di risposte preconfezionate. Trovare il tono di questo racconto, non appesantirlo anche parlando di vita e morte, non è stato difficile, spiega. “Più difficile è stato tradurlo in italiano, perché perdi le sfumature delle parole. Come pronunci, ‘Notte’, per esempio?”, dice, usando la parola in italiano con diversi accenti. “Ho studiato italiano fin da bambina, ho letto Dante e 'I promessi sposi', ma nulla che ti prepari ad una vera conversazione. Non è stato facile, ve l’assicuro. Ma è una storia che dovevo raccontare in prima persona, quindi volevo usare la mia voce".

Tra le storie che Laurie Anderson non racconta, nel film, c’è quella del marito, Lou Reed, scomparso nel 2013, che si intravede appena in un'inquadratura. “Il film non è la sua storia, semplicemente. Forse un giorno la racconterò. Ma quando si è stati uniti come lo siamo stato noi, non ci si lascia mai: è in ogni cosa che faccio. E’ con me, sempre, anche in questo momento”, dice indicando una sedia vuota.  “Una cosa che ho scoperto è che il dolore non esiste", continua. Non l’ho provato. La morte, in realtà è la liberazione dell’amore, e questo è uno dei temi del film. Lou diceva che il tempo è l’amore, sono la stessa cosa”, conclude - facendo riferimento alla canzone finale del film, “Turning time around”, cantata da Lou.

Laurie Anderson racconta di avere preso un altro cane, dopo la morte di Lolabelle: “Non suona il piano, però”, scherza, facendo riferimento ad una scena del film in cui racconta della passione di Lolabell per lo strumento, un modo per tenerla attiva dopo la cecità.  “Ma dire che ami i cani è come dire che ami la gente... Penso che possiamo andare fino a Marte, ma abbiamo così tante cose interessante da fare sul nostro pianeta, come capire cosa passa per la mente degli animali, di cui  sappiamo davvero poco dove migliaia di anni".

Laurie Anderson sta lavorando ad un libro di scritti del marito sul Tai Chi Chuan, l’arte marziale e di meditazione che entrambi praticavano - Lou Reed spesso suonava mentre il suo maestro Ren Guangyi si esibiva con lui sul palco, e nel ricordo scritto dopo la sua scomparsa, la moglie ha raccontato che il musicista è spirato praticando la forma, la sequenza di movimenti che è la base del Tai Chi. “E’ qualcosa a cui Lou teneva moltissimo, e l’editore mi ha chiesto di finirlo, ci voglio provare”.  Per il futuro dice: “Sto suonando il violoncellista Rubin Kodheli, un gicante. Poi passerò del tempo con Brian Eno e vedremo cosa ne verrà fuori: con lui sempre un'avventura. Poi ancora suonerò in duo Philip Glass a Big Sur, in duetto. Ma voglio rimanere calma per un po'...". Se questo è rimanere calmi...

(Gianni Sibilla)

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