Laurie Anderson a Milano: la recensione di "Heart of a dog"

Laurie Anderson a Milano: la recensione di "Heart of a dog"

 Arriverà nei cinema italiani martedì 13 e mercoledì 14 "Heart of a dog"  il lungometraggio di Laurie Anderson. L'artista lo ha presentato oggi, domenica 11 settembre, in anteprima al Franco Parenti di Milano. Il  il 13 e 14 si potrà vedere nei cinema del circuito di distribuzione di Nexo Digital e Cinema srl. “Heart of a dog” arriva in Italia in una nuova versione, curata dalla Anderson, che lo ha doppiato personalmente in italiano (la  versione localizzata della colonna sonora è stata pubblicata solo in digitale, lo scorso venerdì).

 Una serata emozionante, come il film. Nella piccola sala del Parenti scelta per la proiezione, i posti laterali portano la scritta “riservato”: sono per i proprietari dei cani, che su richiesta dell’artista hanno potuto portare i loro compagni in sala (a patto che rispettassero un decalogo di buone maniere, redatto dai volontari dell’ENPA, presenti nel foyer). Qualche abbaio prima dell’inizio, ma poi silenzio pressoché assoluto durante i 75 minuti della pellicola.

E’ un film poetico, emozionante, ma senza mai essere pesante. Unisce  intensità e leggerezza, come solo i grandi artisti sanno fare. La protagonista è Lolabelle, amatissimo terrier, che diventa lo spunto per una serie di riflessioni sulla vita, l’amore, la morte - raccontate con delicatezza e ironia. Laurie Anderson riesce a mettere assieme la propria vita, e spunti da Wittgenstein, Kierkegaard, David Foster Wallace, il Libro Tibetano dei Morti e la musica del marito Lou Reed - che però si vede solo in una scena, di sfuggita. Ma la sua “Turning time around” arriva alla fine, sui titoli di coda (per una volta definizione azzeccata).

Bellissimi e attualissimi, soprattutto oggi, i passaggi sul dopo 11 settembre del 2001, con l’uomo e il cane che realizzano la pericolosità del cielo (Lolabelle dopo essere quasi stata attaccata da  falchi qualche giorno dopo, in California). Divertenti i momenti in cui si vede Lolabelle che impara a suonare il piano (un modo per tenerla attiva una volta diventata cieca) e toccanti i passaggi sulla morte della madre e sulla propria infanzia.

Dopo la proiezione, lo schermo è stato smontato velocemente, per lasciare spazio ad un mini concerto. La Anderson entra sul palco, parla in italiano fluente come nel film, e chiede di avere con sé qualche cane, che attornia la sua postazione, fatta da una tastiera, un computer e dal suo violino elettrico. Salgono ai suoi piedi diversi cani, tra cui Why, il barboncino di Ornella Vanoni, che rimane a coccolarlo mentre ascolta la musica. La Vanoni è una dei tanti artisti in sala, accompagnati dai loro compagni: presenti anche Paola Turci con il suo barboncino e Marco Carta, con uno stupendo cane corso. In sala, ma senza cane, anche Devendra Banhart.

La Anderson suona improvvisando, parla sempre in Italiano: “I cani sono ottimi spettatori per i concerti di musica di improvvisazione: non capiscono cosa sta succedendo e non si aspettano la nota dopo”, dice. Scherza (“A Stoccolma abbiamo eseguito un concerto di questo genere in un cinema porno, perché c’era la plastica sulle sedie, così ci potevano salire i cani"). Esegue qualche passaggio dalla musica del film e per l’ultima parte della mini esibizione chiede ai proprietari di far abbaiare i cani, finora rimasti pressoché in silenzio. Ringrazia, e si ferma ad accarezzare i cani sul palco, finché la sala si svuota.

“Heart of a dog” è da vedere, assolutamente. Un film come l’artista: geniale, umano nel senso migliore del termine ed empatico.

(Gianni Sibilla)

 

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