Musica e impresa digitale in Italia, lo sfogo di Max Ciociola (MusixMatch): 'Felice per i complimenti di Zuckerberg, ma il nostro resta il paese delle porte in faccia'

Questo video, settimana scorsa, gli addetti ai lavori l'hanno visto tutti: Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, incontra gli studenti dell'università Luiss di Roma. Una ragazza gli chiede se valga la pena avviare una start up in Italia, dove gli investitori - quelli nazionali, almeno - ancora latitano e dove la burocrazia non è esattamente delle più snelle. Mister Facebook non ci pensa un attimo e dice che sì, anche qui le realtà digitali giovani possono crescere e prosperare, e cita ad esempio - invitandolo ad alzarsi - Max Ciociola, il fondatore dell'aggregatore internazionale di testi Musixmatch.

"Non me l'aspettavo, niente era stato programmato", ci spiega lui, 38 anni, cresciuto a Dada e oggi al timone del più grande catalogo legale di liriche online al mondo: "Ero stato contattato dallo staff di Facebook, che mi avevo detto che c'era la possibilità di incontrare Mark, ma chi l'avrebbe mai detto... E' stato un grande onore, non solo per me, ma per la mia azienda, e per tutto il comparto italiano".

Un bel colpo di coda, alla luce delle fosche previsioni di David Packman, che solo qualche mese fa aveva preconizzato il declino definitivo delle start up musicali: "Del resto avevano dato vita breve anche a Netflix, all'inizio", riflette Ciociola, "La filiera musicale, al momento, è caratterizzata da una catena di valore molto lunga, che di conseguenza offre agli attori che vi intervengono marginalità basse". Ed è proprio qui che, secondo Ciociola, tocca alle start up innovative il compito di salvare la situazione: "Si prenda Spotify, per esempio: ci sono tante opinioni, al proposito, eppure con il lavoro che sta facendo sta salvando la discografia. Dal canto nostro, dieci anni fa siamo arrivati su un mercato frequentatissimo, dalle potenzialità commerciali enormi, ma lasciato alla completa mercé dell'illegalità, dove i testi presenti su Internet non fruttavano niente a nessuno, se non a chi li pubblicava senza autorizzazioni. Abbiamo proposto un modello di business nuovo, che retribuisse anche autori ed editori: qui in Italia siamo stati del tutto ignorati, così abbiamo deciso di portare la nostra idea sullo scenario internazionale e ci siamo spostati a Londra. Adesso abbiamo 50 milioni di utenti in tutto il mondo...".

Una storia a lieto fine, quindi, quella di Ciociola e Musixmatch, suggellata dall'endorsement del campione di tutti i Web imprenditori, che ci ha assicurato che sì, c'è vita sul pianeta digital-musicale italiano? No.

"Abbiamo fatto di tutto perché un mercato un tempo illegale portasse introiti anche a quelle che erano le prime parti ad essere danneggiate, ovvero autori ed editori, e adesso a farci la guerra scopriamo che è nientemeno che il presidente della Società Italiana Autori ed Editori", spiega Ciociola: "Filippo Sugar, in palese conflitto di interessi, ci ha chiesto cifre assolutamente fuori mercato per continuare a ospitare nel nostro database i testi degli artisti della sua etichetta, la Sugar. Noi ci siamo rifiutati di acconsentire alla richiesta, che era davvero sproporzionata, anche se comparata a quelle che gestiamo a livello internazionale, e abbiamo tolto i testi di Elisa, Negramaro, Andrea Bocelli e di tutti gli altri artisti Sugar dal nostro catalogo. Il risultato è paradossale: il presidente della SIAE, che dovrebbe farsi garante della tutela del diritto d'autore degli artisti italiani, ha reso illegale in Rete i testi degli artisti dell'etichetta di sua proprietà, facendo per giunta cartello con altri piccoli editori perché lo seguano in questa direzione".

Musixmatch ha cercato un abboccamento con gli artisti rimasti coinvolti in questo braccio di ferro? "No, noi siamo da sempre molto rispettosi nei confronti degli editori", spiega Ciociola: "Se Sugar avesse deciso di non rinnovare il contratto che aveva con noi per ragioni connesse a strategie aziendali, come la concessione di un'esclusiva a un nostro concorrente, benissimo, ne avremmo preso atto. Quello che sta succedendo, però, è autolesionista. Penso anche alla situazione che sta vivendo Soundreef, vittima anche lei di una situazione istituzionale che nel 2016 non ha più ragione d'essere. Noi faremo appello alla Corte Europea, se necessario, per risolvere questa impasse: ma in tal caso come ne uscirebbe, l'immagine del sistema musicale Italia, agli occhi degli investitori internazionali? Sia chiaro, con Sugar non c'è nulla di personale: lui è un imprenditore, come me. Ma questo conflitto di interessi è inaccettabile".

Torniamo a settimana scorsa, per concludere: se Zuckerberg fosse stato al corrente di tutto questo, cosa avrebbe risposto alla ragazza perplessa sul fatto di avviare una start up nello Stivale? "Lui ha fatto bene a essere ottimista, e anch'io credo che non ci sia bisogno di emigrare per poter emergere", riflette Ciociola: "Se l'avesse chiesto a me, le avrei risposto: preparati a prendere un mucchio di porte in faccia, come è successo a noi, ma tieni duro e non arrenderti mai".

(dp)

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