Il giorno in cui George Michael fece coming out

Il giorno in cui George Michael fece coming out

Quella di George Michael è stata la storia di un enfant prodige del pop che appena ventenne, nel 1983, pubblicò assieme al compagno di scuola Andrew Ridgeley, con cui aveva dato vita a un duo chiamato Wham!, l’album “Fantastic”. Un disco che, assieme al successivo, “Make it big” (1984) lo fece diventare una superstar di prima grandezza. Status che da allora non è mai variato: George Michael è stato senza discussione alcuna uno dei giganti del pop degli ultimi trent’anni. La sua carriera artistica è un percorso costellato di successi. Ma la vita privata è molto più accidentata e, nel caso di un musicista così noto, il privato diventa pubblico come si sosteneva ai tempi del sessantotto. E tra gli accidenti – ma forse è più corretto dire incidenti – nel quale è incorso il musicista di origine cipriota vi è quello accaduto a Los Angeles il 7 aprile 1998.



In un bagno pubblico di Beverly Hills, nel Will Rogers Memorial Park, George Michael viene arrestato da un poliziotto in borghese di nome Marcelo Rodriguez con l’accusa di condotta immorale. Quell’episodio, chiaro ma fino a un certo punto, viene raccontato nel volume “George Michael” di Rob Jovanovic e così lo riporto. Si premette che non è raro incontrare persone note in quel parco perché è situato di fronte al Beverly Hills Hotel. L’agente Rodriguez quel giorno teneva d’occhio i servizi del parco perché c’erano state segnalazioni che quel luogo era diventato un punto di incontro per ‘pratiche omosessuali’. Il 7 aprile qualche inequivocabile sguardo tra quel ragazzo (più tardi George disse “Non mandano Colombo, mandano dei tipi veramente carini”) e la pop star inglese deve esserci stato. Il cantante entrò nel bagno, il poliziotto lo seguì. L’agente lo guardò e iniziò a toccarsi, lui fece lo stesso. Il poliziotto si fece avanti, lui lo seguì e un secondo dopo era in arresto. Quanto accaduto, secondo la difesa, si chiama induzione al reato, poiché se l’agente non lo avesse seguito nei bagni non sarebbe accaduto nulla. Non ci sarebbe stato il reato e neppure l’arresto. Venne quindi portato alla stazione di polizia di Beverly Hills, trattenuto per tre ore e, infine, rilasciato dopo aver versato 500 dollari di cauzione con l’obbligo di comparizione il mese successivo.

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In una successiva intervista a Mtv, George Michael disse: “Sono stato uno stupido. Fu una cosa stupida, ma io non sono mai riuscito a resistere a un pasto gratis. Il fatto è che non c’era assolutamente nessuno nelle vicinanze, qualsiasi cosa contenga il rapporto della polizia. C’ero solo io, e poi effettivamente c’erano due poliziotti in borghese, solo che uno non lo potevo vedere. Due sbirri senza divisa e una popstar libidinosa. Nessun altro. Se qualcuno ti sbandiera i suoi genitali sotto gli occhi, non ti viene automatico pensare che appartengano a un rappresentante della legge.”

Questo increscioso episodio portò George Michael a uscire allo scoperto e fare coming out. Prima di allora non si era mai sentito in dovere di dichiarare pubblicamente i propri gusti sessuali per almeno due motivi: riguardavano la propria sfera personale e riteneva che non potessero interessare alla gente.

Michael decise di gestire l’intera vicenda andando all’attacco. Non si nascose, non fuggì, giocò d’anticipo. Non attese di essere braccato dai media. Chiarì immediatamente la questione con la propria famiglia raccontando quanto successo, la sera stessa uscì a cena in un locale dove incontrò Lionel Richie e Tony Curtis e rientrò a casa verso la mezzanotte. L’indomani organizzò una intervista con la CNN così da poter raccontare la sua versione della storia senza dover subire le inevitabili speculazioni che un caso come questo porta con sè. L’intervistatore era il giornalista Jim Moret, George Michael dichiarò: “Desidero precisare che non ho alcun problema a far sapere alla gente che in questo periodo ho una relazione sentimentale con un uomo (il mercante d’arte Kenny Goss, relazione che avrà termine nel 2009). Non ho una storia con una donna da quasi dieci anni. Non me ne vergogno. Mi sento sciocco e sconsiderato e debole per aver lasciato che la mia sessualità venisse rivelata in questa maniera. Ma non provo assolutamente vergogna.” Tenne anche a precisare di non essere mai stato reticente riguardo i suoi gusti sessuali nei testi delle canzoni da lui scritte: “Scrivo della mia vita. Voglio che la gente sappia che le canzoni che ho scritto quando frequentavo le donne parlavano veramente di donne. E quelle che ho scritto da un certo momento in poi parlavano chiaramente e onestamente di uomini”. Come dice Jovanovic nel suo libro, ‘il segreto peggio custodito dello show-business era venuto allo scoperto’. George Michael gestì al meglio la delicata situazione e i pettegolezzi nel breve volgere di qualche giorno si ridussero a zero. I legali dell’artista accettarono la pena proposta che era costituita da una multa di 810 dollari, 80 ore da impiegare nei servizi sociali e il divieto di frequentare il Will Rogers Park. George Michael non si dovette presentare in tribunale e per la festa del suo 35esimo compleanno, il 25 giugno, sull’invito inoltrato agli amici vi era riportata l’avvertenza ‘Andate in bagno prima di venire perché tutti i gabinetti saranno chiusi a chiave per proteggere gli ospiti’.

La parola fine a questa vicenda venne messa da George Michael con il video girato per la canzone “Outside” - il suo primo singolo dopo i fatti del Will Rogers Park, uscito nell’ottobre del 1998 – che si apre parodiando una tipica situazione da film pornografico con ragazza procace e uomo distinto con seguente irruzione della polizia sul più bello, per poi proseguire mostrando una serie di coppie che si scambiano effusioni senza alcuna vergogna alla luce del giorno.

(Paolo Panzeri)

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