Grande musica dal vivo a Milano, tra San Siro, Expo e CityLife: il punto sugli spazi per le stagioni che verranno con l'assessore alla Cultura Filippo Del Corno - INTERVISTA ESCLUSIVA

Grande musica dal vivo a Milano, tra San Siro, Expo e CityLife: il punto sugli spazi per le stagioni che verranno con l'assessore alla Cultura Filippo Del Corno - INTERVISTA ESCLUSIVA

Quali sfide può raccogliere, dal punto di vista della musica dal vivo, Milano? L'assessore alla Cultura del capoluogo lombardo Filippo Del Corno di dubbi ne ha pochi: bene i concerti a San Siro - la cui apertura alle grandi star nazionali e internazionali per Palazzo Marino è irrinunciabile, bene la proliferazione di piccoli spazi e laboratori musicali (e non solo) nel tessuto urbano, ma la vera sfida è consegnare a una città che fa gola a molti - cosa che "da un lato lusinga, ma dall'altro ci preoccupa" - dei luoghi pensati e dedicati alla musica. Sotto la Madonnina i posti per andare a sentire un concerto senza sentirsi ospiti in casa d'altri ci sono: adesso - ci ha spiegato l'assessore - tutto sta a "dargli un'anima". Buona lettura.

 

Si parla molto, negli ultimi giorni, di iniziative benefiche a carattere musicale per le popolazioni colpite dal terremoto del 24 agosto che interesseranno diverse città: in particolare, oltre a Roma, pare che anche Milano abbia progetti, in proposito...

Sì, un progetto c'è. E' un'idea che ha lanciato il sindaco Sala, raccogliendo una sollecitazione di Camila Raznovich. Si sta lavorando in questi giorni per definire i dettagli di questo evento, che dovrebbe avere luogo tra fine settembre e inizio ottobre: sarà un'iniziativa benefica che offrirà un grande spettacolo permettendo alla città di partecipare in maniera solidale alle necessità imposte dalla contingenza di questo terribile fatto. Nei prossimi giorni c'è anche un'altra iniziativa, che ha seguito un percorso diverso proposto dal ministero: il Jazz Italiano per Amatrice, in programma questo weekend, non avrà luogo solo a L'Aquila ma anche in altre città, tra le quali Milano, che ospiterà dei live set al Teatro Continuo di Burri al Parco Sempione domenica 4, dalle 16.
 

Riguardo la grande manifestazione autunnale, è già stata stabilita una location?

In questi giorni si parlava del Forum di Assago, ma una data precisa non è ancora stata definita.
 

E' sarà il Comune a patrocinare l'evento?

Sì, il Comune sarà il patrocinatore. So che ci sono già in moto delle sponsorizzazioni tecniche per fare in modo che davvero tutto il ricavato di questa iniziativa possa andare alle zone terremotate, ammortizzando i costi vivi di produzione dell'evento.
 

Alla fine dell'estate 2016, che bilancio traccia della stagione musicale milanese?

Per farlo, terrei conto delle innovazioni che la città ha sperimentato negli ultimi tempi, e di come queste hanno portato a un innalzamento sia quantitativo che qualitativo dell'offerta musicale complessiva durante l'estate. Innanzitutto è stato positivo l'effetto di un lavoro che ha messo in rete diversi operatori presenti in città, promuovendo un minor grado di competizione favorendo, di contro, la collaborazione e il dialogo: questo ha permesso la creazione di un calendario uniforme durante tutta la stagione estiva, garantendo non solo la molteplicità di generi musicali ma anche la molteplicità di luoghi per fuire musica. Abbiamo visto nascere in città nuove arene estive, come quella del Market Sound Festival o la Forum Arena, ma anche realtà di dimensioni più piccole e destinate ad altri linguaggi musicali come quella nata nel cortile del Castello Sforzesco. Questo ha generato una maggiore capacità di abitare lo spazio della città, da parte delle iniziative musicali, promuovendo questa eterogeneità di stili, generi e pubblici. Noi da tre anni a questa parte abbiamo avviato un progetto piuttosto importante, chiamato Metti Milano in Nota, col quale realizziamo un'attività di censimento e calendarizzazione dell'attività musicale che si svolge nell'area metropolitana, utile anche come interfaccia pratica per gli operatori stessi, che riescono a essere meglio informati su cosa sta accadendo nel territorio. Un'altra innovazione importante che credo abbia avuto un riflesso positivo sulla stagione, anche se in realtà riguarda tutta l'anno, è la crescita di spazi polifunzionali che hanno aperto in città, come Santeria Social Club in viale Toscana, o a Mare Culturale Urbano nella zona di via Novara: sono realtà che uniscono l'aspetto musicale - permettendo tra l'altro accesso ai palchi a gruppi giovani ed emergenti - a tutta una serie di funzioni di aggregazione che trasformano la condivisione dell'esperienza musicale. Sono spazi non basati esclusivamente sulla formula food and drink ma anche sull'idea - molto innovativa, come nel caso di Santeria - di co-working, con il relativo scambio di esperienze e creatività che stanno a margine della musica.
Il comune di Milano in questi anni è stato autore di un altro processo innovativo, lo Sportello Unico per lo Spettacolo: questa soluzione ha garantito agli operatori, almeno all'ingresso, una concentrazione delle pratiche autorizzative, associata a un'attività di consulenza volta a indirizzare gli organizzatori - specie quelli più giovani - a un rapporto con l'amministrazione non più formale e ostativo ma collaborativo. Su questo si è innestata una convenzione che abbiamo stipulato con la SIAE, che ha permesso di garantire maggiori opportunità e possibilità agli organizzatori più giovani, con particolare riguardo agli spettacoli musicali all'aperto: in caso di ingresso gratuito, è stata attivata la possibilità di dispensa del deposito precauzionale, che in genere ammonta a qualche migliaio di euro.
 

Poco fa parlava di spazi della città da vivere con eventi musicali, ma negli anni passati la cittadinanza spesso ha accolto molto duramente l'eventualità di convivere con spettacoli di musica dal vivo, specie all'aperto: nell'ottica di diffondere le attività live in tutto il territorio del Comune, che risposta avete avuto dai cittadini?

C'è una parte della cittadinanza che ha ancora un'enorme diffidenza nei confronti della musica dal vivo: il grande problema di Milano è che ha un numero di cittadini assolutamente sproporzionato rispetto alla sua dimensione geografica. La nostra, per ragioni storiche, è una città dalle dimensioni piccole ma dall'alta densità di popolazione, e quindi con scarsa possibilità di creare zone dove poter organizzare eventi lontano da zone residenziali. La nostra grande opportunità per il futuro è l'Open Air Theater di Expo: si trova in una zona perfettamente infrastrutturata, lontana dai centri abitati, e dispone di un palcoscenico e una platea che potrebbe risolvere le problematiche connesse all'organizzazione dei concerti di capienza approssimativa attorno ai 15mila spettatori.

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(L'Open Air Theater di Expo)
 

Si tratterebbe, in sostanza, di quella struttura che da tanto tempo i promoter chiedono per la città: uno spazio pensato per l'attività musicale e dedicato solo alla musica...

Sì, adesso però sarebbe necessario darle un'anima. L'esperienza che ha condotto Regione Lombardia questa estate, organizzata in poco tempo e con un sostanziale sottodimensionamento delle risorse necessarie, ha però generato in tutti la consapevolezza che quella potrebbe essere la grande scommessa per il futuro della città di Milano. Io sarei per l'apertura di un bando pubblico che assegni la gestione della struttura a un soggetto in grado di realizzare una programmazione musicale che tenga conto anche delle esigenze di molteplicità ed eterogeneità di stili musicali, che in ogni caso potrebbe essere tranquillamente garantita dalla rete di promoter della nostra città. Il modello dovrebbe essere quello - naturalmente con caratteristiche dimensionali mutate - del Teatro degli Arcimboldi, che sotto la gestione della fondazione Pomeriggi Musicali ha saputo dare ampia visibilità ad artisti, proposte e spettacoli provenienti da promoter molto diversi tra loro.
 

Un bando del genere fu istituito per la gestione delle ex Officine Ansaldo, che però ebbe sviluppi controversi...

Quello fu un esempio molto diverso: l'allora assessore Stefano Boeri condusse una sperimentazione nella gestione dello spazio ex Ansaldo, attraverso un bando di evidenza pubblica che venne assegnato poi a un promoter milanese [Claudio Trotta con Barley Arts, ndr], che condusse in realtà un'esperienza molto preziosa per capire quelle che erano le potenzialità di quel luogo. Ora le ex Officine Ansaldo sono completamente stabilizzate: c'è stato un altro bando che ha assegnato lo spazio a un'alleanza di soggetti diversi che ha dato vita a un'esperienza che giudico molto positiva, dove la musica non è più l'unica protagonista.
La grande possibilità dell'Open Air Theater è quella di disporre di un luogo che davvero permette la stesura di un calendario musicale  in una zona ad ampia presenza di infrastrutture: a questo si unisce un altro punto rimasto purtroppo interrogativo, perché causato da un procedimento di carattere giudiziario ancora in sospeso [una disputa tra TicketOne, prima assegnataria del bando, e Forumnet, seconda classificata che si è vista accogliere un ricorso dal TAR, ndr], che è l'assegnazione della gestione del palazzo delle Scintille. L'ex padiglione 3 della fiera ed ex palazzetto dello sport potrebbe essere il corrispondente al chiuso dell'Open Air Theater, con una capienza superiore alle 10mila unità, oltretutto in una zona - CityLife - che sta conoscendo un grande sviluppo urbanistico. Il nostro auspicio è che la vertenza si sblocchi, perché la prospettiva sarebbe molto positiva.
 

Negli ultimi giorni si sono rincorse indiscrezioni di stampa che volevano il Meazza di San Siro chiuso ai concerti a partire dal 2018: a stretto giro sono arrivate le smentite - sempre a mezzo stampa - sia del Comune che di M-I Stadio, la società che gestisce la struttura. Di certo, ad oggi, c'è la rinegoziazione della convenzione per l'utilizzo dell'impianto: ma il rischio che il Meazza chiuda definitivamente ai live è reale?

Sarebbe come minimo un delitto: San Siro, pur con i limiti che ha una struttura sportiva nell'ospitare grandi concerti, è una delle venue più amate dai grandi artisti nazionali e internazionali, e un motivo ci sarà. E' uno stadio che permette una grande presenza di pubblico e allestimenti scenici importanti, ed è perfettamente collegato con il resto delle città con la linea 5 della metropolitana. Questa comodità di afflusso, oltrettutto, rende sempre meno disagevole per gli abitanti della zona la realizzazione di concerti. Mi auguro che l'indiscrezione non abbia alcun fondamento, ma - in ogni caso - nell'ambito della negoziazione l'utilizzo del Meazza per i concerti resterà, da parte nostra, un punto fermo. Se guardiamo alle recenti stagioni concertistiche, scopriamo che molto artisti internazionali hanno messo due volte l'Italia nella mappa dei propri tour proprio per passare da San Siro: per Milano privarsi di questa opportunità sarebbe inconcepibile.
 

Restando sempre in zona San Siro, lo spazio dell'Ippodromo del Galoppo ospiterà ancora concerti?

La linea - piuttosto netta e inequivolcabile - della nuova governance della società che lo gestisce è quella di non concedere la disponibilità alla realizzazione di altri concerti. Noi questa scelta non l'abbiamo condivisa, ma si tratta di una società privata che gestisce uno spazio sul quale il comune non ha competenza diretta. Abbiamo provato a fare un'attività di moral suasion perché ritenevamo importante continuare in un'esperienza che ha dato effetti positivi ma da parte della società c'è stata una netta chiusura. Quindi mi sembra di poter escludere che in futuro l'Ippodromo ospiterà altre attività musicali...

Eppure l'area potrebbe far comodo a molti, soprattutto a chi voglia esportare un brand già consolidato altrove: per esempio, non è un segreto che il Postepay Rock in Roma stia cercando uno sbocco nel nord Italia...

La società privata che gestisce l'ippodromo non è tenuta ad informarci, quindi non posso escludere a priori che abbiano cambiato idea, ma per come li abbiamo sentiti l'ultima volta mi sembra piuttosto improbabile...
 

L'atteggiamento dell'amministrazione resterebbe comunque positivo nel caso manifestazioni nate fuori città vengano a chiedere asilo a Milano?

Dipende. Sta accadendo un fenomeno che da un lato ci dovrebbe inorgoglire ma dall'altro ci preoccupa, che è quello che io chiamo l'atterraggio delle astronavi. Molte manifestazioni nate in altre città stanno cercando il modo di arrivare a Milano: dato che si riconosce alla nostra città una capacità estremamente positiva negli ultimi anni di favorire un afflusso importante di pubblico e di avere un lavoro di coordinamento efficace tra le istituzioni, Milano rappresenta una sorta di garanzia di buona riuscita agli occhi di chi organizza manifestazioni dal vivo. Questa aspetto va considerato con grande attenzione, per due motivi, il primo dei quali è il rischio saturazione: non possiamo pensare che Milano accolga tutto ciò che le viene proposto di fare senza pensare a chi, nella città, ha sempre operato, e che ovviamente sperimenterebbe una progressiva restrizione delle quote di mercato esistenti a causa di questo fenomeno. La seconda è che non possiamo permetterci di impoverire l'offerta delle altre città: non possiamo pensare di essere concorrenziali rispetto a Roma, Bologna, Bari o Napoli. Sarebbe un atteggiamento irresponsabile: vorrebbe dire privare altre città italiane di un'offerta culturale che invece è asssolutamente essenziale per la buona salute delle città stesse. In questo caso, quindi, andrei molto cauto.
(dp)

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