NEWS   |   Italia / 29/08/2016

Massimo Priviero al lavoro su un nuovo album: 'La mia storia d'Italia e delle sue meravigliose minoranze in chiave folk'. Il video #Nofilter dell'inedito 'Villa Regina'

Massimo Priviero al lavoro su un nuovo album: 'La mia storia d'Italia e delle sue meravigliose minoranze in chiave folk'. Il video #Nofilter dell'inedito 'Villa Regina'

Nonostante il recente tour in supporto al doppio disco dal vivo "Massimo" - "Una quarantina di date in tutta Italia", racconta lui, "Con una partecipazione emotiva da parte del pubblico incredibile, quasi esistenziale" - il cantautore e rocker iesolano non ha affatto intenzione di riposarsi, nella seconda metà del 2016: Massimo Priviero entrerà infatti a breve in studio per registrare un nuovo album di inediti, il primo da "Ali di libertà", fissato su nastro ormai quasi tre anni fa.

"Ci sto lavorando da più di un anno", ci spiega, appena rientrato in una Milano ancora semideserta per ferie: "E' un disco che nasce dal grande amore e dal rispetto che ho per il mio paese, l'Italia. E' il mio modo per risalire alle origini, mettendo a fuoco quello che è stato il mio percorso da italiano, ma - ovviamente - non in chiave nazionalista. Del resto sono laureato in storia contemporanea, questa passione l'ho sempre avuta...". Vengono in mente alcuni episodi della carriera di Bruce Springsteen, come "Magic" o "Wrecking ball", dove l'amore per un paese e per la sua gente viene espresso tenendosi bene alla larga da sbandate scioviniste: è una galleria di istantanee del "sogno italiano" - giusto per continuare a parafrasare il rocker del New Jersey - quella che sta componendo Priviero? "Il concetto è quello, sì, se non fosse che l'espressione 'sogno italiano' è stata talmente abusata dai politici da diventare inutilizzabile: il confronto con Springsteen me lo porto dietro da decenni come una dolce maledizione, e sì, lo spirito è quello. Poi il contesto è profondamente differente: noi non abbiamo avuto i Guthrie o i Dylan a tracciare una strada, i nostri cantautori si sono sempre tenuti a distanza di sicurezza dal rock, al quale di contro non è mai stata riconosciuta dignità letteraria. Quello che sto cercando di fare è scavare nella memoria per arrivare a oggi attraverso una vera e propria progressione storica, che ricolleghi l'attualità alle nostre radici: siamo un paese di straordinarie minoranze vessate da una maggioranza cialtrona e conformista, e queste minoranze meritano di essere raccontate".

(Del brano, l'autore spiega: "E' l’inizio di questa sorta di viaggio in Italia - o di 'sogno italiano' - da dove parte l’album: è una canzone di migrazione italiana, in particolare di un veneto verso l’Argentina negli Anni Venti, andato a fondare una città sul Rio Negro")

 

La connessione con l'attualità e il sociale non potrebbe essere interpretata, almeno dalla parte più superficiale della platea, come un tentativo di sfruttare con delle istant song il disagio che serpeggia lungo lo Stivale? Del resto anche Springsteen, a suo tempo, rimase vittima di un equivoco simile... "Quello è un rischio che si decide di correre: è evidente che la lettura della massa ti espone a questo pericolo. Però non me ne preoccupo più di tanto: con questo nuovo disco vorrei dare voce a quelle minoranze che sento vicine, che difendono i valori in cui crede come onestà, rispetto, e che considera l'espressione 'bene comune' come qualcosa di reale e concreto, non solo come uno slogan. Poi, per il resto, non credo che oggi la maggioranza sia diventata più cialtrona di vent'anni fa: semplicemente, sono i nuovi mezzi di comunicazione ad amplificarne l'insipienza".

Musicalmente parlando, il disco avrà sonorità folk molto spiccate: "All'inizio avrei voluto fare un disco solo per chitarra acustica, armonica e voce: poi ho optato per un profilo folk più orchestrale - proseguendo sul parallelismo col Boss, qualcosa vicino alle 'Seeger Sessions' - con violini, strumenti irlandesi, fisarmoniche e molti strumenti artigianali italiani. Sotto, a pulsare, ci sarà sempre un robusto motore rock, ma ho scelto di dare una veste più acustica alle canzoni per fare arrivare meglio il messaggio. E poi pensate a Neil Young: se suonata con lo spirito giusto, non c'è niente di più forte e intenso di una chitarra acustica". Un assetto del genere pare perfetto per l'intervento di ospiti: "Ce ne saranno, certo, ma li sto mettendo insieme adesso e preferisco non sbilanciarmi. Poi chissà, ho visto Steve [Van Zandt, chitarrista della E Street Band che nel 1990 produsse il secondo album di Priviero, "Nessuna resa mai"] a luglio a San Siro, e chissà che non trovi un buco in agenda per farsi coinvolgere...".

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