'Fuori i nomi dei pirati': la giustizia inglese dà ragione ai discografici

Un colpo a vuoto negli Stati Uniti, uno a segno in Inghilterra. L’industria discografica britannica, tramite l’associazione di categoria BPI, è riuscita dove ha fallito il suo potente alter ego in Usa, la RIAA: ottenendo da una Corte di Giustizia un’ordinanza che obbliga quattro service provider locali a rivelare l’identità di 28 “trafficanti” recidivi di materiale audio e video pirata su Internet. Ottenuti i nominativi (la lista dovrebbe entrare in suo possesso entro due settimane), la British Phonographic Industry spedirà a ciascuno degli “uploader” una lettera in cui specificherà i capi d’accusa, offrendo loro la possibilità di regolare la questione in sede extragiudiziale con il pagamento di una multa. “E’ un passo importante. D’ora in poi sarà più facile far capire alla gente non solo che l’uploading è un’attività illegale, ma anche che chi lo pratica può essere individuato”, ha commentato il portavoce dell’associazione (già giornalista ed editore di riviste specializzate) Steve Redmond.
Negli Stati Uniti solo pochi giorni fa le cose erano andate diversamente (vedi News): la pretesa della RIAA di costringere i provider di servizi Internet a fornire i dati personali dei loro utenti, in caso di trasgressione della legge sul copyright, era stata respinta dalla Corte Suprema.
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