Dal web al primo posto in classifica: che cosa sta succedendo alla musica italiana?

Dal web al primo posto in classifica: che cosa sta succedendo alla musica italiana?

Entro in una libreria. Vedo tra i libri consigliati quelli di Sofia Viscardi, Matt&Bise, Alberico De Giglio, Antony Di Francesco e Cleo Toms, che per chi non ne avesse mai sentito parlare sono le webstar italiane più amate. Nulla contro questi ragazzi, eh, ma vedere i loro simpatici libri esposti in libreria tra i "libri consigliati" è un po' troppo, non trovate? Faccio una faccia che nemmeno il povero Danny in "Shining" di fronte alle due simpatiche gemelle che lo invitano a giocare con loro "per sempre". Provo un misto di terrore e panico: scappo. Salgo in macchina, accendo la radio e una speaker sta annunciando la classifica delle canzoni più scaricate della settimana: al primo posto c'è la webstar Fabio Rovazzi con "Andiamo a comandare" e la cosa non mi consola affatto. Arrivo a casa e mi arriva una mail: dice che il video della canzone della webstar Leonardo Decarli, pubblicata online sul sito che raccoglie le clip delle più famose webstar italiane, "durante la prima ora ha raggiunto un importante picco di contatti che ha mandato il sito stesso in down" e che "visto l'enorme richiesta da parte dei fans su tutti i social si è deciso di ricaricare il video subito su YouTube ed è l'esplosione del web". Stacco gli occhi dallo schermo, fisso il vuoto e penso: "Che cosa sta succedendo alla musica italiana?".

La risposta non è così difficile da trovare: alla musica italiana sta succedendo quello che, negli ultimi anni, è successo al mondo dell'editoria. Ricordate i libri di Clio Make Up, Willwoosh, iPantellas? Si rivelarono, all'epoca (era più o meno il 2009-2010, un periodo che sembra così lontanissimo) dei veri e propri casi editoriali. Per alcuni, definirli "libri" era addirittura esagerato: Gian Arturo Ferrari, il vicepresidente di Mondadori Libri, coniò l'espressione "libroidi", ovvero libri che vengono pubblicati dalle case editrici non per il loro contenuto ma per la popolarità di chi li scrive. Che poi, detto tra noi, dietro al nome della webstar si nasconde - quasi sempre - quello del ghostwriter, ovvero una persona in grado di esprimersi con la scrittura che viene pagata per scrivere materialmente il libro, restando nell'anonimato. Molti di questi personaggi del web, oltre a debuttare come scrittori, sono approdati anche in radio (Willwoosh a Radio Deejay), in tv (Frank Matano, Francesco Sole) e al cinema (Claudio Di Biagio e lo stesso Guglielmo Scilla).

Ancora oggi le case editrici sono disposte ad investire sulle webstar (recentemente hanno pubblicato libri anche Faviji, Farenz e Scottecs, oltre a quelli citati in apertura), ma di loro sembrano interessarsi più le case discografiche, ora. Fabio Rovazzi, Luca Chikovani, Ciuffi Rossi, Benji & Fede, Il Pagante, Leonardo Decarli e Greta Menchi, ultima ad aver fatto il salto dal web al mondo della musica: è su di loro che le major italiane hanno deciso di investire. Piuttosto che mandare i loro scout a seguire concorsi per band e cantautori, le case discografiche preferiscono fare scouting sul web: individuano i personaggi, gli fanno firmare contratti discografici che spesso sono limitati ad un solo singolo e da quel singolo cercano di ricevere quanto più profitto possibile (profitto che spesso arriva proprio dal web, dunque dallo streaming e da YouTube, dove le webstar giocano praticamente in casa). In altre parole: le case discografiche preferiscono puntare su chi un pubblico vasto già ce l'ha, piuttosto che su chi un pubblico se lo deve ancora costruire.

Questo fenomeno, all'estero, è già ampiamente diffuso e ha dato ottimi frutti: Justin Bieber, Lorde, Shawn Mendes, Troye Sivan, i 5 Seconds of Summer, solo per fare qualche nome, tutti talenti nati proprio sul web e scoperti grazie alla musica che hanno postato da soli in rete. La differenza tra Bieber e compagni e le webstar italiane approdate alla discografia è che i primi sono dei cantanti veri, mentre i nostri sono dei cantanti improvvisati. L'unica eccezione è rappresentata da Beni & Fede: i due ragazzi si sono sì conisciuti sul web, ma sono stati "scovati" dall'etichetta alla quale sono tutt'ora legati da un contratto discografico durante un'esibizione dal vivo e tra tutti quelli che abbiamo citato sono gli unici ad aver consegnato al mercato un vero e proprio album (hanno pure partecipato all'ultima edizione dei Billboard Latin Music Awards e ottenuto un disco di platino), gli unici in grado di essere definiti cantanti. E gli altri? Gente che sfrutta la popolarità ottenuta sui social grazie ad alcuni "stupidissimi video" (come Decarli definisce le sue stesse clip) per fare successo anche nel mondo della musica con canzoni che spesso sono pensate come "scherzi". Parlando della sua canzone, "Non voglio l'estate", Leonardo Decarli ha detto: "È nata così per gioco. Mi sono detto: 'Facciamo una canzone'". E la stessa cosa, più o meno, l'ha detta Rovazzi per la sua "Andiamo a comandare": "È nata totalmente per scherzo". Il problema è proprio questo: la musica non dovrebbe essere un gioco e le canzoni non dovrebbero essere "stupidissimi video" da pubblicare su YouTube. Le canzoni hanno una forza devastante, dovrebbero rappresentare quel po' di poesia che è rimasta nel mondo di oggi. E invece sono vittime di abuso e deprezzamento, vengono relegate al trashume di "Non voglio l'estate", "Faccio after" e "Andiamo a comandare".

Che poi, spesso, le intenzioni delle webstar alle prese con le canzoni sono altre. Rovazzi, ad esempio, che con "Andiamo a comandare" è diventato il primo italiano ad ottenere il disco d'oro solamente con lo streaming, ha chiesto scusa agli altri cantanti veri per il suo tormentone: "Il mio prodotto è una cosa diversa, non c'entra nulla". "Il problema, allora, sta nel pubblico che recepisce questa roba senza spirito critico, a occhi chiusi, che balla come in preda ad uno spasmo incontrollabile quando parte il riffone EDM di 'Andiamo a comandare'?", mi chiedo, senza però darmi una risposta.

Alla fine di tutta questa lunghissima riflessione torno a fissare il pc. Mi è appena arrivata una mail che fa così: "Benji & Fede, il libro 'Vietato smettere di sognare' è il caso editoriale dell'anno: con oltre 80.000 copie e 5 ristampe è ancora in classifica dopo 18 settimane. E ora, per il prossimo inverno, Rizzoli annuncia una nuova avventura editoriale: la prima fanfiction approvata e promossa dai suoi protagonisti".

di Mattia Marzi

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9 set
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