Così virale da rischiare una causa: quella schermaglia legale con il Coachella del Cellamare Music Festival

Così virale da rischiare una causa: quella schermaglia legale con il Coachella del Cellamare Music Festival

Questa è una storia a lieto fine che, tuttavia, la dice lunga sulla relatività nel senso dell'umorismo quando si parla di musica ma ci si muove su scenari diversi. E' il 7 gennaio di quest'anno quando Tommi Bonvino e Antonio Conte, due amici pugliesi, tra il serio (allora praticamente nullo) e il faceto, si inventano il Coachellamare, megafestival dedicato alla musica pugliese con in line-up il meglio della scena nata e cresciuta tra il tavoliere e il Salento.

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La boutade, sui social, diventa virale, tanto da fare pensare ai ragazzi che sì, probabilmente anche senza Albano e Romina e Checco Zalone l'idea avrebbe potuto funzionare. Perché, dopotutto, non c'è appassionato che non conosca il Coachella, il mega happening mondano-musicale californiano che in termini di coolness, per certi versi, ha sorpassato a destra Glastonbury da un pezzo, e la risposta della Rete era stata inequivocabile: "strappare" un pezzo di marchio e declinarlo in salsa pugliese, con la carica dissacrante del caso, si è rivelata scelta vincente.


Così, archiviata la locandina-bufala, i ragazzi decidono di fare sul serio, e aprono su Musicraiser una campagna di crowdfunding per finanziare quello che sarà il "vero" Coachellammare: il 16 febbraio, qualche giorno dopo aver visto la loro trovata social salire all'onore delle cronache nazionali, viene avviata l'operazione di finanziamento. Per i primi due giorni si viaggia col vento in poppa, al ritmo di duecento sottoscrizioni al giorno, poi però il terzo giorno qualcosa si inceppa: il video promo del festival va misteriosamente offline dal canale ufficiale di Youtube. Gli organizzatori lo ricaricano ma ventiquattr'ore dopo il caso si ripete. E il sospetto che non si tratti di una coincidenza si rivela fondato, quando nella casella di posta del Coachellammare arriva questo messaggio:

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Ad essere "about to file a lawsuit", per la cronaca, è la Goldenvoice, cioè l'agenzia che organizza il Coachella, quello vero - oltre che al Desert Trip. Con un'agenzia che non ci ha pensato un secondo a trascinare in tribunale chi rivende sul mercato secondario i biglietti della propria manifestazione e che può contare su un ufficio legale di proporzioni hollywoodiane non è il caso di litigare, così sull'asse pugliese californiano si apre una linea di dialogo: i ragazzi spiegano che quello nato come uno scherzo è diventata una cosa seria a colpi di condivisioni sui social, e che nessuno di sarebbe mai sognato di scippare un brand così noto per riciclarlo a scopi commerciali dall'altra parte dell'Atlantico. Negli USA capiscono, e per rimettere il guinzaglio agli avvocati dettano le loro condizioni, cioè che ogni riferimeno al Coachella sparisca dal materiale promozionale sui social e dalla campagna di crowdfunding.

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Il resto, come si dice, è storia: in itinere l'organizzazione si impegna - di concerto coi sottoscrittori - a trovare un nuovo nome al festival: il 15 aprile - sempre sotto l'occhio vigile di Goldenvoice, che benedice la nuova sigla - il pubblico sceglie Cellamare Music Festival come nome ufficiale. Con 27mila euro raccolti su Musicraiser e la mano di qualche sponsor, gli organizzatori radunano un cast che ha in Renzo Rubino, Diodato e i ritrovati Nidi D'Arac gli headliner, che - insieme a molte altre realtà emergenti - si esibiranno tra il 26 e il 28 agosto sul palco installato nel campo sportivo della località barese. La piccola Indio pugliese che, per scherzo, avrebbe potuto essere al centro di una delle più grandi cause legali internazionali nello storia recente del live entertainment. E che una volta compiuta brillantemente la missione social deve ancora affrontare l'unica che, quando si parla di musica, conta davvero: quella del palco.

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