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NEWS   |   Industria / 26/07/2016

Le trappole dei concorsi musicali italiani: usarli senza farsene usare. Dieci (+1) regole fondamentali

Le trappole dei concorsi musicali italiani: usarli senza farsene usare. Dieci (+1) regole fondamentali

Sono sedici anni ormai che frequento attivamente il mondo dei concorsi musicali. Ho cominciato nel 2000 con un concorso che oggi non si tiene più, il Festival di San Marino, e da lì ne ho visti di ogni genere e tipo. Ne ho anche organizzati personalmente, e quando è successo ho sempre fatto in modo di attenermi a una serie di comportamenti che ritengo doverosi da parte di chi organizza un concorso e rispettosi nei confronti di chi vi partecipa. Proverò a tradurli in consigli e suggerimenti a beneficio di chi pensi di poterne trarre qualche utilità.

Ma prima di tutto, la domanda fondamentale.
Ti serve, partecipare a un concorso? E se sì, a cosa ti serve?
Sì, ti serve. O meglio: ti può servire. A parte l’eventuale premio per il vincitore o per i primi classificati – e lì dipende da cos’è il premio, in cosa consiste: ne riparliamo più avanti – partecipare a un concorso ti serve per avere un’opportunità di esibirsi in pubblico, ti serve per confrontarti con altri che come te stanno provando ad affermarsi (chissà fra l’altro che non trovi in un altro gruppo concorrente un bassista migliore di quello che avete adesso...), e ti serve perché può essere l’occasione per incontrare qualcuno dell’ambiente che decida che la tua proposta musicale è interessante e faccia per te qualcosa di utile.
Naturalmente questa terza opportunità non è garantita: quel che è certo però è che se esci di casa e ti fai vedere e sentire magari qualcuno lo incontri; se stai a casa a suonare in cantina, o stai in saletta a provare senza mettere fuori la testa, non puoi aspettarti che qualcuno venga a cercarti pregandoti in ginocchio di dargli la possibilità di renderti ricco e famoso. Quindi: tentar non nuoce – se farai in modo che non ti danneggi (e a questo servono gli altri dieci consigli).

Come fai a sapere se un concorso è “serio”, e se vale la pena di iscriverti?
Prima di tutto, informati. Cerca di capire se quel concorso è alla prima edizione o se ce ne sono state già altre; se ce ne sono state altre, prova a metterti in contatto con chi ha già partecipato a quel concorso e chiedigli informazioni. Cerca di ottenere informazioni anche sull’organizzatore o gli organizzatori: cerca di capire se è gente con qualche esperienza/competenza o se è qualcuno che si è improvvisato organizzatore di concorsi senza avere la minima idea di come si faccia a organizzare un concorso. Internet esiste: usalo. Poi: chiama o scrivi, chiedi di parlare con qualcuno, fai le domande che ti vengono in mente. Ecco qualche esempio. Chi è il fornitore del service? (così puoi contattarlo per chiedere a lui informazioni sugli organizzatori). Quanto tempo avrai per provare la tua esibizione? L’ingresso del pubblico sarà gratuito o a pagamento?
(Nota bene: qui sto parlando di concorsi che prevedano un’esibizione dal vivo. Di un altro genere di concorso basato sull’invio di brani musicali in MP3 parleremo magari un’altra volta).

Iscriversi al concorso prevede il versamento di una certa cifra. E’ una cifra adeguata?
Normalmente chi organizza un concorso non dovrebbe fare affidamento sulle quote di iscrizione per coprirsi le spese. Le quote di iscrizione dovrebbero servire, al massimo, per pagare il lavoro di chi organizza la raccolta delle iscrizioni. Per il resto, l’organizzatore dovrebbe fare affidamento su uno o più sponsor, su un finanziamento del Comune che ospita il concorso o di altre istituzioni, ed eventualmente sulla vendita dei biglietti. Diciamo che una quota di iscrizione ragionevole non dovrebbe superare i 20/25 euro.

Qual è il primo premio del concorso?
L’ideale sarebbe un premio in denaro, ma nessuno o quasi nessun concorso lo prevede. Di solito i premi sono “in natura” (buoni acquisto per strumenti musicali, giorni di uso gratuito di uno studio di registrazione, una giornata di riprese per realizzare un video e roba simile). Quando vedi promettere premi consistenti in “passaggi radiofonici”, “promozione di un brano nelle radio”, “pubblicazione di un singolo”, ecco: diffida sempre. Semplicemente perché non avrai mai la possibilità di verificare che i passaggi radiofonici siano effettivamente avvenuti e su quali radio, che la tua canzone sia stata davvero promossa nelle radio (e in quali radio), e che la “pubblicazione di un singolo” non sia semplicemente la distribuzione di un brano digitale tramite qualche store online (cosa che se vuoi puoi ottenere anche tu con le tue forze).
Se il premio non ti interessa, partecipa, se vuoi, solo per le altre ragioni sopra indicate.

Come scegliere il brano con cui partecipare?
Dipende. Se il tuo obbiettivo è vincere un premio, fatti furbo e presenta una canzone di impatto immediato, orecchiabile e “facile”. Ma se il tuo obbiettivo è farti conoscere, partecipa con la canzone che meglio ti rappresenta: se partecipi a un concorso con una canzone che non t’assomiglia e non ti rispecchia, stai sprecando un’occasione per farti conoscere come sei davvero. Se non vincerai, non importa: ricorda che il tuo obbiettivo non era vincere, ma partecipare.

La giuria, questa sconosciuta.
Nove volte su dieci (ma che dico? novantanove volte su cento...) gli organizzatori dei concorsi annunciano una giuria di “esperti” o di “competenti” o di “addetti ai lavori”. Guardandosi bene dal farne i nomi. Ora, ammettiamo pure che siano in buona fede, che abbiano le migliori intenzioni di mettere su una giuria competente, e che però non abbiano ancora contattato e invitato i giurati che hanno in mente. Ma siccome partecipare a un concorso per essere giudicati da una giuria o da una commissione di incompetenti non è utile, e non ti servirà, aspetta a iscriverti che i nomi dei giurati vengano ufficializzati. E se tre giorni prima della scadenza delle iscrizioni i nomi non ci saranno ancora, stai pure a casa – a meno che, ripeto, tu non desideri semplicemente salire su un palco, suonare davanti a un pubblico e sperare che passi di lì qualcuno a cui interessi.

Impegni e clausole.
Leggi attentamente il regolamento. Se è scritto in maniera semplice e comprensibile, bene, andiamo avanti. Se è scritto in legalese, o prima di firmare il modulo di iscrizione chiedi aiuto a qualcuno (qualcuno che ne capisca, intendo) o lascia perdere: troppo rischioso. Metti una firma e ti ritrovi ad aver ceduto tutti i diritti sul brano eseguito, sulla sua registrazione audio e video, sulle sue edizioni musicali (non sai cosa sono le edizioni musicali? allora non sei pronto ad iniziare la tua strada. Fermati e studia: se non conosci il mondo in cui stai cercando di entrare, hai ottime probabilità di venire truffato).
Torniamo all’ipotesi del regolamento semplice e comprensibile. Se le modalità ti convincono, bene. Se non ti convincono o non ti convengono, non iscriverti. Pensa a quanta strada dovrai fare a tue spese per raggiungere il luogo del concorso, pensa che probabilmente dovrai anche trovarti un posto dove dormire, pensa che dovrai pur mangiare. C’è caso che risparmiando quella spesa tu possa riuscire a pagarti l’equivalente del primo premio.
Ricordati che nel regolamento dovrebbero essere specificate anche le modalità di votazione da parte della giuria (ne parliamo fra poco).


Sul luogo del delitto
Sei arrivato sul posto. Stanno montando il palco, o la pedana, o quel che sarà il teatro della tua esibizione. Avvisa gli organizzatori che sei arrivato, e comincia la tua campagna di autodifesa personale.
L’impianto è professionale o semiprofessionale, o no? C’è un fonico? Qualcuno a cui spiegare le tue esigenze tecniche? Qualcuno che ti dia la sensazione di sapere cosa sta facendo? Qualcuno che sappia distinguere un jack da una penna Bic? Bene, buon segno.
(Una raccomandazione: su quel palco dovrete salirci in tanti, stasera, uno dopo l’altro. In una situazione di questo genere, non pretendere di poter provare il suono della chitarra per dieci minuti, non pensare di poter sfruttare obbligatoriamente tutti gli effetti, non piantare una grana se non riesci ad utilizzare tutte le sequenze che ti sei preparato. Questo non è il “tuo” concerto. Devi esigere rispetto, ed è quello che sto cercando di insegnarti, ma devi anche rispettare gli altri. Sii collaborativo e non pretendere troppo. Se suoni in una band e il tuo batterista è mancino, avvisa subito l’organizzazione, dovranno metterti in scaletta al momento giusto – cioè dopo una pausa qualsiasi, per permettere all’assistente di palco, se c’è, di girare la batteria. Un concorso è anche una prova, che ti farà capire se sei in grado di affrontare e superare una difficoltà o un imprevisto. Ricordati che anche gli altri concorrenti sono nella tua stessa barca: partite tutti alla pari, gli handicap sono uguali per tutti).
Dopo aver parlato col fonico, vai dal direttore di palco, o dal presentatore, o da qualcuno che si stia occupando della scaletta, e chiedi più o meno a che ora potrai provare. E cerca di essere nei dintorni quando ti chiameranno per provare.
Dopo che avrai provato, è il momento di chiedere di parlare con l’organizzazione (che, da parte sua, dovrebbe aver fissato una riunione con tutti i concorrenti per almeno un paio d’ore prima dell’inizio della serata; se non l’ha fissata, tu hai comunque tutto il diritto di parlarci, con l’organizzatore).
E questo è il momento di rivolgergli le domande fondamentali.

Da chi è composta la giuria?
Se la giuria è composta da persone note e/o credibili, bene. Per verificare se sono credibili, chiedi i loro nomi e googlali.Se ci sono in giuria una ragazza un po’ vistosa (la fidanzata dell’organizzatore), un signore di mezza età (il cugino dell’assessore) e un giovanotto dall’aria spaesata (l’insegnante di musica delle elementari), tocca a te decidere: resti a farti giudicare da quella gente lì o te ne vai?
Se resti, lo fai perché sei già arrivato fin lì, hai già provato, magari hai già anche prenotato un posto per dormire. Ma dovresti rifiutarti di esibirti.
Perché se ti hanno promesso una giuria competente e non te la danno, non stanno mantenendo un impegno. E allora non si vede perché tu dovresti mantenere l’impegno di esibirti.
La cosa migliore da fare sarebbe convocare un consiglio di guerra di tutti gli altri concorrenti e mettersi a capo di una rivolta, convincendo anche tutti gli altri a non esibirsi. La bella serata su cui faceva affidamento l’organizzatore salterà, e quello non organizzerà mai più nessun concorso o nessuna manifestazione nel raggio di cinquanta chilometri. Colpa sua, e cazzi suoi. Così impara.
(E l’indomani scrivetelo su tutti i social network, che avete fatto saltare un concorso, precisando chi l’aveva organizzato: così magari eviterete ad altri come voi di farsi fottere, la prossima volta).
Diciamo invece che la giuria si è rivelata mediamente competente, e che hai deciso che ti esibirai. Adesso è il momento di chiedere...

Come si svolgeranno le votazioni della giuria
A me c’è un solo metodo di votazione che piace, l’unico che trovo corretto: la giuria si riunisce alla fine delle esibizioni, discute e decide chi sono i vincitori. E questa riunione deve avvenire alla presenza di un rappresentante dei concorrenti, estratto a sorte.
Quando sono coinvolto, come organizzatore o come presidente della giuria, in un concorso, io decido o pretendo che si faccia così. Quando non posso deciderlo o pretenderlo, chiedo – non sempre ci riesco - che si faccia così. E spiego perché. Le votazioni fatte assegnando dei voti a ogni concorrente, e sommando i voti ricevuti da ogni concorrente, determinano, quasi sempre, la vittoria di un concorrente mediocre. Perché i mediocri sono quelli che ricevono da tutti i giurati dei voti mediamente sufficienti: cioè sono quelli che non piacciono molto a nessuno dei giurati e che non dispiacciono molto a nessuno dei giurati. Ma da un concorso non dovrebbe uscire vincitore un mediocre: dovrebbe, in un mondo ideale, uscire vincitore qualcuno di originale, magari anche un po’ discutibile, ma comunque particolare, interessante, diverso dalla massa.
A me piacciono le riunioni di giuria in cui ognuno dei giurati sostiene la causa del suo concorrente preferito e cerca di convincere gli altri di aver ragione. Si litiga, ci si manda affanculo, ma almeno ci si confronta.
(A margine: sono serenamente convinto che una giuria dovrebbe essere composta da un numero di giurati dispari e inferiore a tre. Ma questa è un’altra storia).
Però ci sono delle volte in cui non riesco a convincere l’organizzatore a rinunciare alla schedine, alle matite e ai voti come a scuola. Anche in questo caso, però, esigo e pretendo che la somma dei voti venga fatta in presenza di tutti i giurati, che ogni scheda sia firmata dal giurato, e che le schede di voto siano a disposizione di ogni concorrente che chieda di esaminarle (in altre parole: chiedo che la votazione sia trasparente e che si possa sapere nel dettaglio chi e come ha votato ogni giurato). E chiedo che al conteggio dei voti sia presente anche un rappresentante dei concorrenti.
Ma tu, concorrente singolo, hai la possibilità di ottenere quello che io mi sforzo di ottenere in veste di giurato, e che ho appena spiegato? Anche qui: tu da solo, no. Se metti insieme tutti i concorrenti, allora puoi farcela. Ricorda che avete sempre l’asso nella manica: se non accettate le nostre richieste, non suoniamo. S’incazzeranno, sicuro. Ma di fronte alla prospettiva di mandare sul palco il presentatore per annunciare che il concorso non si terrà, vedrete che caleranno le braghe.

Hai vinto? Non hai vinto? Regole di fair play
A volte si vince, a volte si perde: c’est la vie.
Se hai vinto, hai tutto il diritto di esultare, quindi fallo tranquillamente. Ma ricordati che gli altri concorrenti non sono contenti che abbia vinto tu: quindi, se hai l’occasione di dire due parole al microfono, oltre a ringraziare la giuria e il pubblico e a salutare la mamma a casa e la tua ragazza in platea, di’ due parole gentili agli altri concorrenti, quelli che hanno perso.
Se hai perso tu, una stretta di mano al concorrente che ha vinto sarà un gesto gradito, probabilmente anche inatteso, ma leale e corretto. Magari dentro di te sei convinto (e ci mancherebbe anche che non lo fossi!) di essere migliore di quello che ha vinto: ma dimostrare fair play è il minimo che ti si possa chiedere.


Post scriptum
La disgrazia dei concorsi è che alla fine, bene o male, un vincitore c’è sempre. Ma non sempre è il più bravo: spesso è il meno scadente. E dopo essere stato proclamato vincitore, quello penserà di essere pronto a diventare ricco e famoso. Così quel concorso, come tanti altri, avrà creato un altro illuso. Sogno da sedici anni un concorso al termine del quale l’organizzatore abbia il coraggio civile di annunciare che la giuria ha deciso che nessun concorrente era meritevole di vincere. Ma temo che non succederà mai.

Franco Zanetti