Neil Young (con Willie Nelson) al Market Sound di Milano: la recensione del concerto

Neil Young (con Willie Nelson) al Market Sound di Milano: la recensione del concerto

153 anni in due: quando Neil Young chiama Willie Nelson, sul palco del Market Sound a Milano ci sono un 70enne e un 83enne, e i suoi figli - Lukas e Micah, leader dei Promise of The Real, molto più che una backing band. “It’s family time”, dice Young - ma la sensazione è quella di diverse generazioni della musica che si uniscono. A fine concerto, faranno assieme un girotondo attorno al patriarca Willie - tutti felici come bambini.

Il concerto di Neil Young è pressoché perfetto, e rappresenta tutte le anime del rocker canadese. Alle 9 e mezza passate il pubblico è un po’ spazientito. Salgono sul palco due ragazze che innaffiano delle piante - riprendono il tema ecologista dellle tende che hanno accolto gli spettatori in fondo al Market Sound, una sorta di villaggio dedicato all’agricoltura sostenibile.

Poi arriva lui: cappellaccio calato in testa che nasconde il viso, maglietta nera con la scritta “Earth”, titolo dell’ultimo disco. Lo si potrebbe anche scambiare per Jimmy Fallon, che lo imita alla perfezione. Ma è solo un attimo: quando si siede al piano, è pura magia, con “After the gold rush”. La prima parte del concerto è quella del “loner”: piano, chitarra acustica, organo a pompa, e grandi canzoni come “Heart of gold” e “The needle and the damage done”. Poco dopo entra la band, e il secondo atto è quello bucolico, country, che culmina in “Old man” e nella doppietta con Nelson, “Are There Any More Real Cowboys?” e “On the road again”.

Subito dopo, Young imbraccia l’elettrica, e il terzo atto comincia: è quello più lungo, ma anche il più intenso. Young caracolla, mentre suona i suoi riff e i suoi assoli sbilenchi, i Promise Of The Real lo sostengono alla perfezione, creando un muro di suono che non fa rimpiangere i Crazy Horse. Anzi dimostrano che la "vecchia" band aveva fatto il suo tempo per sopraggiunti limiti di età, quelli che Young invece sembra negare ad ogni minuto che passa. Le tre chitarre su “Powderfinger” sono pura magia alll’unisono, e una torrenziale “Cowgirl in the sand” da 20 minuti vale il concerto - anche solo per vedere Young che attira attorno a sé la band in un capannello e la dirige con un ghigno sulla faccia, scambiandosi assoli con Lukas Nelson. E’ un crescendo fino a “Rockin’ in the free world”, cantata in coro dal pubblico (5.000 persone).

Uniche due note dolenti: “Nel blu dipinto di blu”, cantata come nelle precedenti date italiane da Lukas Nelson con Young ai cori: è un divertimento un po’ trash; e poi l’unico bis, “Homegrown” è un anticlimax, poco più che un altro divertimento in una posizione di scaletta che in altri concerti ha visto classici come “Cortez the killer” o “Hey hey my my”. Una nota di merito invece, all'impianto audio: il Market Sound è un bel posto dove vedere concerti, garantisce una buona visuale quasi in ogni postazione; ieri la differenza l'ha fatta il suono, curatissimo dalla produzione di Young, e davvero ottimo.

In tre ore di concerto, Young continua a suonare con la gioia e la rabbia di un ventenne: che si vuole di più, da un’icona del rock, a settant’anni suonati?

(Gianni Sibilla)

SETLIST
After the Gold Rush
Heart of Gold
The Needle and the Damage Done
Mother Earth (Natural Anthem)
From Hank to Hendrix
Out on the Weekend
Comes a Time
Old Man
Nel blu dipinto di blu
Are There Any More Real Cowboys? (con Willie Nelson)
On the Road Again (con Willie Nelson)
Winterlong
Alabama
Words (Between the Lines of Age)
Powderfinger
Cowgirl in the Sand
Mansion on the Hill
Love to Burn
Western Hero
Vampire Blues
After the Garden
Revolution Blues

Seed Justice
Rockin' in the Free World

BIS
Homegrown  (con Willie Nelson)

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