Stadio: il video di “Tutti contro tutti” con Vasco Rossi, il tour estivo, la popolarità post Sanremo – INTERVISTA

Stadio: il video di “Tutti contro tutti” con Vasco Rossi, il tour estivo, la popolarità post Sanremo – INTERVISTA

Un nuovo video con la partecipazione di Vasco Rossi. Un tour estivo diverso dai precedenti. E per il futuro, l’idea di nuove collaborazioni. Gli Stadio hanno presentato oggi il video di “Tutti contro tutti”, il pezzo contenuto nell’album sanremese “Miss Nostalgia” dov’è ospite Vasco. Non un duetto, ma un’incursione, come l’ha descritta il cantante della band bolognese Gaetano Curreri a Rockol: “Vasco era presente quando l’abbiamo incisa. S’è avvicinato e mi ha detto nell’orecchio come avrei dovuto cantare una certa frase. E allora gli ho detto: ma cantala te!”. La canzone, racconta Curreri, “è uno spaccato di quel che io e Saverio Grandi vediamo nel mondo. L’idea di andare uniti verso qualcosa è stata sostituita dal vizio di andare uno contro l’altro, fino ad arrivare ad aberrazioni come quelle delle ultime ore, col ritorno alla violenza razziale. Non c’è educazione. Non c’è rispetto per gli altri. Tutti pensano di fare quel cazzo che gli pare per sentirsi forti e importanti”.

Il video è diretto da Fabio Masi, il regista del “Decalogo di Vasco”, presentato alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 2015. “Masi è un gran narratore e ha quell’ironia che gli viene dal fatto di lavorare a ‘Blob’. La canzone è raccontata attraverso un gioco di specchi. Ci guardiamo allo specchio e non ci piacciamo più. Siamo incattiviti. Non capiamo più la bellezza della vita. In questo ‘Tutti contro tutti’ arriviamo a essere contro noi stessi. E poi c’è Vasco che con quella faccia da Colonnello Kurtz di ‘Apocalypse now’ è come se ti dicesse: qui, ragazzo, ci vuole la rivoluzione”.

Gli Stadio sono attualmente impegnati in un tour estivo che Curreri considera il più bello che la band abbia mai fatto. “Non solo dal punto di vista musicale, ché alla fine siam sempre noi, ma per le idee scenografiche. Abbiamo uno schermo importante che occupa tutto il palco, mai avuto uno così grande, e ci sono belle trovate di interazione con le immagini. È uno spettacolo da ascoltare e finalmente anche da vedere”. Sul palco sono in sette, per la prima volta c’è una donna, la corista Carlotta Cortesi che omaggia Curreri cantando le canzoni che ha scritto per Patty Pravo, Irene Grandi, Noemi, “Dimmi che non vuoi morire”, “Prima di partire per un lungo viaggio” e “Vuoto a perdere”. Lo show si apre con “Acqua e sapone”, il primo bis è “La sera dei miracoli” di Lucio Dalla, “che oramai è una canzone nostra e la facciamo secondo le regole che ci ha insegnato Lucio”. Alla batteria al posto del convalescente Giovanni Pezzoli c’è Adriano Molinari. “Giovanni si sta curando, speriamo torni a suonare con noi dalla metà di agosto”. L’ultima data sarà il 9 settembre al Carroponte di Sesto San Giovanni, in un concerto per Emergency. E poi? “È tutto da vedere. Abbiamo ricevuto offerte allettanti per suonare all’estero, in Europa”.

La vittoria a Sanremo non ha avuto effetti sensazionali sulle vendite dell’album, “che onestamente pensavo sarebbe andato meglio, ma del resto oggi la discografia è questa”, e nemmeno sul numero di date fissate. “Quelle le abbiamo sempre fatte. Diciamo che ora possiamo permetterci di scegliere solo le migliori. È cambiata l’attenzione della stampa: quelli che prima ci snobbavano ora dicono cose tipo ‘io l’ho sempre detto che gli Stadio…’. Ma soprattutto l’affetto della gente: il ritorno di popolarità è stato incredibile, quasi non riuscivo a uscire di casa i primi giorni. È come se si fosse chiuso un cerchio. Tanta gente ha finalmente capito chi siamo. Ce lo dicono: ‘Ah, ma voi siete quelli che suonavano con Dalla e hanno scritto con Vasco…’. Tutta la nostra storia improvvisamente è apparsa chiaramente”. Ora quali ambizioni restano? “Voglio togliermi la soddisfazione di fare più contaminazioni anche con gli Stadio, tipo i concerti che ho fatto con Solis String Quartet e Paolo Fresu. Perché in musica l’appartenenza non esiste. La musica è musica”.

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