Wilco a "Ferrara sotto le stelle": la recensione del concerto

Wilco a "Ferrara sotto le stelle": la recensione del concerto

Spetta a Kurt Vile con i Violators il compito di aprire il concerto dei Wilco a Ferrara Sotto le Stelle. La piazza del Castello non è ancora piena, la gente arriva in tutta comodità per godersi in una location splendida gli ultimi raggi di sole. Vile e la band sono molto attesi; non sono semplicemente un gruppo spalla, in Italia ci arrivano per presentare il loro ultimo disco “B’lieve I'm Goin Down…” pubblicato nell’autunno 2015.  Con riferimenti alla scena alternativa americana (forse Sonic Youth, forse My Bloody Valentine), ma anche a quella più cantautorale (Neil Young), il live del  songwriter di Filadelfia si presenta come un compitino fatto e finito che strizza di più l’occhio ad atmosfere alla Lou Reed e alla David Bowie (specie per lo stile vocale) senza mai però ottenere un risultato concreto. Certo il suo lo fa, ma risulta leggermente dispersivo, forse perché è in tour da una vita e ancora lo attendono molte altre mete come Canada, Francia, Inghilterra, Belgio e via dicendo.

Una volta terminato il concerto di Kurt Vile, arriva finalmente il momento dei Wilco. Da Chicago con furore, la band di Jeff Tweedy si presenta sul palco alle 22.05 attaccando con due brani dell’ultimo disco “Star Wars” (2015), “More…” e “Random Name Generator”, eseguiti alla perfezione. Si prosegue con “I Am Trying to Break Your Heart” (tratta da “Yankee Hotel Foxtrot” del 2002) e “Art of Almost” (da “The Whole Love” del 2011) che accende gli animi, con la batteria di Glenn Kotche a fare da padrona e interventi sempre decisi e puntuali come fossero dei tuoni di un temporale estivo, per sfociare poi in un finale più intenso che mai. Ancora emozioni dall’ultimo “Star Wars” con “Pickled Ginger”, più caotica e nervosa, a scaldare il pubblico che rimane in parte a bocca aperta, grazie anche alle sempre presenti schitarrate di Nels Cline. “Hummingbird” (da “A ghost is born” del 2004) catapulta il pubblico negli anni Sessanta, regalando, come con la successiva “Cold Slope” (sempre da “Star Wars”), momenti di pura emozione. La voce di Tweedy è profonda e limpida allo stesso tempo. I suoni sono cristallini. Complessi, elettronici, psichedelici, certo, ma puliti ed efficaci, pronti per essere percepiti anche da un pubblico non proprio preparato come è sembrato essere quello di Ferrara. Gente attenta e rispettosa, ma forse non proprio, e non tutta quanta, fan del primo minuto della band di Chicago.

L’atmosfera che si respira è comunque piacevole, gioiosa e molto distesa. Il concerto continua con “King of You” (altro brano da “Star Wars”) e la tanto attesa “Via Chicago” (tratta dal bellissimo “Summerteeth” datato 1999) cantata per metà in acustico a risaltare la precisa voce di Tweedy, con però le classiche incursioni noise-psichedeliche che lasciano senza fiato, specie sulla volata finale. Su “Spiders” (da “A ghost is born” del 2004) ad un certo punto rimane il pubblico a battere le mani con l'aiuto della cassa e si termina in un finale coinvolgente che lascia il posto ad un’altra attesa, un altro capolavoro: “Jesus, Etc.” (da “Yankee Hotel Foxtrot”), in tutta la sua bellezza, viene accolta a dovere dal pubblico, come una vera hit. “Box Full of Letters” (da “A. M.” primo disco della band uscito nel 1995) è un bellissimo esempio di quanto i Wilco abbiamo sin dagli inizi saputo comporre brani pop ma a loro volta musicalmente attraenti. Il brano successivo, “Heavy Metal Drummer” ( da “Yankee Hotel Foxtrot”), ne è la assoluta conferma: il cambio di beat che donano al live un approccio mai scontato, la diversità dei toni e delle melodie, gli arrangiamenti… tutto dona al live una dinamica più unica che rara. Prima dei bis c’è ancora spazio per dei capolavori come “I’m the Man Who Loves You” (sempre da “Yankee Hotel Foxtrot”) dove le tastiere diventano protagoniste, la bellissima “Dawned on me” (dal più recente “The Whole Love” del 2011) che rianima il traffico di cambio di chitarre sul palco, “Impossible Germany” (da “Sky blue Sky” del 2007) accolta da numerosi applausi, regalando al pubblico una serie di evoluzioni da parte di Nels Cline che sfociano poi in una jam con il resto della band, e “The Late Greats” (da “A Ghost Is Born” del 2004).

La band saluta il pubblico, rientra nelle quinte, e il set cambia, pronto per il bis. I successivi brani, così come nelle altre tappe del tour, saranno in acustico. E che emozione sentire la versione unplugged di “Misunderstood” (capolavoro della band, tratto da “Being There” del 1996), che grande orgoglio vedere i componenti della band affaccendarsi tra shaker, rullanti, vibrafoni e melodiche per rendere al meglio grandi canzoni come “It’s Just That Simple” (da “A. M.”), “War on War” (da “Yankee Hotel Foxtrot”), I'm Always in Love” (da Summerteeth”), “California Stars” (da “Mermaid Avenue” del 1998, disco di Billy Bragg a cui ha partecipato anche Jeff Tweedy) e “A Shot in the Arm” (da “Summerteeth”). Il concerto finisce tra gli applausi del pubblico e l’emozione, più che percettibile, degli Wilco. Una delle migliori band live degli ultimi vent’anni.
 

(Daniela Calvi)

SETLIST:
“More…”
“Random Name Generator”
“I Am Trying to Break Your Heart”
“Art of Almost”
“Pickled Ginger”
“Hummingbird”
“Handshake Drugs”
“Cold Slope”
“King of You”
“Via Chicago”
“Spiders”
“Jesus, Etc.”
“Box Full of Letters”
“Heavy Metal Drummer”  
“I’m the Man Who Loves You”
“Dawned on Me”
“Impossible Germany”
“The Late Greats”

Encore:
“Misunderstood”
“It’s Just That Simple”
“War on War”
“I’m Always in Love”
“California Stars”
“A Shot in the Arm”

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