NEWS   |   Pop/Rock / 05/07/2017

Led Zeppelin, 46 anni fa la serata infernale al Vigorelli di Milano che segnò la storia dei live in Italia

Led Zeppelin, 46 anni fa la serata infernale al Vigorelli di Milano che segnò la storia dei live in Italia

È una calda serata d’estate e sto per presentare "Led Zeppelin ’71 – La Notte del Vigorelli" in un locale toscano. La serata si preannuncia in salita, c’è la finale di Champions League a fare selezione tra i partecipanti. Le strade sembrano l’ora di punta di un western di Leone e nella sala regna un silenzio irreale. Pochi ma buoni come era prevedibile, l’organizzatrice della presentazione si è fatta in quattro e l’ospitalità del titolare è delle più squisite, al pari del salame toscano del buffet. La serata prende subito la piega di una piacevole chiacchierata tra amici che si adagia languida tra le poltrone sparse nella sala. Led Zeppelin, salame e Toscana: cosa chiedere di meglio? Poi il colpo di scena a ravvivare la serata.

Ad un tratto entra un signore sulla cinquantina che mi viene presentato con ossequio dalla moderatrice come uno dei decani del giornalismo italiano. Ascolta poche parole, mi scruta guardingo, si rigira una copia del libro tra le mani, trae un profondo respiro: “Adesso telefono a un mio amico che era al Vigorelli: te lo passo così ti dice cosa ha visto”. Prende il cellulare e chiama l'amico, direttore di uno dei giornali musicali più importanti d’Italia, al tempo nel prato del velodromo per ascoltare i Led Zeppelin. Me lo passa. Il pubblico osserva la scena ammutolito. Muoio dalla curiosità di sapere cosa ha da dirmi. Spero di scovare qualcosa che già non ho sentito nelle decine di interviste che ho raccolto. Lo ascolto incuriosito mentre mi racconta che “la polizia ha iniziato a tirare i lacrimogeni ed è scoppiato un gran casino”. Più o meno la stessa versione dei tanti articoli che ho letto sui giornali dell’epoca, pazientemente ripescati dai microfilm degli archivi in cui ho trascorso molte settimane per raccogliere la documentazione del libro.

Mentre i dieci astanti basiti assistono ad una delle scene più singolari che abbiano mai vissuto in una presentazione di un libro, il giornalista si riprende il telefono e se ne va rapido come era venuto. La voce dall'altra parte del cellulare mi ha confermato quanto avevo già sentito da più parti, e cioè che quella sera del 5 luglio 1971 all’interno del Velodromo Vigorelli di Milano, al cospetto dei Led Zeppelin per la prima volta in Italia, si era scatenata una guerriglia che solo per miracolo non aveva provocato dei morti.

Prevedibile e melmosa la gara allo scaricabarile di responsabilità del giorno dopo. Purtroppo però al di là delle inevitabili polemiche, la triste conclusione sarà che i Led Zeppelin non torneranno mai più in Italia.

E allora perché tanto rumore intorno a questo concerto? Perché addirittura scrivere un libro intero su mezz’ora di musica? Semplice: perché questo evento rappresenta uno dei punti di non ritorno della storia della musica in Italia. All’interno di questa vicenda circoscritta a solo venticinque minuti di musica c’è molto di più di quanto si possa pensare: scontri politici, rivalità tra artisti popolari nazionali e musica estera, lotte di classe, movimenti giovanili, anni di piombo, evoluzioni culturali, polizia e gruppi extra parlamentari, Gianni Morandi e i Led Zeppelin la stessa sera. Un bel casino. L’Italia è in pieno subbuglio da tanti punti di vista, alcuni drammatici, altri tragici. La musica è un fedele specchio dei tempi ed un campo da gioco di cui in molti approfittano. Quel pomeriggio, nella cornice del Cantagiro che ospita Morandi, Dalla, Milva, Ricchi e Poveri, vengono tirati sul palco a suon di milioni anche i Led Zeppelin. È la loro prima volta in Italia, sono visti dalla stampa come “la nuova rivelazione pop dopo l’addio dei Beatles”. Gli artisti nostrani del Cantagiro provano a dire che secondo loro è una bestialità, una follia, ma gli organizzatori non li ascoltano, certi che andrà tutto benissimo. In poche ore le tranquille famiglie con bambini al seguito si trovano mischiate a migliaia di giovani che non aspettano altro che i quattro inglesi. Della truppa italiana si salvano dai fischi e dalle verdure solo i New Trolls. Qui la storiografia ufficiale racconta dei Led Zeppelin agitati che vogliono salire sul palco in fretta per andarsene da quella bolgia. Ma la fortuna ha voluto che durante la raccolta di testimonianze per il libro, abbia incontrato una persona che incredibilmente era riuscito ad essere nel camerino con Plant e compagni proprio nei minuti precedenti la loro esibizione. Mi ha raccontato che i quattro erano sereni e tranquilli, abituati a vivere il rischio quotidianamente (chi ricorda i live americani con i fidi Cole e Grant sa bene di cosa sto parlando). Page gli stava insegnando alcuni arpeggi, Plant sorseggiava una birra. Quando si sono accorti che la situazione era abbondantemente sfuggita di mano, gli organizzatori hanno catapultato gli Zeppelin sul palco. Nel Vigorelli era scoppiato il finimondo, perché la polizia aveva iniziato a lanciare fumogeni dentro il velodromo, allarmata dai manipoli di agitatori che accendevano fuochi sul prato. In breve il Vigorelli era diventato un catino mefitico infestato dalle esalazioni dei lacrimogeni, la gente aveva iniziato a scappare, mentre gruppi di autoriduttori forzavano gli ingressi per vedere il concerto gratis secondo il credo per cui la musica dovesse appartenere al popolo, ovviamente gratis. Un caos. I numerosi testimoni che ho sentito ricordano questo. Un caotico ed enorme finimondo. I giornali descrivono questo. Caos. Il pubblico asfissiato cerca di fuggire, mentre altri provano a entrare. La polizia randella un po’ tutti quelli che capitano a tiro, perché oltre al pubblico “normale” ci sono agitatori, attivisti di movimenti politici, autoriduttori, semplici portoghesi. Il fuggi fuggi crea scompiglio, feriti, danni ingenti alla struttura, guerriglia per le strade, ma fortunatamente (e quasi inspiegabilmente) nessun morto.

L’analisi di colpe e responsabili fatte il giorno dopo dipendono dallo schieramento della testata: “violenti manifestanti” per gli organi filogovernativi, “polizia fascista” secondo le testate disallineate. E poi gli organizzatori, che addossano la colpa ai Led Zeppelin. E mentre nei giorni a seguire la gente discute delle cause, pochi riflettono sulle conseguenze di quella sera, semplicemente nefaste. Perché negli anni a seguire oltre agli Zeppelin molti altri artisti decideranno di evitare l’Italia. Siamo troppo impreparati, non abbiamo servizi d’ordine adeguati, la polizia non sa come gestire questi eventi, la situazione politica è un fattore di enorme rischio, e così i manager britannici ed americani ci snobberanno per molto tempo. Non solo gli Zeppelin, perché anche altri episodi che vedranno protagonisti Santana, Genesis e diversi artisti italiani, decreteranno un lungo decennio buio per la musica in Italia, strumentalizzata dalle lotte politiche e boicottata di conseguenza. Un embargo che negherà al pubblico italiano molte gioie per tanti anni. La notte del Vigorelli è anche la notte della musica in Italia.

E la musica? E i Led Zeppelin di quella sera?

Pura magia.

Tutti coloro che erano presenti concordano su un punto: nonostante il finomondo, gli Zeppelin furono un’esperienza unica. Uno dei testimoni mi ha raccontato che appena prima dell’esibizione degli Zeppelin dentro il Vigorelli regnava la confusione, un baccano infernale di urla, cori, scoppi. Ma quando Plant era salito sul palco attaccando ‘Immigrant Song’ lui era riuscito a sentirne distintamente la voce, più forte degli amplificatori, una scarica di adrenalina pura, selvaggia, violenta, qualcosa che avrebbe ricordato per sempre. Gli Zeppelin erano questo, quattro cavalieri dell’apocalisse che stavano insegnando ad un mondo orfano dei Beatles quale direzione potesse prendere la musica. E quella sera del 5 luglio 1971 il dirigibile infuocato degli Zeppelin aveva gettato le ancore sul suolo italiano per un unico, fugace, indimenticabile attimo.

(di Giovanni Rossi, autore di "Led Zeppelin '71 - La notte del Vigorelli", Tsunami Edizioni)

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