Da riscoprire: la storia di "Coney Island baby" di Lou Reed

Da riscoprire: la storia di "Coney Island baby" di Lou Reed

Quando Lou Reed pubblica “Coney Island baby” nel tardo 1975, ha 33 anni e ha già vissuto almeno quattro vite artistiche. È stato una delle anime dei Velvet Underground, poi un glam rocker di grande successo, un animale da palcoscenico, un musicista riottoso in lotta con l’ex manager e la casa discografica. È dipendente da anfetamina, dicono sia intrattabile. Sicuramente è imprevedibile. Pur di pubblicare “Berlin”, capolavoro incompreso del 1972, firma un contratto che lo costringe a dare alle stampe due altri album dall’appeal commerciale come “Transformer”. Il primo è il live “Rock’n’roll animal”, il secondo “Sally can’t dance”, entrambi del 1974.

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L’anno successivo, in un gesto clamoroso che passerà alla storia, Reed dà alle stampe il doppio “Metal machine music” composto da distorsioni, dissonanze e stratificazioni chitarristiche, un potente vaffanculo all’industria discografica che non fa bene alle sue finanze e viene ritirato dai negozi dopo appena tre settimane. “Non avevo soldi, né chitarre”, scriverà. Il presidente della RCA Ken Glancy gli offre un’ultima chance: la pubblicazione di un disco nuovo, purché non sia “Metal machine music 2”.

Il risultato è “Coney Island baby” dove, sin dalla foto di copertina, Reed abbandona il personaggio dell’animale rock’n’roll.

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