Youtube, il value gap, le richieste degli artisti alla commissione europea e quel paradosso che fotografa alla perfezione la discografia di oggi

Youtube, il value gap, le richieste degli artisti alla commissione europea e quel paradosso che fotografa alla perfezione la discografia di oggi

Se il value gap, la "disparità retributiva" tra i produttori di contenuti (in questo caso, musicali) e i distributori degli stessi fino a ora era stato affrontato dagli artisti in ordine discretamente sparso, da ieri il dibattito su questo fronte ha fatto il più classico dei salti di qualità: con una lettera sottoscritta da oltre mille artisti europei e indirizzata al presidente della Commissione Europea Jean-Claude Junker la comunità musicale del Vecchio Continente ha sollecitato una presa di posizione, da parte di Bruxelles, in merito allo status di safe harbor di alcune piattaforme di media sharing - Youtube in primis - che, di fatto, rappresenta la prima ragione dello squilibrio nella monetizzazione dei passaggi streaming.

Nel documento - che riportiamo integralmente, tradotto in italiano, in calce all'articolo - una più che nutrita pattuglia di artisti italiani (da veterani come Pooh e Zucchero a nuovissime leve come Benji & Fede e Francesco Gabbani, passando per Subsonica, Giorgia, Eros Ramazzotti, Elio e le Storie Tese, Marco Mengoni, Il Cile, Jake La Furia, J-Ax, Max Pezzali e molti altri) chiede un intervento urgente - in sede di revisione della legislazione sul copyright nella UE - affinché si venga a creare "un ecosistema più corretto per artisti e titolari dei diritti" assicurando "lo sviluppo futuro della musica per le prossime generazioni".

Per chi si fosse perso le puntate precedenti: proprio in virtù del suo status di safe harbor (definito nella lettera "esenzione di responsabilità creata oltre venti anni fa come garanzia per favorire lo sviluppo delle start up digitali, ma oggi sono applicata impropriamente a corporation che distribuiscono e monetizzano il nostro lavoro") Youtube, a differenza di altri servizi, può negoziare unilateralmente con gli interlocutori discografici i contratti. Cosa che ha portato il braccio armato di "big G" a rappresentare, stando ai dati forniti dall'IFPI lo scorso anno, il primo attore sulla scena mondiale nel segmento dello streaming (pur rendendo pochissimo), a discapito della concorrenza (più o meno a pagamento) di Spotify, TIDAL, Deezer, Pandora e simili che, invece, con editori ed etichette un accordo sono costretti a trovarlo (e che, infatti, alla discografia sta iniziando a rendere).

Quello che pare l'ennesimo capitolo della - talvolta dolorosa - evoluzione del mercato discografico presenta tuttavia un paradosso molto interessante: se, da una parte, Youtube difficilmente potrebbe fare a meno dei contenuti musicali (dei dieci suoi video più visti di sempre, nove sono videoclip) a meno di non sperimentare un drammatico calo nel traffico, dall'altra l'industria musicale, soprattutto negli ultimi anni, nel prestare il fianco al colosso di San Bruno non si è mai tirata indietro, diventandone a tratti dipendente. Su queste pagine, il tema, l'abbiamo già affrontato: le esternazioni estemporanee di Irving Azoff o del manager dei Metallica Peter Mensch non hanno impedito al sistema discografico di andare a braccetto con Youtube.

Perché il problema, innanzitutto, è culturale: è vero - come sostengono gli artisti nella loro lettera - che "il consumo di musica sta esplodendo, i fan ascoltano musica come mai prima d’ora e i consumatori hanno oggi l’opportunità di accedere alla musica che amano sempre ed ovunque", ma l'esplosione del consumo grazie all'accessibilità - sono i dati IFPI a dirlo - sono stati resi possibili (soprattutto) grazie a Youtube. E se è vero che esiste una fetta di pubblico coscienziosa, che si affida ai servizi di streaming a pagamento consapevole che il problema esista, dall'altro non è un caso che le famigerate views su Youtube (proprio perché libere e a disposizione di tutti) vengano usate come indice più affidabile di popolarità - e, di conseguenza, sbandierate come titoli di merito sui social network e nei comunicati stampa.

Siamo di fronte al classico cane che si morde la coda? Sì, a meno di cambiamenti strutturali da ambo le parti. Perché gli sviluppi della vicenda sono difficili da immaginare: al netto delle future delibere del parlamento europeo, una rottura andrebbe a danneggiare sia Youtube che gli artisti. Più, probabilmente, gli artisti, e non tanto quelli che già registravano dischi prima che a Chad Hurley, Steve Chen e Jawed Karim venisse l'idea di licenziarsi da PayPal per cambiare per sempre il modo di fruire i media, ma ai nuovissimi, dagli stessi Benji & Fede (tra i firmatari dell'istanza) a Fabio Rovazzi e a tutte le altre nuove leve che hanno usato come trampolino la viralizzazione per arrivare ai piani alti delle classifiche, e che di colpo si troverebbero privati di quella che, fino a ieri, era stata la loro arma principale.

Chi la tecnologia la vede come il fumo negli occhi godrà della querelle, augurandosi lo scontro frontale e il ritorno a un mondo dove in cima alle classifiche ci si arriva con la gavetta sui palchi e il passaparola nei negozi di dischi (possibilmente in vinile), ma sappiamo tutti che non andrà così. La soluzione in tasca non l'abbiamo, ma un suggerimento, agli artisti che hanno firmato la lettera, ci sentiamo di darlo comunque: la prossima volta che sulla vostra pagina Facebook vi rallegrerete coi vostri fan per gli X milioni di visualizzazioni fatti segnare dal vostro nuovo video, magari prima dell'emoticon di prammatica a mo' di commiato inserite un link - meglio se alla dicitura "Leggete qui, è importante" - che rimandi alla vostra lettera. Perché finché ne parleremo noi resterà materia per addetti ai lavori, ma nel caso iniziaste a parlarne voi qualcosa ai fan, probabilmente, arriverebbe. E alla fine sono loro - e solamente loro - l'anello (niente affatto debole) che vi lega a Youtube.
(dp)


President Jean-Claude Juncker Wednesday, 29 June 2016
European Commission
Rue de la Loi 200
1049 Brussels
Belgium

Caro Presidente Juncker,
Come autori ed artisti siamo difensori appassionati del valore della musica.
La musica è una parte fondamentale della cultura europea: arricchisce la vita delle persone e contribuisce in maniera significativa alla nostra economia.
Siamo di fronte ad un momento decisivo per la musica. Il consumo sta esplodendo, i fan ascoltano musica come mai prima d’ora e i consumatori hanno oggi l’opportunità di accedere alla musica che amano sempre ed ovunque.
Tuttavia il futuro è messo in pericolo da un significativo “value gap” (discriminazione remunerativa) provocata da servizi basati sul caricamento del contenuto da parte degli utenti, tipo YouTube di Google, che di fatto sottraggono valore alla comunità musicale, agli autori e agli artisti.
Oggi questa situazione è una seria minaccia alla stessa sopravvivenza dei creativi, alla diversità ed alla vitalità del loro lavoro. Questo “gap” di valore mina i diritti e i ricavi di coloro che creano, investono e vivono di musica oltre a provocare una rilevante distorsione di mercato. Questo perché, mentre da un lato il consumo di musica cresce in maniera esponenziale, i servizi di caricamento di contenuti approfittano delle esenzioni di responsabilità (safe harbour) previste dalle norme europee.
Queste esenzioni furono create oltre venti anni fa come garanzie per favorire lo sviluppo delle start up digitali, ma oggi sono applicate impropriamente a corporation che distribuiscono e monetizzano il nostro lavoro.
In questo momento siamo di fronte ad un’opportunità unica per risolvere il problema del value gap. La proposta di revisione della legislazione sul copyright della Commissione Europea può modificare questa profonda distorsione del mercato chiarendo quale sia l’appropriato utilizzo delle norme sul safe harbour.
Vi invitiamo pertanto ad intervenire con urgenza per creare un ecosistema più corretto per artisti e titolari dei diritti e così facendo, assicurare lo sviluppo futuro della musica per le prossime generazioni.
Ci auguriamo di poter collaborare con voi per la creazione di un’industria musicale fiorente e sostenibile in Europa.

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