'Vasco non è un rocker': ecco perché non sono d'accordo

'Vasco non è un rocker': ecco perché non sono d'accordo

Dire che Vasco Rossi non è un rocker è diventata una moda. Soprattutto tra i puristi del rock, alcuni dei quali lo hanno scritto anche nei commenti al post della recensione della prima data del Live Kom 2016 all'Olimpico di Roma, sulla nostra pagina Facebook: "Non lo è mai stato", ha commentato Vittorio De Luca, "si è sempre definito una rockstar (dentro gli italici confini, all'estero non sanno nemmeno chi è) e non un rocker". "La più grande rockstar italiana... Come siamo messi male", ha rincarato la dose Fabio Adrati.

Il concetto di "rocker" è molto relativo: se si confronta Vasco con gli AC/DC, come ha fatto lo stesso De Luca, è ovvio che chi ci si avvicina di più sono gli AC/DC.
Ma cosa vuol dire essere un "rocker"? E cos'è esattamente il rock? Cerchiamo di rispondere prima a quest'ultima domanda. E cominciamo dicendo che il rock non è solo un genere musicale, ma un'attitudine. Non è solo chitarre elettriche, non è solo suoni duri, non è solo la musica del diavolo. È più un modello di vita, qualcosa che, come direbbe Edoardo Bennato, "deve creare tensioni, dubbi, interrogativi e trasmettere buone vibrazioni". Il rock è provocazione, ma è anche ironia. E provocatoria e ironica è anche la figura del rocker, che gli stessi AC/DC hanno provato a tracciare in "Rocker", al limite tra ritratto verosimile e caricatura: "I'm a rocker, I'm a roller, I'm a right out of controller. I'm a wheeler. I'm a dealer. I'm a wicked woman stealer". Un rocker è questo, una maschera: non si capisce dove finisce la persona e dove inizia il personaggio. Essere un rocker non significa strafarsi di droga e di donne. Il rocker non è sinonimo di jeans attillati e stracciati, scarpe di pelle, anfibi e borchie, ma è soprattutto ribellione, contestazione e sberleffo (ricordate quello che ha combinato Vasco in occasione delle sue uniche due partecipazioni al Festival di Sanremo, il "tempio della musica italiana", il microfono caduto a terra e il playback di "Vita spericolata"?). È pulirsi il culo con il giudizio degli altri. "Siamo più popolari di Gesù Cristo adesso. Non so chi morirà per primo: il Rock and Roll o il Cristianesimo": una frase di John Lennon datata marzo 1966, un bell'esempio del concetto di "rocker".
 

"Si gioca a fare la rockstar sul palco. Io nelle mie canzoni ho sempre fatto questo, provoco. All'inizio venivo preso sul serio, non veniva compresa l'ironia con la quale raccontavo certe cose. Ho sempre usato il rock per provocare anche le coscienze: gli artisti devono far questo, tenere sveglia la coscienza, perché altrimenti ci si addormenta. E quando ci si addormenta si accetta tutto e si subisce tutto, si diventa un popolo che può essere governato, indirizzato...".


Vasco può piacere o non piacere, ma non si può dire che non sia un rocker: a livello più strettamente musicale, ha portato in Italia qualcosa che prima di lui si era solamente annusata da lontano (se non si considerano i complessi prog rock anni '70), diventando nel corso degli anni un modello da imitare (ma di Vasco ce n'è uno solo). Con dischi come "Colpa d'Alfredo" e "Siamo solo noi", caratterizzati da sonorità sporche e crude, il rocker di Zocca ha rappresentato una rottura nei confronti di quello che si ascoltava fino ad allora in Italia. Mentre Pupo, Toto Cutugno e i Cugini di Campagna scalavano le classifiche con le loro hit, Vasco irrompeva con la sua sofferenza e i suoi tormenti e con canzoni - prontamente censurate - come "Ieri ho sgozzato mio figlio" ("È stato uno sbaglio, credevo fosse un coniglio", recitava il testo shock) o "Colpa d'Alfredo" ("È andata a casa con il negro la troia"). Sul piano extramusicale, è riuscito a fare della sua vita un'opera d'arte, sempre alla ricerca del piacere, sempre al di sopra delle righe. Come ogni rocker che si rispetti, insomma. Che poi, pensandoci, parlare di piano extramusicale è anche sbagliato: vita e canzoni, in Vasco, vanno da sempre sottobraccio.

 

"La mia 'arte' fotografa la realtà, non la inventa. Questo è il linguaggio del rock. Chi vuol capire veramente ascolti. E se a qualcuno dà fastidio, tanto meglio. È ora che si svegli". 


Sempre Vittorio De Luca, in merito al Vasco rocker, ha commentato: "Facciamo fino a 'Colpa d'Alfredo', e poi era pop-rock, il rock è un'altra cosa".
In realtà, il signor Rossi quel discorso di rottura e di provocazione lo ha cominciato proprio con "Colpa d'Alfredo", un album totalmente diverso rispetto ai primi due, come ha fato notare anche Gabriele Olivadese: "'Colpa d'Alfredo' è datata 1980 ed è quindi il primo brano aggressivo di Vasco nonché il primo album che si distacca dai primi due lavori del '78 e '79, cantautorali rispetto a quelli che verranno". E quel discorso, Vasco, lo ha portato avanti almeno fino a "Nessun pericolo... per te" del 1996, con il quale sembra chiudere un cerchio e fare pace con i suoi demoni. Dopo l'uscita di quel disco, il rocker di Zocca si è un po' addomesticato: ha in parte ragione Edoardo Tagliaferri quando scrive che Vasco avrebbe potuto onorevolmente chiudere la carriera una ventina d'anni fa. Dico in parte perché Rossi, che negli ultimi anni sembrava essere diventato un po' nostalgico e retrospettivo (prendete pezzi come "Eh... già" e "Vivere non è facile"), non ha affatto terminato le cartucce e forse oggi ha più cose da dire che all'epoca. Soprattutto dopo il periodo della malattia: ha visto la morte e le ha sputato in faccia.

Si potrebbe fare un bel paragone con la filosofia di Nietzsche, tanto cara a Vasco: di fronte al nichilismo completo della malattia, Rossi si è trovato nella condizione di dover scegliere tra un nichilismo passivo e distruttivo e un nichilismo estatico, una forza violenta. E ha scelto quest'ultima possibilità. Ha riconosciuto di avere delle fragilità e ha trasformato questa presa di coscienza in vitalità: lo ha dimostrato anche con la serie di concerti del Live Kom 2016, la "quattrogiornirock" allo Stadio Olimpico di Roma, che si è conclusa ieri sera e che lo ha visto esibirsi di fronte ad una media di 55.000 persone a concerto (trovate un altro cantante italiano in grado di far spostare più di 220.000 persone). Gli scettici che scrivono che "Vasco non è un rocker" e che non sono andati a vederlo dal vivo quest'anno, hanno perso una buona occasione per ricredersi: Vasco sembra aver ritrovato la forza che aveva nel suo periodo d'oro. Sul palco abbiamo visto un Komandante spietato e caricatissimo, tirato a lucido: un vero rocker, appunto. Pronto a metterlo in quel posto lì a tutti quanti, ancora una volta. Come sempre, da quarant'anni ad oggi. Perché in un'epoca in cui chiunque può essere definito una rockstar, Vasco è davvero la più grande rockstar italiana.

di Mattia Marzi

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