Concerti, emergenti, nuovi spazi per i live, sicurezza e altro: il disegno di legge sulla musica dal vivo visto da vicino (e commentato da chi l'ha proposto): l'intervista al deputato Roberto Rampi

Concerti, emergenti, nuovi spazi per i live, sicurezza e altro: il disegno di legge sulla musica dal vivo visto da vicino (e commentato da chi l'ha proposto): l'intervista al deputato Roberto Rampi

Come il Regno Unito, anche l'Italia presto potrebbe avere il suo music act che regoli e dia una spinta al settore della musica dal vivo. A proporlo (qui il testo integrale) è stato il deputato del Partito Democratico Roberto Rampi, brianzolo, classe 1977, con un passato da promoter di eventi per indipedenti - tra gli altri, con lo staff del Magnolia, uno degli epicentri della scena indie milanese - e collaborazioni professionali con grandi nomi della canzone italiana. "Sulla mia carta di identità, alla voce professione, c'è scritto 'operatore culturale'", rivendica lui orgogliosamente, che a poche ore dall'annuncio della Brexit ci spiega perché una legge sulle "attività musicali contemporanee popolari dal vivo" - "'popolari' perché non riguardanti la musica definita 'colta'", precisa - valga molto di più di un plauso degli impiegati del comparto e degli addetti ai lavori: "Credo nella funzione della cultura come in un investimento nello sviluppo, che prima di essere economico è uno sviluppo della testa delle persone", ha raccontato Rampi a Rockol, "Per usare un termine piuttosto abusato, questa operazione [il ddl presentato alla Camera lo scorso 18 maggio] nasce dal basso, tra politica e mondo del lavoro: viviamo in una società che si è molto individualizzata, e che ha perso le capacità di socialità. Aristotele diceva che l'uomo è un animale sociale: la democrazia è nata nelle polis, dove il cittadino greco andava a teatro abitualmente. Tutti ci andavano: anzi, era grave non andarci. La funzione dei concerti è anche quella: divertirsi, certo, ma non solo".

    Come il Regno Unito, anche l'Italia presto potrebbe avere il suo music act che regoli e dia una spinta al settore della musica dal vivo. A proporlo (qui il testo integrale) è stato il deputato del Partito Democratico Roberto Rampi, brianzolo, classe 1977, con un passato da promoter di eventi per indipedenti - tra gli altri, con lo staff del Magnolia, uno degli epicentri della scena indie milanese - e collaborazioni professionali con grandi nomi della canzone italiana. "Sulla mia carta di identità, alla voce professione, c'è scritto 'operatore culturale'", rivendica lui orgogliosamente, che a poche ore dall'annuncio della Brexit ci spiega perché una legge sulle "attività musicali contemporanee popolari dal vivo" - "'popolari' perché non riguardanti la musica definita 'colta'", precisa - valga molto di più di un plauso degli impiegati del comparto e degli addetti ai lavori: "Credo nella funzione della cultura come in un investimento nello sviluppo, che prima di essere economico è uno sviluppo della testa delle persone", ha raccontato Rampi a Rockol, "Per usare un termine piuttosto abusato, questa operazione [il ddl presentato alla Camera lo scorso 18 maggio] nasce dal basso, tra politica e mondo del lavoro: viviamo in una società che si è molto individualizzata, e che ha perso le capacità di socialità. Aristotele diceva che l'uomo è un animale sociale: la democrazia è nata nelle polis, dove il cittadino greco andava a teatro abitualmente. Tutti ci andavano: anzi, era grave non andarci. La funzione dei concerti è anche quella: divertirsi, certo, ma non solo".

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