Artisti contro Youtube, anche Springsteen e Bruno Mars si uniscono alla crociata. San Bruno risponde: 'Colpa delle case discografiche'

Artisti contro Youtube, anche Springsteen e Bruno Mars si uniscono alla crociata. San Bruno risponde: 'Colpa delle case discografiche'

Come se non bastassero Paul McCartney, Jack White, Taylor Swift, Trent Reznor, Lady Gaga, Beck, Nikki Sixx e Irving Azoff, la vecchia volpe della discografia a stelle e strisce passata al fianco dei suoi assistiti: Youtube oggi è stata costretta a incassare un altro uno-due di peso, con l'appoggio fornito da Bruce Springsteen e Bruno Mars alla campagna di pressione sul governo degli Stati Uniti perché venga rinegoziato lo status della piattaforma di condivisione video più celebre al mondo. Sia il Boss che la stella dell'r'n'b hanno sottoscritto la petizione - firmata ad oggi da oltre 500 personalità di spicco della discografia americana - perché vengano apportate delle sostanziali modifiche al Digital Millennium Copyright Act, la legge del 1998 che accorda alla controllata di Google con sede a San Bruno, California, il privilegio di essere un safe harbor, letteralmente un "porto sicuro" (per i contenuti) in grado di negoziare unilaterlamente le licenze con i proprietari di diritto d'autore.

Il clamore suscitato nelle ultime settimane da comunità artistica e associazioni di categoria di discografici perché venga colmato il value gap - il trasferimento di valore tra produttori di contenuti e distributori degli stessi in ambito digitale - ha spinto il colosso guidato da Susan Wojcicki a rispondere al fuoco: con una nota consegnata alla CBS Youtube ha spiegato di aver versato 3 miliardi di dollari all'industria musicale come corrispettivo per lo streaming di materiale protetto da copyright, e di essere più che disponibile a rimuovere i file audio inseriti illegalmente da utenti privati a commento di filmati originali. Tuttavia - e questa sarebbe la sorpresa - a detta dei responsabili della piattaforma sarebbero proprio le stesse case discografiche - pur avendo i mezzi per intervenire - a non domandare la rimozione del 95% di materiale uploadato senza consenso o accordi di partnership.

Paul Young, professore alla USC Thornton School of Music, nonostante le tensioni preconizza un lieto fine del braccio di ferro:

"Credo che Youtube voglia trovare un accordo, e credo lo vogliano anche gli artisti. Tutti vogliono che questa cosa funzioni perché è sotto gli occhi di tutti. Ambo le parti desiderano che si arrivi a una soluzione"

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