Perché Rockol si chiama Rockol (e perché non cambierà nome)

Perché Rockol si chiama Rockol (e perché non cambierà nome)

Mi chiamo Zanetti, Franco Zanetti. Ho quasi 63 anni e sono da vent'anni il direttore editoriale di Rockol.
“Direttore editoriale” vuol dire che, su indicazioni dell’editore e direttore responsabile, mi occupo della linea editoriale del giornale. "Occuparsi della linea editoriale” vuol dire scegliere di cosa scrivere sul giornale.
“Giornale” vuol dire un mezzo di informazione che, nel caso di Rockol, è su Internet; vuol dire che ha un direttore responsabile, nel nostro caso anche un direttore editoriale, e delle persone che scrivono le notizie e gli articoli.
“Giornale” non vuol dire blog, non vuol dire fanzine, non vuol dire pagina personale su Internet, non vuol dire pagina Facebook.
Rockol è nato 21 anni fa su iniziativa di un gruppetto di appassionati di musica rock che hanno deciso di fondare un giornale su Internet, scrivendoselo tutto loro. Ovviamente, quando il giornale se lo scrivevano tutto loro ed era la concretizzazione di una passione, il contenuto del giornale rispecchiava perfettamente i gusti e le preferenze del gruppetto dei fondatori.
Poi il giornale si è consolidato, è cresciuto, ed ha allargato il raggio dei suoi argomenti: non solo perché hanno cominciato a scrivere per il giornale persone che avevano (anche) interessi musicali diversi da quelli dei fondatori, ma anche perché si è messo in concorrenza con giornali (su Internet, ma non solo) ben più ricchi, più organizzati, più strutturati.
Ed è a questo punto che Rockol è diventato un’altra cosa, rispetto a quel che era alla nascita: è diventato un progetto più ampio, più ambizioso, che ha deciso di occuparsi di tutta la musica leggera, pop e rock, dei suoi protagonisti (artistici e industriali) e dei dischi e dei concerti e delle attività di questi protagonisti.
Quindi: hanno ragione quelli che su Facebook, commentando qualche nostra notizia che riguarda personaggi o avvenimenti che non sono propriamente “rock”, a scriverci “cambiate nome”?
Secondo me non hanno ragione, e vi spiego perché.
Un giornale è un organismo vivente, che cambia evolve e si trasforma. Un po’ come un essere umano. E il nome di un essere umano o di un organismo vivente è quello che gli è stato assegnato alla nascita. Non è che se una bambina viene chiamata Chiara quando nasce, poi se crescendo ha i capelli neri e la carnagione scura viene ribattezzata. Non è che se un bambino viene chiamato Marco Antonio quando nasce, poi se crescendo è magro e snello viene ribattezzato. Non è che - per dire – “Il Corriere della Sera”, che agli inizi veniva distribuito nel tardo pomeriggio, quando ha cominciato a uscire nelle edicole al mattino ha cambiato nome in “Il Corriere della Mattina”.
E questo per quanto riguarda la parte onomastica.
Per quanto riguarda la parte dei contenuti, mi sentirei di essere d’accordo con quelli che ci invitano a cambiare nome se Rockol non si occupasse più di rock, ma soltanto di pop o di musica leggera.
Invece Rockol continua ad occuparsi di rock, eccome. Però si occupa anche d’altro. Perché, lo ripeto anche se l’ho già scritto, non è un blog o una fanzine, ma un giornale. E, per come la pensano l’editore e il direttore editoriale, un giornale come il nostro deve occuparsi di tutta la scena musicale.
E’ quello che spieghiamo ogni volta che arriva da noi un nuovo collaboratore. Gli diciamo: se vuoi fare il giornalista, pur occupandoti di musica, devi farlo da giornalista: cioè dare notizie, senza prendere posizione. Lo spazio per esprimere le opinioni ti verrà messo a disposizione, se avrai saputo meritartelo; ma le tue opinioni dovranno essere firmate, e non coinvolgeranno la linea editoriale del giornale.
E’ quello che rispondiamo a tutti quelli, e sono tanti, che si propongono per collaborare con Rockol, e che vorrebbero scrivere recensioni di dischi e report di concerti – e nient’altro. No, grazie. Se vuoi scrivere di quello che ti piace e solo di quello che ti piace, non fai per noi. Da noi bisogna essere pronti a scrivere il report di un concerto di Springsteen ma anche a intervistare i Ricchi e Poveri o a redigere la recensione di un disco dei Modà. E bisogna essere capaci di farlo, s’intende, e bene. Ma bisogna anche saper trovare notizie, verificarle, scriverle velocemente e in italiano corretto.
Altrimenti, niente e nessuno ti vieta di aprire un blog o di proporti a una fanzine. Ti divertirai di più, quasi sicuramente; ma non imparerai a fare il giornalista.
E adesso mi rivolgo agli utenti di Facebook che protestano perché su Rockol trovano notizie che non li interessano. E che – con grande consapevolezza di sé, e anche un po’ di protervia – minacciano: “Vi tolgo il like”.
Amico, fai pure. Togli quello che vuoi. Se ci togli il like perché riferiamo di Stash dei Kolors che sputa, ci dispiace che tu te ne vada. Esattamente come ci dispiacerebbe che te ne andassi perché abbiamo riferito di un nuovo disco dei Radiohead. Non capiamo perché tu ci tolga il like, non ne vediamo la ragione: nessuno ti obbliga a leggere tutte le notizie che scriviamo. Leggi quelle che vuoi, anche solo quelle che ti interessano: tanto le leggi gratis. Capirei, forse, se tu avessi comperato, pagando, un giornale in edicola convinto di trovarci dentro qualcosa di annunciato in copertina, e non ce l’avessi trovato dentro. Ma siccome non conosco nessuno che acquista (pagando) un quotidiano e lo legge tutto dalla prima all’ultima pagina, e invece tutti quelli che conosco leggono di un quotidiano (o di una rivista) quello che a loro interessa di più trascurando le pagine di cui non gl’importa, non vedo perché i nostri lettori non dovrebbero fare lo stesso: soprattutto considerando che per leggerci non ci hanno comprati e non ci hanno pagati.
Io acquisto tutti i mesi un bel mensile britannico che si chiama “Mojo”, e in Italia costa parecchio caro. A volte sono fortunato, e quasi tutti i servizi e le interviste di quel numero riguardano artisti che m’interessano; altre volte me ne interessano solo alcuni, altre volte ancora me ne interessano pochi. Non per questo, pur avendolo pagato, scrivo a “Mojo” per dirgli che sono insoddisfatto. Sono consapevole del fatto che, per leggere un giornale perfettamente corrispondente ai miei gusti e alle mie preferenze, dovrei farmelo scrivere e stampare apposta per me. Aggiungo, non si sa mai!, che Rockol non è un giornale che faccio e faccio fare in base ai miei gusti e alle mie preferenze: come ho già spiegato, è un giornale generalista, che cerca di occuparsi di tutto quello che succede quotidianamente sulla scena musicale, cercando di privilegiare le notizie più importanti o interessanti o più attuali, anche se riguardano personaggi che non piacciono a me - e magari nemmeno a nessun altro di quelli che scrivono per Rockol
Personalmente, e non solo perché sono giornalista di mestiere, penso che chi si interessa di musica dovrebbe essere curioso di cosa succede nell’ambito della musica in generale, e non solo nell’ambito della musica che gli piace in particolare. Ma non è un obbligo, certo.
Rockol cerca di informare un lettore che sia curioso della musica in generale, e non pensa – come non lo penso io – che solo la musica che gli piace sia buona musica, solo gli artisti che gli piacciono siano dei bravi artisti, e che la musica che non gli piace e che gli artisti che non gli piacciano siano da schifare. Rockol pensa – e lo penso anch’io – che il compito di un giornale e di un giornalista sia riferire, non giudicare, e soprattutto non penalizzare ciò che non gli piace solo perché non gli piace.
Mi auguro che i lettori di Rockol ci riconoscano questa correttezza di linea editoriale, dato che sono più di vent’anni che cerchiamo di fare il nostro lavoro al meglio, e con molta fatica, ma anche con grande passione. Se poi a qualcuno non piace il nostro modo di lavorare, peccato: ce ne faremo una ragione...
Franco Zanetti

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