Vasco Rossi, partito il Live Kom '016 a Lignano. In arrivo raccolta con 4 inediti - INTERVISTA E VIDEO

Vasco Rossi, partito il Live Kom '016 a Lignano. In arrivo raccolta con 4 inediti - INTERVISTA E VIDEO

Vasco Rossi infiamma i 20 mila dello Stadio Teghil di Lignano Sabbiadoro, anteprima dei suoi quattro concerti allo Stadio Olimpico di Roma, e nel post concerto si racconta, tra terrorismo e Marco Pannella, annunciando la prossima uscita di una raccolta definitiva in quattro cd, in cui non mancheranno alcuni inediti, ma, soprattutto la voglia di esibirsi nei teatri, in una riedizione acustica dei suoi grandi successi.

E’ un Vasco in una forma sorprendente quello che sabato 18 ha accolto il suo popolo, giunto in massa in Friuli per assistere alla data zero del suo progetto “Live Kom ‘016 Roma”, che il 22, 23, 26 e 27 giugno sbarcherà nella Capitale per la gioia dei circa 200 mila spettatori che avranno la fortuna di assistere agli spettacoli. Un’esibizione di oltre due ore, che tra grandi classici e canzoni più recenti, ha visto il Blasco tenere il palco con una padronanza fisica quasi straripante, e in ogni caso per nulla scontata per un signore che, comunque, si avvia felicemente verso le 65 candeline. Confermata integralmente la band che già lo aveva accompagnato nel fortunato tour dell’anno scorso, e che si dimostra funzionale alle esigenze del suo frontman. Che sono quelle di offrire al proprio pubblico sonorità rock classiche. Nel quale, solo per dirne una e dare la misura di quello che accade sul palco, trovano ancora spazio i lunghi assoli di chitarra, nel caso di specie quelli Steff Burns. Assoli che nella musica attuale non esistono ormai più, e in tal senso è sufficiente accendere la radio per rendersene conto. Ma che in un live di Vasco Rossi funzionano a meraviglia. Perché il vero valore aggiunto del cantante di Zocca, confermato anche in riva all’Adriatico, e che è probabilmente il vero segreto del suo successo quarantennale, è proprio la coerenza del progetto artistico.
La capacità di non sconfessare mai sé stesso. Alla London School of Economics direbbero che le leve del marketing mix sono perfettamente calibrate, e spingono nella medesima direzione.

Nel dopo concerto, Vasco si è concesso ai giornalisti per una chiacchierata piuttosto informale, di circa venti minuti. Accappatoio di colore blu con due grosse lettere grigie, una “S” ed una “Y”, stampate in sul petto, in nuance con i pantaloni della tuta, ciabatte da piscina e calzini di spugna – presumibilmente a mezzo stinco – anch’essi di colore blu, Vasco Rossi siede ad un tavolo – accanto a lui la fedele Tania Sachs, addetta stampa e collaboratrice di una vita – masticando chewingum in confetti al gusto di fragola, che trattiene in bocca per pochi minuti, prima di gettare e prenderne di nuove.

Ricorda il Napoleone Bonaparte raccontato da Louis-Antoine Fauvelet de Bourrienne. Quello che immediatamente dopo la battaglia di Austerlitz, doppiopetto sbottonato e stivali sparsi sul pavimento, deposte le armi accoglieva i luogotenenti russi ed austriaci sconfitti per sorseggiare insieme il tè e parlare dello scontro appena conclusosi. Fisico asciutto e sguardo mite, il Comandante, quello di Zocca, comincia dalla fine del proprio concerto.
Conclusosi con l’accorata esortazione, ripetuta a più riprese dal palco, di non avere paura. Chiaro fin da subito per tutti il riferimento al terrorismo.
“Non dobbiamo cambiare le nostre abitudini”, spiega. E racconta di come lui non abbia paura. Di come, dati alla mano, gli incidenti stradali mietano ogni anno più vittime di qualunque folle armato di fucile d’assalto.

Parla a bassa voce, con calma, e finisce per infondere tranquillità anche nei suoi interlocutori. Gli viene fatto notare come la sua performance sia stata ineccepibile, mai una nota stonata o quantomeno calante, mai un abbassamento di voce, e questo nonostante la notevole durata dell’esibizione.
“Ho fatto un patto col diavolo, ne faccio di continuo”, risponde divertito, ma racconta anche di come conduca una vita sana, godendone dei relativi benefici.
Ricorda affettuosamente Marco Pannella. “Aveva una carica forte, mi trasmetteva serenità. Non riesco a vedere, oggi, nessuno con il suo spessore”.
E poi parla di “Live Kom ‘016”, che conclude, per molti versi, un ciclo professionale, a ridosso dell’evento celebrativo – i quarant’anni dalla pubblicazione del suo primo album “Ma cosa vuoi che sia una canzone…” uscito il 25 maggio 1978 – previsto per il 2017 al Modena Park.

Si accende quando anticipa l’uscita, prevista dopo l’estate, di una raccolta definitiva in quattro cd, edita da Universal, che contemplerà anche quattro brani inediti: Il primo dei quattro nuovi pezzi - una grande ballata “alla Vasco” dice – dovrebbe uscire, salvo imprevisti, il prossimo ottobre.

E’ comunque un Blasco entusiasta e propositivo quello visto nella sala stampa dello Stadio Teghil. “Vasco Rossi non si ferma più” ripete con convinzione, e prima di salutare i giornalisti, abbozza un paio di progetti, che se dovessero concretizzarsi, sarebbero per molti versi sorprendenti: un possibile, futuro, live nei palazzetti dello sport. Ma soprattutto il sogno di suonare nei teatri i propri brani in versione acustica: “Vorrei un giorno cantarli come li ho scritti in origine”.
Un progetto probabilmente difficile da realizzare per ovvie ragioni organizzative, ma che se dovesse un giorno vedere la luce sarebbe un’operazione di importanza capitale anche in termini di esegesi musicale.

A quel punto Vasco Rossi si alza, saluta tutti con estremo garbo e pazienza, e se ne va. Appuntamento tra un paio di giorni all’Olimpico di Roma.

Giovanni Albanese c.a.c. Porfirio Rubirosa

 

 

 

 

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