Rod Stewart, compie 40 anni "The killing of Georgie" la prima canzone che narra una storia gay - VIDEO

Rod Stewart, compie 40 anni "The killing of Georgie" la prima canzone che narra una storia gay - VIDEO

Il 18 giugno di quaranta anni fa Rod Stewart pubblicava “The killing of Georgie”, una canzone che raccontava di un gay morto anche per il proprio orientamento sessuale. Rod cantava Georgie non solo con empatia ma anche con ammirazione. L’anniversario della canzone cade, incidentalmente, nel mese dell’orgoglio gay e a pochi giorni dalla strage al Pulse di Orlando.

Come scrive il Guardian, fino ad allora poche erano state le canzoni che avevano affrontato le tematiche gay. Nel 1969 ci fu “Lola” dei Kinks che racconta di un uomo che si innamora di una drag queen. Nel 1972 David Bowie scrisse per i Mott the Hoople l'immortale “All the young dudes”. Sempre nel 1972 Lou Reed nel suo inno “Walk on the wild side” racconta di un uomo – ispirato da Joe Dallesandro – che fa sesso con altri uomini per denaro. Ma prima della canzone di Rod Stewart nessun brano aveva rappresentato così bene il disagio e la gioia di un gay.

Stewart dice che nel 1976 non aveva intenzione di scrivere una storia gay. "Se qualcuno mi avesse detto, 'siediti e scrivi una canzone su un gay', mi sarebbe sembrata una sfida troppo grande. Io adoro le storie con un inizio, una metà e una fine. E questa è così." Era una storia vera. Georgie era un ragazzo gay di una piccola città di provincia rifiutato dai propri genitori che è costretto a fuggire a New York. La sua storia finisce tragicamente quando, una sera, dopo aver lasciato un teatro, Georgie si imbatte in una banda di ragazzi del New Jersey che lo prendono di mira per il fatto di essere gay e lo uccidono.

Stewart non si ricorda il cognome del vero Georgie. Era un amico del tastierista Ian McLagan, suo compagno nei Faces. Dice Stewart: "Lo conoscevo solo di sfuggita. Era proprio un bel ragazzo. Tra l'altro, all’epoca, ero circondato da gay. Il mio manager era gay, un ragazzo dell’ufficio stampa era gay e anche Long John Baldry, che mi ha scoperto, era gay.”

Continua il musicista scozzese che forse ha dipinto un quadro relativamente comprensivo degli assassini: “Ho romanzato la sua storia. Mi sono preso una licenza poetica. Ho pensato che forse non volevano ucciderlo. Che volessero solo prevaricarlo.” Dice che la sua casa discografica non ha avuto problemi con la canzone, pubblicata nel 1976 come secondo singolo dell’album “A Night on the town”. Sulle prime la BBC non trasmise la canzone per l’argomento trattato. Alla fine la BBC la trasmise e la canzone giunse sino al secondo posto in classifica in Gran Bretagna e nella Top 30 negli Stati Uniti.

La canzone all’epoca venne criticata non tanto per il tema trattato ma quanto per la musica della seconda parte che è molto simile a “Don’t let me down” dei Beatles. Stewart ammette: “E’ simile. Niente di male, è stato un buon furto. Sono sicuro che se si guarda indietro agli anni sessanta si possono trovare altre canzoni con quei tre accordi e quella linea melodica".

In una recente intervista, Boy George ha ricordato come sua madre gli comprò il disco nel 1976, quando aveva 15 anni, mettendolo in un cassetto dentro un sacchetto di carta marrone. "Era il suo modo di dire, 'Capisco ma non voglio parlarne.'" Altre persone hanno ricordi meno ambivalenti. Dice ancora Rod Stewart: "Molti gay mi ringraziano molto per la canzone. Recentemente il fidanzato di un grande campione olimpico britannico è venuto da me e mi ha detto che l’ha sentita quando aveva 17 anni e che gli ha dato un po' di identità e indipendenza. Questo è meraviglioso."

Lo scorso mese la canzone è stata inserita in una sezione dedicata al mondo LGBT della Rock and Roll Hall of Fame di Cleveland. Craig Inciardi il curatore della sezione dice: “Abbiamo incluso questa canzone perché era forse la prima volta che un cantante tradizionale aveva scritto una canzone su qualcuno morto a causa della sua identità sessuale.” Per festeggiare i 40 anni della canzone Rod Stewart ha reinserito Georgie nei suoi set dal vivo dopo oltre un decennio. "E’ una delle preferite in tutto il mondo. Non appena parte la intro c'è questo meraviglioso sospiro 'Oh, lo fanno ancora!".



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