NEWS   |   Pop/Rock / 23/06/2016

Da riscoprire: la storia di "Jar of flies" degli Alice In Chains

Da riscoprire: la storia di "Jar of flies" degli Alice In Chains

È il primo EP della storia entrato direttamente al numero 1 della classifica di vendita americana. Ma è anche una registrazione unica nel suo genere che fotografa lo stato di grazia degli Alice In Chains e la loro capacità di trasformare l’inquietudine in una forma originale di bellezza. Pur non essendo il suo primo lavoro semi-acustico del quartetto di Seattle, “Jar of flies” ne allarga la tavolozza di colori facendo uso, ad esempio, di violino, viola, violoncello. Ed è, anche, il frutto di una precisa strategia artistica: scrivere e incidere velocemente, nel giro di pochi giorni, in modo se possibile spontaneo, trasformare i dischi nella testimonianza di un’urgenza e non di un calcolo.

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Nell’estate del 1993 gli Alice In Chains sono nell’occhio del ciclone. Hanno pubblicato un album di formidabile rilevanza intitolato “Dirt” che pur essendo uscito nel settembre dell’anno precedente è ancora in classifica. Vengono da Seattle, sono amici dei musicisti del giro grunge, ma non c’entrano granché con la scena che si è coagulata attorno all’etichetta Sub Pop. Prediligono una forma di hard rock meno influenzato dal punk e accostabile piuttosto al metal tradizionale, eppure il successo di “Dirt” e l’inclusione nel film di Cameron Crowe “Singles” li porta ad essere accostati alla sacra trinità del grunge formata da Nirvana, Pearl Jam e Soundgarden. Il culmine di quella stagione di successo è la partecipazione al Lollapalooza, il festival itinerante controculturale fondato da Perry Farrell dei Jane’s Addiction, simbolo del rock alternativo anni ’90.

 

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