Dead Men Walking: 'Portiamo in alto il nome del rock'

Dead Men Walking: 'Portiamo in alto il nome del rock'
Dietro il fantomatico nome di Dead Men Walking si nascondono cinque musicisti di tutto rispetto. Si tratta di Mike Peters (voce e chitarra) dei The Alarm, Glen Matlock (basso) dei Sex Pistols, Bruce Watson (chitarra) dei Big Country, Kirk Brandon (voce e chitarra) degli Spear of Destiny e Slim Jim Phantom (batteria) degli Stray Cats. Amici da tempo, sono partiti in queste settimane per un tour europeo che toccherà l'Italia ad Ottobre (il 7 al Transilvania di Milano, l'8 al Corallo di Scandiano, il 9 all'Expo Live di Vicenza e il 10 al Big Mama di Roma).
Rockol ne ha parlato con Glen Matlock, reduce da un tour negli Stati Uniti con i Sex Pistols, co-autore di inni rock come "Anarchy in the U.K.", "God save the Queen" e "Pretty vacant". "Il progetto è nato quasi per caso. Ci conoscevamo tutti da diversi anni e abbiamo sempre parlato di musica, riscontrando di avere gli stessi gusti. Tutto è iniziato un paio d'anni fa quando ci siamo detti: 'Perché non formiamo una band?'". I Dead Men Walking hanno da poco pubblicato un album dal vivo in cui rileggono classici del rock. "Siamo partiti da alcune canzoni imprescindibili come 'Rock this town', 'Pretty vacant' e 'Propaganda', poi ne abbiamo aggiunte altre che pensavamo sarebbero piaciute alla gente, considerando anche le nostre capacità tecniche come strumentisti". Quella di cui sei più orgoglioso? "Beh, anche se non è politically correct, direi la mia: 'Pretty vacant'. Ancora oggi la trovo particolarmente bella". Perché canzoni come queste riescono a durare nel tempo? "Non è una cosa facile da spiegare. Hanno avuto successo - dall'America al Giappone e in tutto il mondo - perché musicalmente parlano un linguaggio internazionale. E, specialmente ai tempi in cui sono state composte, rappresentavano un modo per comunicare fra lingue diverse soltanto attraverso la musica". Alcuni potrebbero pensare a questo progetto come ad una specie di revival nostalgico, sei d'accordo? "Non escludo questo tipo di interpretazione, ma noi non ci abbiamo pensato. Eravamo interessati solo a riunirci e divertirci a suonare assieme, sperando di far divertire anche il pubblico. Un pubblico che riteniamo possa essere molto vario: ci sarà senz'altro gente per cui queste canzoni hanno rappresentato una colonna sonora della propria giovinezza, ma anche ragazzi che le ascoltano e scoprono per la prima volta". Il nome della band lascia presupporre che vi sentite come una sorta di "sopravvissuti". "Abbiamo scelto questa espressione per scherzo. Per ironizzare su noi stessi - che ovviamente non ci esibiamo con la stessa carica e le stesse motivazioni di quando eravamo giovani - ma anche per prendere in giro certa stampa inglese, che se hai superato i cinquant'anni ti considera già morto ancora prima che tu abbia finito di dare il meglio di te". I Dead Men Walking sono un progetto che avrà un seguito o si tratta di un episodio estemporaneo? "Non saprei dirti, anche perché individualmente abbiamo i nostri progetti solisti. Ad esempio Slim Jim Phantom e Mike Peters stanno già lavorando ad altri album, e io - con la mia band, i Philistines - ho pubblicato un disco uscito in Inghilterra proprio ieri. Con loro facciamo musica attuale, nessun revival. I Dead Men Walking sono un progetto divertente, con cui suonare una o due volte l'anno, anche se non escludo del tutto che si possa pubblicare un album con materiale originale e non cover". Ti piacciono le rock band di oggi? "Direi di sì. Ascolto i Kings of Leon, i Jet e - proprio in questi giorni - l'ultimo dei Green Day. Grazie ai miei figli mi capita spesso di rimanere aggiornato sulle nuove band. A loro piacciono gli Slipknot e i Pearl Jam". Insomma, il rock non è morto? "Per niente. Forse la differenza sta nel fatto che oggi le giovani band hanno molte più possibilità tecnologiche di quelle che avevamo noi, che dovevamo sbatterci basandoci soltanto sulle nostre idee".
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