Anthony Kiedis, due o tre cose che ho letto sul frontman dei Red Hot Chili Peppers

Anthony Kiedis, due o tre cose che ho letto sul frontman dei Red Hot Chili Peppers

Una decina di giorni fa era girata la notizia che il frontman dei Red Hot Chili Peppers Anthony Kiedis fosse ricaduto nell’antico vizio di fare uso di sostanze alteranti. O meglio: il suo ricovero in ospedale a causa di un virus intestinale – questa la nota ufficiale - ha alimentato le solite cattive lingue sempre pronte a pensare e dire male. Kiedis ha ignorato tutte le illazioni confessandosi puro come acqua di fonte da ormai lungo tempo. Le accuse di questi ‘haters’ trovano conforto nel rapporto di amore/odio e nelle continue ricadute nel vizio che il cantante ha avuto nella sua vita, dall’età di dodici anni. Stando a quel che dice il diretto interessato, con l’avvento del terzo millennio la distruttiva tentazione è stata lasciata definitivamente alle spalle. Ma chi lo può dire? E poi, è davvero così importante? Kiedis nella sua autobiografia uscita nel 2004 “Scar tissue” non ha nascosto il suo flirt con gli stupefacenti. Anzi, come molte delle storie delle rockstar, la droga è forse l’aspetto principale delle loro vite. Perché un tossicodipendente si annulla alla ricerca del suo paradiso e nulla è più importante. Lo stesso Kiedis venne cacciato dai Red Hot Chili Peppers perché diventato, a parere dei compagni, inaffidabile. Il dispiacere alla notizia è durato il tempo di pensare a come procurarsi la prossima dose. Lo racconta lui stesso in “Scar tissue”. La sua vita è stata piena di droga, ma non solo. Ha anche ricordato parecchi aneddoti curiosi con una scrittura – quella di Larry Sloman – che rende quella autobiografia tra le più divertenti e briose di quante ne abbia avuto possibilità di leggere. Allora mi è venuta voglia di condividere con voi alcune delle storie lì riportate.



Kiedis all’età di dodici anni lascia il natio Michigan, e la madre, per andare a vivere con il padre John Michael Kiedis di stanza a Hollywood. Cosa facesse per vivere il padre non è molto chiaro, buona parte delle sue entrate però gli derivavano dalla attività di pusher. Succede che il giovane Anthony, giunto nella città degli angeli, si deve iscrivere alla scuola media ma l’istituto presente nella sua zona è parecchio malfamato e quindi sconsigliabile. Gira che ti rigira viene individuata una buona scuola ma per l’iscrizione serve che si sia residenti in quella zona. Il caso vuole che Sonny Bono risieda in quella zona, abbia appena rotto la sua relazione con Cher e si sia messo con Connie che aveva appena rotto con papà Kiedis. Il rapporto tra Connie e papà Kiedis era però ancora molto buono, questa spiegò la situazione a Sonny Bono che accettò di far figurare che la sua residenza fosse anche quella del giovane Anthony. Sonny si affezionò a Anthony e Anthony si affezionò a Sonny che lo trattava come un figlioccio coprendolo di regali e cercando di essere un buon esempio per lui, proprio come un secondo padre.

Quando non passava il tempo con Sonny Bono Anthony stava, come normale sia, con il padre che, nel frattempo, nonostante la giovane età, aveva introdotto il figlio all’uso dell’hashish e se lo portava senza alcun problema in situazioni quanto meno sconsigliate per un dodicenne. Se Alice Cooper, i Led Zeppelin o Keith Moon erano in città non mancavano di gozzovigliare – sesso, alcool, droga – con Kiedis senior e i suoi amici. Dice Anthony che nessuno faceva caso a lui, ma che non dimenticherà mai quando Keith Moon gli chiese: “Come va ragazzo? Ti diverti? Non dovresti essere a scuola o qualcosa del genere? Beh, comunque sono contento che tu sia qui”. Un incontro, dice la voce dei Red Hot Chili Peppers, che non ha più dimenticato.

A tredici anni, mentre ancora frequentava la casa di Sonny Bono succede che, per un motivo non spiegato nel libro, Sonny e Connie non possano rientrare a casa. Allora è Cher che si rende disponibile a fare da ‘baby sitter’ a Anthony. Quella sera i due parlarono molto di molti argomenti. Poi Cher disse: “Okay, è ora di andare a dormire. Dormiremo nello stesso letto. Questo è il tuo lato e questo è il mio”. Poi Cher andò in bagno, si preparò per la notte, tornò in camera e si infilò nel letto. Nuda. Kiedis ricorda di avere pensato: “Non è male stare sdraiato accanto a questa donna nuda”.

Anthony Kiedis, come detto, abitava a Hollywood. Hollywood è sinonimo di cinema e l’impertinente Anthony, grazie alle conoscenze del padre e dei suoi amici che gravitavano intorno al mondo dello spettacolo, ha avuto, sempre in adolescenza, qualche piccola parte tra televisione e cinema. Tra le altre, una minuscola (una sola battuta: “Puoi passarmi il latte?”), come figlio di Sylvester Stallone in “F.I.S.T.”. Anthony ricorda che bussò alla roulotte dell’attore per fare la sua conoscenza, aprì la porta e Stallone gli chiese “Perché sei qui?” “Interpreterò suo figlio e pensavo che potremmo…”, Stallone lo interruppe subito: “No, non credo proprio…qualcuno venga qui e prenda questo ragazzino. Portatelo via”.

Prima che entrambi diventassero delle star internazionali Kiedis incontrò Sinead O’Connor. Le sembrava cazzuta quella ragazza pelata e se ne innamorò, le scrisse una accorata lettera d’amore e gliela consegnò. Un anno più tardi Sinead era diventata la voce femminile più nota del mondo, si rividero e Anthony scoprì che Sinead conservava ancora quella lettera. Iniziarono a frequentarsi. Ricorda: uscivamo, ascoltavamo musica e ci baciavamo ma non mi lasciava aperta la porta. In tutti i sensi. La relazione platonica più fantastica che abbia mai vissuto. Poi l’amore progredì, e la porta si aprì. Fino a che, un giorno dovevano andare agli Academy Awards, lei lo chiamò e, di punto in bianco, aveva cambiato idea, alla cerimonia ci sarebbe andata con Daniel Day-Lewis. Poi trovò un messaggio nella segreteria telefonica: “Anthony, sono Sinead. Parto da Los Angeles domani, e non voglio che tu mi chiami o passi di qui prima che io me ne sia andata. Addio.” E così finì. Una ragazza veramente strana pensò.

Flea definisce il 1997 l’anno del nulla. In quell’anno infatti i Red Hot Chili Peppers fecero un solo concerto. Anthony Kiedis quell’anno realizzò il suo vecchio progetto di fare una vacanza in India. Si prese un mese di tempo, fece qualche tappa, poi pensò bene di recarsi a Dharamsala la città dove risiede il governo tibetano in esilio, ovvero dove abita il Dalai Lama. Il desiderio di Anthony era proprio quello di incontrare il Dalai Lama. Andò quindi al tempio del Dalai Lama si avvicinò a un monaco in un ufficio e gli disse: “Potrebbe informare il Dalai Lama che Anthony Kiedis è qui? So che avrà molto da fare, ma mi piacerebbe salutarlo”. Tutti i presenti scoppiarono a ridere. “Ma si rende conto che tutto il pianeta lo vuole incontrare? E’ tutto prenotato per i prossimi tre anni”. “Ok, lo volevo solo salutare”. Kiedis tornò allora all’albergo, venne accolto dalla receptionist in evidente stato di agitazione: “Signor Kiedis hanno chiamato dall’ufficio del Dalai Lama, insistono perché lei sia lì domattina alle otto”. L’indomani di buon’ora venne istruito dal servizio d’ordine. “Si metta lì, il Dalai Lama passerà con la sua scorta, potrebbe farle un gesto ma non si aspetti che lo faccia”, queste le indicazioni. Arrivò il Dalai Lama seguito da un codazzo di monaci, alzò lo sguardo, vide Anthony, uscì dal protocollo, lo raggiunse sorridente, gli prese la mano e gli disse: “Anthony, benvenuto in India. Cosa ti ha ispirato a fare questo lungo viaggio fin quassù?” “Volevo vedere il paese”. Il Dalai Lama disse: “Dobbiamo fare una foto insieme.”. Anthony allora disse: “La ringrazio per avermi incontrato. Se mai ci fosse qualcosa che posso fare per aiutare la vostra causa, mi faccia sapere”. “C’è qualcosa che puoi fare. Se Adam Yauch dei Beastie Boys ti telefona per suonare a un altro festival per noi, ti prego di accettare”. “Se Adam chiama, faremo impazzire tutti.”

(Paolo Panzeri)


 

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.