NEWS   |   Recensioni concerti / 13/06/2016

Duran Duran allo Street Music Art Festival di Milano: la recensione del concerto e fotogallery

Duran Duran allo Street Music Art Festival di Milano: la recensione del concerto e fotogallery

Un amico quarantenne, commentando qualche giorno fa l'imminente concerto della band capitanata da Simon Le Bon,  mi scriveva su Facebook “Se mi divertirò, per me ne sarà valsa la pena. Non devono dimostrare nulla, non devono inventare nulla, non devono stupire con novità o effetti speciali. Devono intrattenere e onorare il loro brand."

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E dopo 38 anni di storia, 30 album, oltre 100 milioni di dischi venduti, i Duran Duran sono storia musicale che cammina. Sono lontani gli anni in cui scatenavano il delirio di massa, paralizzando la città di Sanremo con una loro esibizione: le orde di ragazzine di allora sono ormai donne e mamme di fanciulle che sognano (sigh) con Violetta e gli One Direction.

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Ma i Duran Duran hanno mantenuto intatta la loro immagine, negli anni, gestendola sicuramente meglio dei rivali del tempo Spanda Ballet, ritornati sulle scene solo recentemente dopo anni di liti. Sicuramente Simon Le Bon si è mantenuto più in forma di Tony Hadley (più bello lo è sempre stato). Nelle quasi due ore di concerto allo Street Music Art, il festival che si svolge nell'area antistante il Forum di Assagi tiene più che egregiamente il palco. Vocalmente non è mai stato Pavarotti ma si difende posizionando i brani più complessi a inizio scaletta e con l'aiuto di due coriste una delle quali, giusto per restare in tema di cantanti anni 80, non ha nulla da invidiare a Sabrina Salerno e Samantha Fox.

Il "Paper Gods Tour! (dal titolo dell'ultimo album) è al 100% un best of della band con tutte le hit riproposte nella versione originale. Il pubblico non potrebbe chiedere di meglio. Lo show funziona a meraviglia, si balla e si canta con spettatori in netta prevalenza over 40. Le Bon ha grande mestiere e ancora una signora presenza sul palco, Taylor in prima linea insieme al vocalist suona il suo basso e fa i cori mentre Nick Rhodes è decisamente il più schivo dei tre membri originari e poco concede allo show rimanendo appollaiato tutto il tempo sul suo cubo, posto nelle retrovie del palco.

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Simon abbozza qualche frase in italiano, finge di essere convinto di essere in Toscana e chiede ironicamente conferma di essere in Italia. C'è spazio anche per un doppio omaggio a David Bowie, con una "Space oddity" in coda a "Planet earth" e una “Let’s dance” unita a “White lines”, prima della tradizionale seconda uscita sul palco.
Due canzoni e poi tutti a nanna: "Save a prayer", che ha fatto limonare milioni di persone nel mondo, e “Rio” che le ha fatte ballare. E' tempo dei saluti, dopo 5 concerti in Italia (questa era l’ultima data nel nostro paese), Copenaghen li aspetta.

(Fabrizio Zanoni)

 


SETLIST
Paper Gods
The Wild Boys
Hungry Like the wolf
A view to a kill
Come Undone
Last Night in TheCity
What are the chances
Notorius
Pressure Off
Planet Earth/Space Oddity
Ordinary World
I don't want your love
White Lines/Let's Dance
Sunrise
New Moon On Monday
The Reflex
Girls On Film

Bis
Save a Prayer
Rio

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