Wine and beer and rock’n’roll: vini, birre e liquori griffati dalle rock band (1 / 11)

Wine and beer and rock’n’roll: vini, birre e liquori griffati dalle rock band

Fino alla chiusura del secolo scorso (cioè poco più di 15 anni fa) l’idea di una bevanda alcolica griffata da una rock band rappresentava una curiosità, una sorta di vezzo bizzarro nel panorama del merchandising che – tradizionalmente – ruota intorno a semplici concetti: t-shirt, felpe, cappellini, spillette, adesivi. C’erano, poi, i casi eccezionali come i Kiss o gli Iron Maiden, che già avevano iniziato ad allargare i raggio offrendo una pletora di gadget che andavano dal copri-interruttore per la casa fino al frigorifero o al flipper (a un certo punto spuntò ondine anche una pacchianissima bara dei Kiss, per fan che non potevano rinunciare a Simmons & co. anche durante la permanenza in loculo o sottoterra).

Ma ora birre, vini, liquori con etichette firmate e ispirate alle rock band – anche non necessariamente di caratura globale – sono divenuti piuttosto comuni: alcuni gruppi hanno decisamente sfruttato la cosa in maniera intelligente, creando un nuovo settore in cui fare business (in particolare gli Iron Maiden con la loro birra “Trooper”, ispirata all’omonimo brano contenuto in “Powerslave”), che si trova senza grossi problemi anche in molti supermercati italiani, a testimonianza delle dimensioni del giro d’affari; altri hanno preferito partnership meno impegnative, prestando nome e logo alle etichette di produttori terzi, che immettono sul mercato quantità magari limitate – come oggetti da collezionisti – per i fan in vena di acquisti non ordinari.

C’è da notare come una bottiglia che nasce come oggetto per fan non necessariamente pone l’enfasi sull’eccellenza o la bontà del prodotto che contiene. In questo caso la bevanda non è il focus principale dell’operazione, che invece punta più alla creazione di un gadget da collezionare e che ha anche buone probabilità di non essere mai utilizzato/consumato,  ma piuttosto conservato intonso.

L’antifona cambia, ovviamente, nel caso di partnership con grandi brand – si veda la tequila degli AC/DC “Thunderstruck”, che sarà prodotta dalla messicana Fabbrica de Tequilas Finos; ma anche – per tornare all’esempio già citato – nel caso di un piano che preveda la vendita nel circuito della grande distribuzione, come per la “Trooper”.

Al netto delle considerazioni sulla bontà delle bevande alcoliche rock – che in una certa misura è anche legata al gusto soggettivo – resta una riflessione di fondo non banale: l’esplosione di questa tipologia di gadget è innegabile ed esistono addirittura importatori/venditori specializzati in vini, superalcolici e birre rock (due nomi su tutti: “Wines That Rock” e “Metal & Wine” – che a dispetto dei nomi non vendono solo vini, ma anche altri distillati). Segno che, a fronte dell’ormai cronica crisi dell’industria discografica, per questa tipologia di prodotti sembra esserci invece un certo mercato.

[Andrea Valentini]

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