Suonare nei locali senza suonare cover: cos'è e come funziona il progetto C.A.L.M.A.

Suonare nei locali senza suonare cover: cos'è e come funziona il progetto C.A.L.M.A.

Bruno "Mantra" Giraldo è socio dell'associazione culturale 820, e ha avuto un'idea per rilanciare le attività dal vivo delle band con repertorio originale della sua zona, penalizzate dalla preferenza accordata dai gestori dei locali a realtà che propongano sui palchi cover di artisti famosi: chiamare a raccolta tutti i musicisti che operino fuori dall'ambito "tribute" per creare un pubblico a chi, nei locali di Padova e dintorni, voglia esibirsi presentando composizioni scritte in proprio. Rockol, che da qualche tempo sta affrontando il tema della disparità - in termini di opportunità live - tra cover e non-cover band, l'ha intervistato, per farsi raccontare in cosa consista, esattamente, il progetto C..A.L.M.A. e per farsi dare qualche consiglio, da un addetto ai lavori, da girare a gruppi e artisti agli esordi che vogliano esibirsi dal vivo sfidando la concorrenza di repertori più conosciuti. Ecco cosa ci ha raccontato...

 

Parlaci del tuo progetto...

L'associazione culturale 820, della quale faccio parte, collabora da tempo con diversi gruppi della zona di Padova. Abbiamo elaborato il progetto C.A.L.M.A., acronimo di Consorzio Autonomo Liberi Musicisti Artisti: le band che aderiranno al progetto andranno ad assistere ai concerti delle altre realtà associate, creando un pubblico che invogli i locali a scritturare per le serate anche gruppi o artisti che propongano repertorio inedito. Abbiamo fatto una prima riunione del consorzio lunedì scorso [6 giugno] al Kilometro01 di Dolo, uno dei locali coi quali collaboriamo...

Cosa fai nella vita?

Vivacchio con lavoretti saltuari, ufficialmente sono disoccupato. Sono un appassionato di musica, in passato ho suonato in un gruppo e fatto il fonico dal vivo.

Che porzione di territorio copre l'associazione della quale fai parte?

Io abito in provincia di Padova, e la nostra associazione opera principalmente tra Padova e Venezia, con qualche attività per il momento non continuativa su Verona e Milano.

Quanti locali fanno suonare gruppi o artisti che propongono un repertorio originale, nella zona di competenza della tua associazione?

Ci sono due locali, in questa zona, che fanno suonare chi propone canzoni originali, su un totale di una cinquantina di locali attivi nella musica dal vivo.

E quanti gruppi con repertorio originale sono attivi nella vostra zona?

Direi circa un centinaio, dei quali poco meno di trenta iscritti alla nostra associazione.

Di questi cento gruppi o cantanti, a tuo giudizio, quanti sono realmente validi?

Di questi cento almeno un quarto potrebbe dire la propria anche in ambito discografico istituzionale.

E perché la maggior parte dei locali non fa suonare almeno questi venticinque / trenta artisti?

Perché ai locali basta fare cassa, e le cover band portano più gente, anche a discapito della qualità dello spettacolo proposto. Lo spettatore medio che esce solo per bere una birra e passare una serata preferisce ascoltare canzoni già note, e così va a vedere le tribute band. In questo momento non c'è un pubblico disposto a pagare per andare a sentire una band con un repertorio originale...

Se il problema è la mancanza di pubblico, perché lamentarsi dei locali?

Infatti i gruppi stanno capendo com'è la situazione, e stanno di conseguenza cambiando atteggiamento. Ci sono band che dopo sei mesi di sala prove registrano una demo con tre canzoni, si sentono arrivate e iniziano a presentarsi dai gestori dei locali domandando cachet per tenere serate. Ma non funziona così: chi suona deve mettersi in testa che fare gavetta è indispensabile. Chi si sacrifica, per quella che è la mia esperienza, qualche risultato in più lo raggiunge.

Puoi farci un esempio?

I Facciascura di Verona suonano da dieci anni, hanno fatto due dischi e un bel po' di concerti, non tantissimi ma fatti bene, e dopo tanti sacrifici, a più di trent'anni, adesso stanno registrando un disco - il loro primo, in inglese - con Shawn Lee [polistrumentista, autore - anche di colonne sonore per cinema e videogiochi - e in passato collaboratore di Dust Brothers e Jeff Buckley], col quale cercheranno di lanciarsi all'estero, dove sono già stati a suonare più volte.

E allora perché un gruppo con una demo di tre pezzi registrata in qualche modo ha la pretesa di farsi pagare per suonare?

Sono d'accordo, è una pretesa infondata. Di rock non si campa, ma per togliersi qualche soddisfazione bisogna fare sacrifici. Se dovessi dare un consiglio a un gruppo agli inizi, gli direi di non sentirsi mai arrivato o abbastanza bravo. E, soprattutto, gli direi di divertirsi.

I gruppi sono disponibili a farsi da spalla, tra loro, aprendo - magari gratuitamente - le serate l'uno dell'altro?

Non sempre, ma su quello con il nostro progetto stiamo lavorando. E' inutile farsi concorrenza tra band e avvitarsi in una guerra tra poveri: occorre cambiare atteggiamento e andare tutti nella stessa direzione. L'individualismo non porta niente a quella che una volta veniva chiamate 'scena', che invece cresce solo se ci si aiuta reciprocamente.

Come valuterai i risultati della vostra iniziativa?

Le attività partiranno da settembre, quando riprenderà la stagione di eventi nei locali al chiuso, nel frattempo faremo promozione al progetto, con il quale cercheremo di allacciare partnership con entità contigue al nostro ambito come sale prove e servizi per musicisti. Gli eventi si terranno presso il Kilometro 01 di Dolo e il Blue Rain di Piove di Sacco.

Sai se ci sono altre realtà che stanno avviando iniziative simili alla vostra?

Alla riunione del 6 giugno erano presenti delegati di altre associazione venete, come Forestasonica di Padova e altre, tutti d'accordo nel voler allargare la portata dell'iniziativa a tutta la regione. L'idea di partenza era quella di esportare il format, quindi ben vengano queste collaborazioni. Il problema, semmai, sarà coordinare il tutto, e al proposito sarà indispensabile fare una scrematura delle adesioni: perché a parole sono sempre tutti entusiasti, ma quando poi si passa ai fatti non tutti si rivelano così determinati...

Parlando del problema nel trovare date di band con repertorio originale, non trovi sia pretestuoso lamentarsi aprioristicamente di un pubblico distratto (o assente) scaricandogli addosso la responsabilità di una eventuale mancanza di talento? Non è che il solo fatto di esibirsi implichi necessariamente avere un pubblico plaudente...

Credo che chiunque si esprime sia meritevole di attenzione, ma non tutti quelli che si esprimono hanno qualcosa di interessante da dire. La cosa peggiore da fare, davanti a una band senza talento, è quella di tacere e non dirle niente, per non offenderla.

Hai mai detto a un gruppo di lasciar perdere per manifesta mancanza di talento?

Non ho mai detto a un gruppo che fa cagare: nel mio ruolo si cerca di valutare cosa funziona e cosa non e di dare consigli di conseguenza. Fare critiche, anche molto dure, motivandole, è sempre importante.

Non trovi che sia cambiato anche il pubblico, negli ultimi anni? Di questi tempi, in questi ambiti, non si è mai vista una platea contestare chi sta sul palco...

Rispetto agli anni Novanta, quando suonavo, il pubblico ha perso quasi completamente la curiosità di scoprire qualcosa di nuovo. Da parte degli spettatori c'è disinteresse, e credo che la causa sia anche da rintracciare nelle diverse modalità di fruizione della musica: una volta bisognava uscire e comprarsi la cassetta o il CD, adesso invece basta accedere a Internet e si trova già tutto. Però credo che qualcosa stia cambiando: vedo i gruppi muoversi, discutere... Qualcosa dello spirito degli anni Novanta sta tornando. O almeno mi piace crederlo e sperarlo!

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