Edizioni musicali: Google voleva rilevare la quota della fondazione Michael Jackson in Sony ATV per 750 milioni di dollari

Edizioni musicali: Google voleva rilevare la quota della fondazione Michael Jackson in Sony ATV per 750 milioni di dollari

ll colosso informatico fondato da Larry Page e Sergey Brin sarebbe stato pronto a debuttare nel mercato delle edizioni musicali rilevando la quota in possesso della fondazione intitolata a Michael Jackson in Sony ATV, società controllata dalla multinazionale nipponica e vero e proprio big nel settore: come riferisce Music Business Worldwide a rivelarlo, a margine di uno dei tanti incontri in programma in questi giorni al Midem di Cannes, è stato Joel Katz, avvocato di altissimo profilo in passato già al servizio di - tra gli altri - James Brown e Willie Nelson e professionalmente vicino a John Branca, a capo della fondazione che porta il nome dello scomparso Re del Pop. Interrogato circa il momento di stallo nelle trattative tra detentori di edizioni musicali e Youtube, la piattaforma di video-sharing che in quanto safe harbor negozia di fatto unilaterlmente coi propri partner i compensi, Katz ha spiegato:

"Penso che Robert Kyncl [ad di Youtube] sia un tipo sveglio, molto sensibile alle policy. Siamo stati in contatto con Google per vendere la quota della fondazione in Sony ATV per 750 milioni. Sarebbe stato molto interessante avere Google coinvolto in modo così profondo in una società di edizioni di queste dimensioni, e poi vederlo negoziare con le etichette dicendo: 'Beh, non abbiamo più bisogno delle vostre licenze'. Sarebbe stata una cosa molto dinamica e interessante. Ma ovviamente non è successo, perché la Sony non l'ha lasciato succedere"

Con uno dei cataloghi più ricchi sul mercato globale e un roster che comprende i diritti sul catalogo di - tra gli altri - Beatles, Taylor Swift, Michael Jackson, Ed Sheeran, James Brown, Elvis Presley, Lauryn Hill, Oasis e Eminem, la Sony ATV è una delle società di edizioni più potenti al mondo: un eventuale ingresso di Google come socio al 50% avrebbe causato un vero e proprio terremoto nell'industria musicale, e messo in una posizione decisamente scomoda le principali concorrenti della ATV, Universal Music Publishing e Warner Chappell in primis, che si sarebbero trovate profondamente svantaggiate nella promozione dei rispettivi cataloghi su servizi come Youtube e GPlay, entrambi controllati da "Big G".

La tendenza, in ogni caso, sembra chiara: più che imbarcarsi in negoziati lunghi e potenzialmente logoranti coi titolari delle royalities, Google avrebbe intenzione di risolvere l'annosa questione del value gap - lo scompenso osservato da artisti ed editori nella retribuzione dei diritti per il mercato delle streaming, particolarmente accentuato nel caso di Youtube - andando direttamente a controllare i cataloghi. Operazione difficile, certo, essendo Sony ATV e Universal Publishing degli assett irrinunciabili - perché tra i più performanti - dei rispettivi gruppi, ma non impossibile, soprattutto per una delle aziende più ricche al mondo, e che aprirebbe una breccia importante spostando irrimediabilmente il baricentro dell'industria musicale dall'establishment tradizionale al giganti dell'informatica. Ecco spiegate, quindi, le resistenze opposte da Sony riferite da Katz: meglio rimanere dalla stessa parte della barricata dei propri concorrenti che essere i responsabili dell'apertura del primo buco nella diga.

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