Quando i Grateful Dead vinsero una medaglia alle Olimpiadi

Per la precisione quelle del 1992 a Barcellona. Allora, accadde che...

Quando i Grateful Dead vinsero una medaglia alle Olimpiadi

Il 1992 è stato un anno olimpico, come - non fosse spuntato a tormentare il mondo il Covid-19 - lo sarebbe stato anche questo 2020. Questa estate i migliori atleti del mondo si sarebbero dovuti trovare a gareggiare a Tokyo (Giappone), mentre ventotto anni fa si ritrovarono a Barcellona, in Spagna. L’olimpiade è decisamente l’evento sportivo più importante che esista. Una vittoria alle Olimpiadi consegna a chi la ottiene eterna fama nella storia dello sport. A Barcellona un evento era fortemente atteso da tutto il mondo sportivo, il debutto del ‘Dream Team’. Ovvero, per la prima volta gli Stati Uniti avrebbero partecipato al torneo di pallacanestro con una selezione dei loro migliori giocatori professionisti (fino ad allora gli Stati Uniti partecipavano al torneo con una selezione dei loro migliori giocatori universitari). Nel 1992 i migliori giocatori professionisti rispondevano al nome di Michael Jordan, ‘Magic’ Johnson e Larry Bird. Tre miti assoluti. Questo il motivo per il quale il debutto della squadra statunitense di basket era così atteso. A partire da allora gli Stati Uniti hanno presentato una selezione dei loro migliori professionisti alle Olimpiadi, ma, nonostante altre leggende del basket vi abbiano fatto parte nelle edizioni successive, la selezione del 1992 è l’unica che si può fregiare della definizione di ‘Dream Team’.

Il torneo di basket dell’Olimpiade 1992 nasconde però una storia che si intreccia a filo doppio con la musica. E’ la storia della nazionale lituana di pallacanestro. La Lituania all’epoca era una nazione molto giovane, avendo ottenuto l’indipendenza dall’Unione Sovietica l’11 marzo 1990, appena un paio di anni prima dei giochi olimpici di Barcellona. La Lituania era una nazione travolta da mille difficoltà, dove una comprensibile confusione, a causa dell'epocale cambiamento, la faceva da padrone. Fu la prima delle ex repubbliche sovietiche a rendersi indipendente allo sgretolarsi dell’Urss sotto la spinta dei rivoluzionari processi di glasnost e perestroika propugnati dall’allora primo ministro sovietico Gorbacev. Non fu comunque un processo semplice e neppure pacifico. Quando un paese attraversa un periodo di grossa difficoltà con tassi di disoccupazione esorbitanti e un’inflazione galoppante, seppur, nel caso della Lituania di inizio anni novanta, attraversato da un’euforia mai conosciuta prima per la possibilità di essere liberi e avere nelle proprie mani il destino, si cercano dei simboli che possano diventare esempi. Delle sfide che possano essere condivise. Molto spesso lo sport, nella storia, ha rivestito questa funzione. Lo sport nazionale in Lituania è la pallacanestro. Anzi, di più: in Lituania la pallacanestro è una religione. L’obiettivo per guardare con fiducia e autostima alla costruzione di una nazione poteva passare anche per quanto di più amato dal popolo lituano nella competizione sportiva più importante sulla faccia della Terra.

Il giocatore lituano più noto all’epoca era Sarunas Marciulonis, che militava nell’NBA (il campionato professionistico statunitense) nella squadra dei Golden State Warriors, ed era campione olimpico uscente seppur con la maglia della Unione Sovietica. Marciulonis invitò il proprio governo ad allestire una selezione per tentare l’avventura olimpica. Il governo non aveva nulla in contrario, era addirittura entusiasta per l’iniziativa, ma, particolare non da poco, era in bancarotta e le priorità erano altre che non un torneo di basket, seppur olimpico. Marciulonis durante la stagione sportiva 1991-92, oltre a giocare a basket per i Golden State Warriors di San Francisco, si attivò quindi per reperire i fondi che avrebbero permesso alla nazionale lituana di partecipare alle Olimpiadi di Barcellona nell’estate 1992. Avendo un ricco contratto da giocatore professionista avrebbe contribuito in prima persona versando parte di esso per rendere possibile l’avventura. Coinvolse nell’impresa alcuni amici statunitensi del mondo del basket, primo fra tutti lo scout dei Warriors Donnie Nelson, e con loro cercò in tutti i modi di trovare sponsor che volessero sostenere la spedizione lituana.

Un giorno vennero contattati – e qui entra in gioco la musica – da un rappresentante dei Grateful Dead. Disse che la band era molto sensibile all’argomento e aveva simpatia per la lotta per l’indipendenza del popolo lituano. Li invitò quindi a discutere della cosa. Marciulonis e Nelson si recarono allora in quello che sembrava un garage in una zona periferica di San Francisco ma che, una volta entrati, si rivelò in tutto e per tutto un moderno studio di registrazione. Il gruppo californiano, ricorda Nelson, stava suonando delle canzoni dei Beatles e nell’aria aleggiava un profumo acre. Marciulonis è abbastanza perplesso. Ha più di un dubbio sul fatto che questi tizi terrificanti possano essere famosi. Poi prese la parola Jerry Garcia che disse: “Amico, tu sei uno per cui la libertà e l’indipendenza sono tutto, come per noi, perciò vi daremo una mano”.

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La mano è consistita in un assegno di 5000 dollari (tutto sommato non una ingente cifra) e, soprattutto, la cessione alla Lituania dei diritti di commercializzazione di una t-shirt dei Grateful Dead realizzata per un concerto. Quella maglietta, in puro stile psichedelico dove, su tutti, trionfavano il verde rosso giallo, colori della nazione lituana con, sullo sfondo, lo scheletro simbolo dei Grateful Dead - divenne un simbolo. Fu la maglietta più venduta in assoluto alle olimpiadi di Barcellona 1992. I proventi delle vendite di quella maglietta permisero alla Lituania di finanziare il soggiorno della squadra di basket alle seguenti Olimpiadi di Atlanta nel 1996. Quella maglietta identificò i lituani come veri e propri eroi e la loro lotta per l’indipendenza attraverso quello straordinario traino che è lo sport divenne ancora più conosciuta. Prima di una partita dei Golden State Warriors, nel ‘Lituania day’, il chitarrista dei Grateful Dead Bob Weir si fece insegnare gli accordi dell’inno nazionale lituano da Sarunas Marciulonis, musicista dilettante, e lo suonò.

Ma quale piazzamento ottenne la Lituania a Barcellona? Marciulonis e compagni l’8 agosto 1992 vinsero la finale del terzo e quarto posto aggiudicandosi la medaglia di bronzo battendo – quando si dice il caso –, nella sfida da loro più sentita, la C.S.I. (comunità degli stati indipendenti) che rappresentava l’Unione Sovietica. Così fu lieto fine e la medaglia di bronzo del torneo di pallacanestro vinta dopo aver battuto quella che una volta era definita Unione Sovietica aveva il dolce sapore del trionfo. Ma non è finita qui. Per la cerimonia di premiazione la squadra avrebbe dovuto indossare la divisa ufficiale della nazionale lituana, ma Marciulonis prese la maglietta con lo scheletro che li aveva accompagnati in tutta la manifestazione e invitò i compagni ad indossarla. I Grateful Dead avevano creduto in loro dall’inizio e la nazionale lituana andò sul podio con i colori dei figli dei fiori.

(Paolo Panzeri)

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