Samuele Bersani festeggia 25 anni di carriera con il disco dal vivo 'La fortuna che abbiamo': 'È una presa di coscienza'

Samuele Bersani festeggia 25 anni di carriera con il disco dal vivo 'La fortuna che abbiamo': 'È una presa di coscienza'

Nell'anno in cui festeggia i suoi primi 25 anni di carriera, Samuele Bersani pubblica un cofanetto contenente 2 cd e un dvd con le registrazioni audio e video dei due concerti tenuti lo scorso anno a Milano ("Canzoni per legno, corde e ottoni") e Roma ("Plurale unico"). L'album dal vivo, in uscita oggi (venerdì 3 giugno), si intitola "La fortuna che abbiamo - Live" e contiene i duetti con - tra gli altri - Caparezza, Carmen Consoli, Marco Mengoni e Luca Carboni: "Non ho cambiato nulla, a parte i mix che vanno a migliorare il progetto e che bilanciano gli strumenti tra di loro", dice il cantautore, "ho scelto di non ritoccare, cosa che ultimamente so che capita e non mi pare corretto: un live è una testimonianza di ciò che sei e ciò che fai. Ho provato a lasciare le cose così come le ha ascoltare il pubblico dei due concerti".

"La fortuna che abbiamo": perché questo titolo?
"È una presa di coscienza: nelle mie canzoni ho parlato più di sfortuna che di fortuna, ma in questi ultimi anni mi sono reso conto di avere anche un potenziale positivo che sentivo di poter esprimere unendo le canzoni un unico titolo. Poi, ad essere sincero, quando ho scritto la canzone omonima, mi è sembrato che quel titolo potesse raccontare bene tutto il resto".

Come nasce questo progetto e come nasce l'idea di coinvolgere così tanti ospiti musicali (e non solo)?
"Semplicemente, nello stesso periodo mi è capitato di fare due cose diverse tra loro ma che potevano convergere e unirsi in un unico progetto. Per tanti anni avevo pensato ad un progetto come questo, ma non lo avevo mai prodotto e pubblicato. Dopo 25 anni di carriera non mi sentivo disonesto a far uscire un live: avevo raccolto molto materiale e mi piaceva l'idea di poterlo condividere con qualcuno, sia i colleghi con i quali ho duettato sia i musicisti orchestrali che mi hanno accompagnato a Milano. Avevamo pensato di registrare il concerto di Roma, ma non quello di Milano: l'idea di registrare l'esibizione con l'Orchestra Sinfonica dei 'Pomeriggi musicali' mi è venuta il giorno stesso e lo abbiamo fatto in tempi insoliti. Gli arrangiamenti erano di Vittorio Cosma: ho tenuto solamente quello che mi piaceva, il resto era bello ma mi sembrava più bootleg che altro".

Cos'è che ti lega ai vari ospiti?
"Con Caparezza, anche se i nostri stili musicali sono tra loro molto lontani, condivido la passione per le storie e il modo in cui vengono raccontate. Con Carmen Consoli c'è una consanguineità nella scrittura: siamo nati artisticamente nello stesso periodo e sono tanti anni che ci promettiamo di unire le forze. La prima occasione è stato il mio concerto a Roma. Con Luca Carboni abbiamo una storia molto simile, entrambi siamo stati lanciati da Lucio Dalla. Sono legato a Pacifico da un'amicizia fraterna che dura da più di 15 anni: il primo ad aver creduto in lui penso di essere stato io quando l'ho portato come ospite dei miei concerti. Poi c'è Dario Argento: ad un festival del giallo e del mistero a Cattolica, dove sono nato e cresciuto, avevo conosciuto Daria Nicolodi, che all'epoca era ancora sua moglie, e mi aveva invitato a casa sua, a Roma. Avevo 15 anni e non riuscivo a combinare nulla: così, sono scappato di casa e ho fatto l'autostop da Cattolica fino alla Capitale. Volevo fare le colonne sonore dei film dell'orrore. Qualche mese più tardi, poi, Dario ha invitato me e mio padre sul set di 'Phenomena' e negli anni siamo rimasti in contatto. Poi, devo ricordare con onestà che ce ne sono altri, oltre a quelli che ho avuto la fortuna di avere quella sera".

E chi altro c'era tra gli invitati?
"Quando prepari un cast lo fai pensando idealmente a quelli che ti sono stati più vicini o a quelli ai quali ti senti più vicino. Avevo provato ad avere Niccolò Fabi, Francesco De Gregori e Ornella Vanoni, ma era impossibile averli, perché erano già impegnati. Cosa che andai a verificare per capire se mi stessero dicendo una bugia (ride)".

Un po' malfidato, eh...
"Beh, no: sai, tutti diciamo di avere altri impegni quando veniamo invitati, se non abbiamo voglia di fare una cosa. Diciamo che una volta su dieci è una bugia, nove volte su dieci è verità. Più che malfidato, ho cercato la maniera di convincermi che fosse veramente così".

Tra tutti gli ospiti, Marco Mengoni sembra essere quello più lontano dal tuo mondo...
"Ricordo che Dalla duettò con lui su un rifacimento di 'Meri luis'. Lucio me ne parlò a lungo, era entusiasta. Conobbi Marco ad X Factor, una volta che mi invitarono come ospite. Gli dissi che avrebbe vinto: avevo visto delle cose in lui che andavano oltre la semplice conoscenza. Quando l'ho avuto sul palco, a Roma, per il duetto su 'Il pescatore di asterischi', mi è tornato in mente quello che mi aveva detto Lucio: ha dato valore aggiunto alla canzone".

Nel disco è contenuto anche l'inedito "La fortuna che abbiamo": il videoclip della canzone ti vede impegnato anche come autore della sceneggiatura e come regista...
"È la prima volta che mi metto contemporaneamente davanti e dietro. Ho avuto la fortuna di avere attorno una troupe molto importante, proveniente dal mondo del cinema. La storia è molto semplice: viaggio spesso in treno, costeggiando sempre le campagne, e nel corso degli anni mi sono reso conto che se prima al posto degli spaventapasseri si metteva la carta stagnola, oggi si mettono cd appesi agli alberi. Ci sono campi pieni di cd: allora mi sono detto che poteva essere bello scrivere una storia in cui io e Petra Magoni dei Musica Nuda andavamo nei campi al posto dei cd per fare gli spaventapasseri".






Con l'inedito "Le storie che non conosci", lo scorso anno, sei riuscito a convincere Francesco Guccini a tornare - seppur per un breve cameo - alla musica: come è nata l'idea di coinvolgerlo?
"Conosco Francesco Guccini dai primi anni '90: il nostro primo incontro avvenne in un'osteria di Bologna, da Vito, dopo un concerto di Lucio. In quel periodo, Guccini passava molto tempo in quel posto. C'è stata da subito una simpatia reciproca tra me e lui. Quando io e Pacifico abbiamo scritto la canzone, mi è venuta l'idea di trovare la figura di un libro che è passato di mano in mano ma che non ha mai perso la forza che aveva. Guccini rappresenta proprio questo: come cantautore, è stato ascoltato da diverse generazioni ma non ha mai perso la forza, anzi l'ha acquisita. Probabilmente è l'ultima volta che la sua voce compare in un disco".

Nel 2014, tre cantautori romani, Fabi, Silvestri e Gazzé, hanno unito le loro forze per un progetto in trio. Come lo vedresti un progetto in trio con Gaetano Curreri e Luca Carboni, tutti e tre "scoperti" da Dalla?
"Ci si pensa da tempo. Almeno, io e Luca ce lo siamo detti direttamente. Al di là della formula, si tratta di trovare il momento giusto. In questo momento siamo entrambi impegnati con due progetti diversi. Abbiamo una cifra che ci unisce, oltre che la storia. Io sono stato sempre aperto alle collaborazioni: il fatto di essere figlio unico ha fatto sì che io avessi sempre più curiosità di uno che in camera aveva un letto a castello. Mi piace l'idea di condividere ciò che faccio ma anche ciò che fanno gli altri: due anni fa, ad esempio, Luca mi ospitò in un duetto contenuto nel suo disco, 'Fisico e politico'".

Dopo l'estate tornerai ad esibirti dal vivo con una nuova tournée: cosa deve aspettarsi uno spettatore del tuo concerto?
"Anche delle canzoni che non sono entrate in questa raccolta: ma non sarà la riproduzione fedele del disco. Andare a vedere un concerto che non è altro che la riproduzione fedele di un disco live non ha senso. Sto già lavorando in vista degli appuntamenti di settembre ma le sorprese non si annunciano: altrimenti, si creano troppe aspettative".

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