Nel nome dell’amore: Alessandra Amoroso al Forum di Assago – INTERVISTA E REPORT

Nel nome dell’amore: Alessandra Amoroso al Forum di Assago – INTERVISTA E REPORT

Le brillano gli occhi quando le parlo di Sant’Agostino. Alla fine del concerto al Forum di Assago, seconda data di anteprima del tour di “Vivere a colori” che inizierà in ottobre, Alessandra Amoroso mi indica un tatuaggio sul polpaccio della gamba sinistra. È un microfono che spunta da tre fiori abbinato alla massima del santo pensatore «Chi canta prega due volte». C’è qualcosa di candido e festoso nel modo in cui questa ragazza, 30 anni in agosto, un seguito devoto e un sorriso grande così, ha cantato per quasi due ore di fronte a un palazzetto sold out. Il concerto è una celebrazione della sua storia d’aspirante cantante piena di dubbi uscita da Amici che oggi muove decine di migliaia di persone, ha alle spalle 17 dischi di platino, si fa scrivere le canzoni da Tiziano Ferro, duetta con Fiorella Mannoia. Ma è anche un percorso che va dai dubbi espressi nelle prime canzoni in scaletta alle affermazioni vitali delle ultime. Ed è naturalmente una gran festa in cui Amoroso incontra un pezzo della sua Big Family, migliaia di persone che mettono una foto di Alessandra nei loro profili social, festeggiano l’anniversario della prima esecuzione di “Immobile” come fosse un compleanno di famiglia, la trattano come l’unica cantante pop che conta, però poi quando fa qualcosa di buffo le dicono che è una «scema», come lo direbbero a un’amica.

Non ho mai visto nessuno sorridere di gioia alla fine di ogni canzone. Alessandro Amoroso lo fa per ventitré volte e pare sinceramente toccata dall’affetto, le urla, gli applausi di quella che chiama «la mia gente». L’accoglienza è impressionante. Dopo le prime canzoni lei dice al pubblico di essere felice dell’opportunità di «cantare la gioia e l’amore, e di farlo a modo mio». Lentamente, la voce struggente degli amori in bilico è diventata la voce di una comunità. E così durante il concerto volge al plurale alcune frasi che nelle canzoni originali erano al singolare: l’amore romantico diventa amore universale in una specie di transfert pop che racconta qualcosa dell’Amoroso. Sul palco è accompagnata da due coriste e sette musicisti, fra cui i direttori musicali dello show Davide Aru, chitarrista di Fiorella Mannoia, e Pino Perris, al pianoforte. Ma a parte un paio di assoli e una breve sezione strumentale funzionale al cambio d’abito in coda a “Me siento sola”, tutta l’attenzione è per la voce della cantante che ha un colore e una grana distintiva che il pubblico ha imparato ad amare e riconoscere come famigliare. Durante “Amore puro” l’intero Forum si colora di fogli lasciati delle sedie. Lei scuote la testa, incredula.

Il palco su due livelli è piuttosto semplice. Alle spalle dei musicisti 140 mq di schermo diviso in dieci parti riproducono animazioni, scritte, filmati. Sopra le teste di chi è seduto in platea, un’impalcatura sorregge un centinaio di sfere colorate che si alzano e abbassano e paiono galleggiare nell’aria. Dei primi tre dischi restano in scaletta solo quattro canzoni, poche rispetto al numero di potenziali hit che Alessandra potrebbe cantare facendo esplodere di gioia il Forum. Sono piazzate per lo più in apertura perché il concerto è una sorta di viaggio dalla ragazzina piena di paure di “Stupida” alla donna che celebra il proprio stato di felicità, e sono riarrangiate con più ritmo e un po’ di elettronica. Amoroso canta “Me siento sola” e racconta del viaggio in Messico «che mi ha insegnato il valore dell’amore. Ai primi posti ci possono andare tutti, è nel cuore della gente che è difficile stare». Siede su un gradino e canta “Difendimi per sempre”, il pezzo migliore che Tiziano Ferro ha scritto per lei. Allarga le braccia e si gode lo spettacolo del pubblico che canta al posto suo. Poi, durante “Immobile”, scende dal palco per condividere la canzone con la sua gente e canta nei corridoi fra le file di sedie in platea. Non c’è nessuno che la strattoni, che ne pretenda un “pezzo”, che le manchi di rispetto. «Questi siamo noi», dice una volta risalita sul palco, visibilmente commossa.

Trasmette energia e vitalità. Finisce il concerto ballando e dicendosi «felice di poter cantare quello che sono, felice di cantare gioia e amore». Dopo i bis ringrazia tutti, persino gli autori delle canzoni che ha interpretato stasera, chiamandoli per nome uno ad uno. Poi corre nel backstage e racconta che «ero in tutto quello che hai visto e sentito ed è la prima volta che succede», che le piacerebbe un giorno cantare a San Siro, che i valori che condivide col pubblico sono importanti perché «oggi è più facile giudicare, criticare, odiare che amare le persone». Quel tatuaggio non è un motto generico. La caparbietà nell’inseguire la vita ha a che fare con l’educazione che ha ricevuto e anche con i rosari recitati sul lettone dei nonni nelle lunghe estati da bambina perché «tutto quello che so me l’hanno insegnato loro». Gli occhi le brillano ancora quando mi dice che «Dio mi ha dato un dono e mi sta aiutando a condividerlo con la gente. Mi va di pensarlo, mi fa stare bene. E l’ultima cosa che faccio prima di salire sul palco è il segno della croce». In fondo a questo ottimismo, a questa voglia di “vivere a colori”, allo stato di felicità che Amoroso rappresenta anche a costo di sembrare naïf, in fondo a tutto ciò c’è l’idea di abbracciare l’esistenza con gioia. È un piccolo esorcismo popolare contro il cinismo e il disfattismo. E funziona, a giudicare dal trasporto con il quale la gente canta con la ragazza con la felicità sulle labbra e Sant’Agostino sul polpaccio.

(Claudio Todesco)


SETLIST:
Stupendo fino a qui
Estranei a partire da ieri
Senza nuvole
Stupida
L’unica cosa da fare
Fuoco d’artificio
La vita in un anno
Amore puro
Non devi perdermi
Ti aspetto
Fidati ancora di me
Me siento sola
Appartenente
Difendimi per sempre
Immobile
Nel tuo disordine
È vero che vuoi restare
Sul ciglio senza far rumore
Bellezza incanto e nostalgia
Se il mondo ha il nostro volto
Vivere a colori
Il mio stato di felicità
Comunque andare

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