Startup musicali, ne vale davvero la pena? 150 fallimenti in vent'anni, e i superstiti (big compresi) non se la passano troppo bene

Startup musicali, ne vale davvero la pena? 150 fallimenti in vent'anni, e i superstiti (big compresi) non se la passano troppo bene

L'epica ai tempi del Web ci ha insegnato che per ogni nerd rintanato in un garage con un personal computer e una connessione c'è un finanziatore dalla vista lunga - che naturalmente non parla italiano - pronto a credere in lui, a finanziarlo, e a fare diventare quella che era un'idea geniale (ma, appunto, solo un'idea) una consolidata realtà sul panorama internazionale informatico, pronta nel giro di qualche anno ad essere corteggiata dai giganti del Web a suon di centinaia di milioni di dollari. E' l'equivalente, per gli sviluppatori, del sogno del musicista non professionista, in perenne attesa del provvidenziale A&R pronto a prelevarlo dalla cantina, caricarlo su una limousine e spedirlo nello stardom internazionale.

    L'epica ai tempi del Web ci ha insegnato che per ogni nerd rintanato in un garage con un personal computer e una connessione c'è un finanziatore dalla vista lunga - che naturalmente non parla italiano - pronto a credere in lui, a finanziarlo, e a fare diventare quella che era un'idea geniale (ma, appunto, solo un'idea) una consolidata realtà sul panorama internazionale informatico, pronta nel giro di qualche anno ad essere corteggiata dai giganti del Web a suon di centinaia di milioni di dollari. E' l'equivalente, per gli sviluppatori, del sogno del musicista non professionista, in perenne attesa del provvidenziale A&R pronto a prelevarlo dalla cantina, caricarlo su una limousine e spedirlo nello stardom internazionale.

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