Startup musicali, ne vale davvero la pena? 150 fallimenti in vent'anni, e i superstiti (big compresi) non se la passano troppo bene

Startup musicali, ne vale davvero la pena? 150 fallimenti in vent'anni, e i superstiti (big compresi) non se la passano troppo bene

L'epica ai tempi del Web ci ha insegnato che per ogni nerd rintanato in un garage con un personal computer e una connessione c'è un finanziatore dalla vista lunga - che naturalmente non parla italiano - pronto a credere in lui, a finanziarlo, e a fare diventare quella che era un'idea geniale (ma, appunto, solo un'idea) una consolidata realtà sul panorama internazionale informatico, pronta nel giro di qualche anno ad essere corteggiata dai giganti del Web a suon di centinaia di milioni di dollari. E' l'equivalente, per gli sviluppatori, del sogno del musicista non professionista, in perenne attesa del provvidenziale A&R pronto a prelevarlo dalla cantina, caricarlo su una limousine e spedirlo nello stardom internazionale.


La favola bella - il più delle volte condita con la classica raccomandazione circa il rimanere affamati e pazzi - potrebbe però infrangersi contro un muro di numeri, nelle specifico quelli riferiti da PitchBook, società che offre servizi di valutazione a società di investimento in diversi settori. Ciò che già i Linkin Park avevano subodorato - che quello delle startup musicali, oggi come oggi, non sia il posto migliore da frequentare nel ruolo di investitore - è stato confermato da David Pakman, vicepresidente della venture capital Venrock con un importante passato professionale tra eMusic e Apple. Andando a spulciare gli annuari di PitchBook, l'imprenditore e consulente ha appurato - su Medium.com - come dal 1997 ad oggi su 175 startup musicali nate grazie all'intervento di investitori esterni 150 sia già fallite, e altre 15 siano sull'orlo della bancarotta. Solo sette - Last.FM, Spinner, MP3.com, Gracenote, Thumbplay, Pandora e, probabilmente, Echo Nest - sono state capaci di restituire agli investitori iniziali una cifra superiore ai 25 milioni di dollari. Delle 175 startup iniziali solo 33 sono state acquisite da grossi gruppi, e solo due sono riuscite a farsi quotare in borsa.


Avere le spalle coperte da un grosso gruppo, però, potrebbe non bastare: il problema delle imprese digitali che operino in ambito musicale, secondo Pakman, è la bassissima redditività, e non perché il mercato sia in contrazione, ma per un problema strutturale, cioè le alte quote di profitto richieste dalle etichette come corrispondenza del diritto di riproduzione fonografica: con qualcosa come oltre il 70% dell'utile netto prodotto da una startup girato all'industria discografia, i margini perché un'impresa del genere risulti allettante agli occhi degli investitori diventano - se non nulli - decisamente ridotti.


Casi come quello di Grooveshark - chiuso dopo una causa monstre intentata dalla RIAA - fanno capire quanto il campo da gioco sia ben delimitato. E non è un caso che in gioco, oggi, siano rimasti solo dei colossi come Amazon, Apple, Spotify, Pandora e YouTube (che tuttavia, in virtù del suo status di safe harbor, parte avantaggiato nelle trattative per le concessioni delle licenze). Non che la strada, per questi big, sia spianata. Anzi: le cronache da qualche anno a questa parte ci hanno raccontato con dovizia di particolari le campagna contro Apple o Spotify, rei - a detto degli artisti - di corrispondere le royalties con percentuali da fame. Ma secondo Pakman la colpa dell'impasse è da accollare tutta alla discografia: in un mondo ideale un ecosistema di mercato sano sarebbe favorevole a tutti, artisti, etichette e distributori di musica digitale, ma con le tariffe spaccaossa - così le definisce lui - applicate dalle grandi label che il segmento si possa espandere a breve è fuori discussione. Quale rischio, con uno scenario del genere? Che in campo rimangano solo i big, che non verranno mai messi alla prova da nuova concorrenza - con il rischio concreto, oltretutto, di una creazione di un cartello - e che continueranno nelle proprie schermaglie con la discografia consci che queste, in ogni caso, non poteranno da nessuna parte.

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